La cucina italiana

mercoledì 11 Agosto 2010

penombra-mentale

La cucina italiana, del resto, non è affatto unitaria. Tra Nord e Sud ci sono grandi differenze. Nel Sud il mangiare è più dionisiaco. Laggiù ci sono spezie eccitanti, per esempio una certa varietà di peperoncino. È tutt’altra cosa dal pepe: lo si trova anche nei paesi arabi. Nell’Italia del Nord è praticamente sconosciuto. La mia – diciamo – vocazione di autodidatta gastronomico verte intorno al peperoncino. Per me ha qualcosa di fortemente magico.
Se lei soffrisse di stati ansiosi – cosa che ovviamente mi auguro non sia –, le consiglio di mangiare peperoncino. Giova incredibilmente, le assicuro. È una cosa che appartiene al mondo gastronomico del Sud, non del Nord. Il modo di mangiare dell’Italia meridionale è un rito in tutto e per tutto privato. Al Nord si tende sempre alla mensa sociale. Se lei guarda un ristorante di Milano poi uno di Roma e poi di Napoli, la cosa le si chiarisce. A Milano, il ristorante ha sempre un che di una ditta o di un’associazione. Lì si incontrano le vittime del lavoro. A Roma nient’affatto, può “portare” qualcosa tutt’al più dal punto di vista psicologico. E questo vale in genere per il Sud, benché il Sud sia povero. In Calabria, ad esempio, ho mangiato cose del tutto insolite, semplici, ma di una pienezza di gusto addirittura magica. È stato affascinante, quasi inquietante. ricordo ancora oggi l’odore di un certo tipo di pomodori. Giù a Roma non li si trova più. Questo pomodoro era l’idea commestibile del sole. Mangiarsi il sole, ecco cos’è.

[Giorgio Manganelli, La penombra mentale, cit., pp. 175-176]