Il momento
Supponiamo che il nostro apprendista riesca a diventare poeta, che prima o poi venga il giorno in cui il suo Censore potrà dirgli per la prima volta e in piena sincerità: «Tutte le parole che hai scritto vanno bene, e sono tutte parole tue».
L’emozione suscitata in lui da questo giudizio non dura a lungo, perché un attimo dopo già si sente assediato dal pensiero: «Accadrà ancora?». Qualunque sia la sua futura vita di salariato, di cittadino, di capofamiglia, sino alla fine dei suoi giorni la sua vita di poeta sfuggirà alle previsioni. Mai egli sarà in grado di dire: «Domani scriverò uno poesia e, grazie al mio allenamento e alla mia esperienza, so già che riuscirò a fare una buona cosa». Agli occhi altrui si è poeti se si è scritta una bella poesia. Ai propri, lo si è solo nel momento in cui si danno gli ultimi tocchi a una poesia nuova. Un attimo prima si era ancora e soltanto un poeta in potenza; un attimo dopo si è uno che ha smesso di far poesia, forse per sempre.
[W. H. Auden, La mano del tintore, traduzione di Gabriella Fiori, Milano, Adelphi 1999, pp. 58-59]