Delle domande

martedì 28 Ottobre 2008

Quest’estate, una volta, ero in treno, mi ha chiamato una giornalista mi ha chiesto se poteva farmi un’intervista sul libro di un mio amico che era appena uscito.
Io le avevo risposto che volentieri, solo che quel libro non l’avevo ancora letto. Lei mi aveva detto che avremmo potuto fare un’intervista non sul libro, ma sul mio amico come persona, non sul mio amico scrittore, sul mio amico uomo.
Io le avevo detto che avrei dovuto pensarci e che comunque in quel momento ero in treno e presto sarebbe probabilmente caduta la linea di richiamarmi magari il giorno dopo, se non le dispiaceva.
Poi mi ero messo a pensare cosa avrei potuto dire di quel mio amico, e mi era venuto in mente che, con lui, mi era successo un paio di volte che ci eravamo chiesti, seduti al tavolo di un ristorante di Piacenza, o pencolando tra il dentro e il fuori di un interregionale nella stazione di Parma (uno sul marciapiede, che non pencolava, e uno sul treno, che pencolava attaccato alle sbarre che servono da corrimano delle scalette che portan sui treni), mi era successo un paio di volte che ci eravamo chiesti come mai non ci eravamo ancora ammazzati.
E era una domanda, non so come dire, normale, senza nessuna enfasi, normale, anzi. Aveva dentro una specie di sorpresa.
E dopo niente.