Ci si ritrova davanti

giovedì 31 Ottobre 2013

bichsel, quando sapevamo aspettare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo sconosciuto dall’aspetto curato, probabilmente un imprenditore, con cui sto seduto al tavolino di un bar della stazione e con cui ho già scambiato qualche parola sul tempo, estrae con eleganza, dall’apposita tasca interna della giacca, un pacchetto di sigarette e se ne infila una tra le labbra. Io faccio scattare la fiamma e sto per allungargli l’accendino acceso. Ma lui rifiuta. «Ce l’ho io.» E tira su e mette sul tavolo la ventiquattr’ore, la apre e prende in mano un sacchettino di pelle scamosciata, lo slaccia gingillando a lungo, ne estrae un bellissimo accendino dorato, fa scattare il coperchio, fa vibrare la molla, sembra seguirne il suono con l’orecchio, lo fa fiammeggiare e si accende la sigaretta con la stessa devozione con cui si metterebbe in funzione un costoso sigaro. Solo in quel momento gli viene in mente che il suo comportamento è un po’ infantile. Si vergogna, si gira dall’altra parte, chiama la cameriera, paga e se ne va, senza salutare.
Lui deve aver pensato che il suo rifiuto del mio accendino mi era parso ridicolo, e io non avrei mai avuto modo di consolarlo o di dirgli che mi piaceva il suo amore per il suo bellissimo accendino nuovo. conosco bene quella situazione: si compra una cosa nuova che ha una certa funzione, si leggono le istruzioni per l’uso, tutte le avvertenze, tutte le garanzie, e poi ci si siede da qualche parte (per esempio al bar della stazione) e la si fa funzionare per la prima volta. E poi ci si ritrova davanti un idiota gentile che rovina tutto. perché quell’accendino straordinario e costoso funziona solo una volta, solo la prima volta che lo si accende funziona davvero. Già dopodomani lo sconosciuto si sarà abituato all’accendino, così come si è abituato alle sigarette. E fra una settimana ringrazierà con cortesia, quando qualcuno gli offrirà da accendere. Non estrarrà più il suo accendino come uno che se ne intende. Mi dispiace moltissimo di avergli rovinato la gioia di quella prima e unica volta.

[Peter Bichsel, Quando sapevamo aspettare, traduzione di Anna Allenbach, Bologna, Comma 22 2011, pp. 79-80]