Begemòt

lunedì 3 Luglio 2017

Allora io, mi ricordo, dovevo fare qualcosa, non avevo niente da leggere, avevo preso l’antologia di mio fratello, che faceva, secondo me, la prima superiore, e l’avevo sfogliata e ero capitato su un pezzo che si svolgeva in un teatro di Mosca dove c’era un uomo con una giacchetta a quadri, un gatto grande come un ippopotamo (che si dice in russo, me lo ricordo da allora, бегемот – begemót) e i moscoviti che, eran passati dei secoli, eran sempre gli stessi.
Non avevo mai sentito parlare, prima di allora, di quello scrittore, era un certo Bùlgakov.
Qualche anno dopo, facevo il primo anno di università, la mia lettrice di russo mi aveva chiesto su chi avrei voluto fare la tesi, io le avevo detto «Su Bùlgakov», con l’accento sulla u, Bùlgakov.
«Su chi?», mi aveva chiesto lei.
«Su Bùlgakov, – le avevo detto io, – quello che ha scritto Il maestro e Margherita».
«Aah, – mi aveva detto lei, – su Bulgàkav».
E avevo scoperto che si pronunciava Bulgàkav, con l’accento sulla a e con la o che era anche lei quasi una a, il modo che si pronunciava.
Comunque, quel primo giorno, quella mezz’ora pomeridiana che non avevo niente da leggere, lì io, adesso è difficile dir queste cose, ma lì io secondo me ho cominciato a piegar verso il russo, come studi, cioè ha cominciato a manifestarsi allora la tendenza a pensare che avrei studiato russo, nella mia vita, e poi dopo un po’ l’ho studiato davvero ma in un certo senso avevo cominciato subito, da quel romanzo lì, in italiano, lo ero andato a cercare subito in libreria e l’avevo trovato e l’inizio, mi ricorderò sempre quell’inizio, con quella forza che eternamente vuole il male e eternamente compie il bene, e con quei signori che si trovavano in una via di Mosca che si chiamava Malaja Bronnaja, e poi arrivavano nella piazza degli stagni Patriarši e trovavano una signora che aveva un chiosco di bevande e chiedevano dell’acqua minerale, e l’acqua minerale non c’era, allora chiedevano della birra, e la birra non c’era, allora le chiedevano cosa c’era, e lei diceva che c’era del succo d’albicocca.
E mi viene in mente un film che ho visto qualche giorno fa dove c’era un colonnello del KGB che a Mosca, negli anni novanta, raccontava cha in ulica Gor’kij , una strada del centro, una signora era entrata in un negozio aveva chiesto «Non avete della carne?».
E il negoziante aveva risposto «In questo negozio non abbiamo del pesce, la carne non ce l’hanno nel negozio di fronte».

[Da una prefazione al Maestro e Margherita che uscirà, forse, per Salani]