Ballare

lunedì 23 Agosto 2010

C’era un uomo con il ventaglio. Aveva la barba e il ventaglio. C’era uno in piedi, al finestrino, che rispondeva al telefono diceva: Uè, strappamutande, come stai? C’era sempre lui che diceva che lui andava a prendere un caffè a Genova per vedere un po’ di Liguria dal treno. Aveva gli occhiali da sole, rayban, e la testa rasata.
C’era un barbiere, nelle cose che stavo leggendo, che rimpiangeva quando, qualche anno prima, c’era una cultura contro la caduta dei capelli, che gli uomini non si rasavan la testa, si facevano il riporto.
C’era una signora che raccontava al telefono che il suo treno aveva tardato. Telefonava a quattro persone per dire che il suo treno aveva tardato, ma era riuscita comunque a prenderla, la coincidenza.
Aveva corso.
C’era un verbo, nella cosa che stava leggendo, redintegrasi,
il contrario di disintegrarsi.

C’eran le due ragazze che mi eran venute a prendere che non sapevano niente. E c’era un posto che quando ero arrivato, alle quattro del pomeriggio, sembravan tutti stanchi. C’era una fila
per andare in bagno di 25 minuti. C’era un ragazzo con l’accento di Parma che si capiva subito, che era di Parma. C’erano 40.000 persone. C’era scritto: Come a Woodstock, ma si mangia meglio. C’era uno che diceva Chissà come mangiavano a Woodstock. C’era una ragazza, che mi presentava, che non sapeva come si chiamava.

E c’era che alla fine io ero seduto, nell’ex bocciodromo di Bardineto, sui gradoni coi posti numerati, al numero 58, e aspettavo una cosa che non sapevo cos’era,e non cominciava, e ero in un posto che non conoscevo e ero così contento che Domani, pensavo, quasi quasi imparo a ballare.