In Russia

giovedì 26 Maggio 2022

All’estero, su venti persone che vengono a sapere da quale paese provieni, quindici ti chiedono immancabilmente: «Ma è vero che in Russia alla gente si congela il naso?». Oltre a questo il loro interesse non va.

[Pëtr Vjazemskij, Briciole della vita, a cura di Serena Vitale, Adelphi, Milano 2022, p. 109]

Esce il 20 maggio

domenica 1 Maggio 2022

Un diplomatico originario di Venezia, Mocenigo, plenipotenziario in Toscana, scrisse a Caterina II alla fine di un dispaccio: «J’ai le bonheur d’être jusqu’à la mort attaché à la grande potence de Votre majesté». In francese potence significa «forca».

[Pëtr Vjazemskij, Briciole della vita, a cura di Serena Vitale, Adelphi, Milano 2022, p. 76 (esce il 19-20 maggio)]

Nell’arena mondiale

giovedì 20 Maggio 2021

Con l’opera di Dante la lingua italiana a lui contemporanea fa il suo ingresso nell’arena mondiale come un tutto organico, un sistema.
E la più dadaista delle lingue romanze si aggiudica il primo posto in campo internazionale.

[Osip Mandel’štam, Conversazione su Dante, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi 2021, p. 32]

Un mugnaio

martedì 8 Dicembre 2020

Un mugnaio, quando non riesce a dormire, esce senza cappello e va a ispezionare le macine. A volte io di notte mi sveglio e ripeto le coniugazioni secondo la grammatica di Marr.

[Osip Mandel’štam, Viaggio in Armenia, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi 1988, p. 65]

Tutto sommato

martedì 25 Agosto 2020

Tolstoj Diceva: «Nonostante l’orrenda scrittura, in Dostoevskij si trovano pagine straordinarie».

[Serena Vitale, Nota al testo, in Fedor Dostoevskij, La mite, Milano, Adelphi 2018, p. 100]

Questi nostri cari giovani

lunedì 24 Agosto 2020

Quando questi giovani, questi nostri cari giovani, vogliono dire qualcosa di intelligente e profondo, subito sul loro viso sincero e ingenuo si legge: «Ecco, sto dicendo cose intelligenti e profonde».

[Fëdor Dostoevskij, La mite, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi 2018, p. 18]

Niente condanna

sabato 20 Giugno 2020

C’erano dei giudici – c’era scritto negli atti giudiziari di un duello pubblicati nel 1900 – che avevano disposto di non “applicare” all’imputato “la condanna a causa della sua morte”.

[Serena Vitale, dal Repertorio dei matti della letteratura russa, in preparazione]

Molte cose

domenica 16 Febbraio 2020

Molte cose della nostra storia passata possono essere spiegate dal fatto che un russo, cioè Pietro il Grande, ha cercato di fare di noi dei tedeschi, e una tedesca, cioè Caterina la Grande, ha cercato di fare di noi dei russi. (Vjazemskij)

[Serena Vitale, Il bottone di Puškin, Milano, Adelphi 2000, p. 134]

Esagerare

giovedì 25 Ottobre 2018

Di solito si giocava a stoss, a écarté, ma soprattutto a banque. Una volta a Puškin capitò di giocare con uno dei fratelli Zubov, ufficiale del Quartier Generale. Puškin notò che Zubov barava; perse; quando finì di giocare disse agli altri giocatori, con assoluta indifferenza e ridendo, che debiti di gioco di quel genere non andavano pagati. Le sue parole si riseppero, ci fu una spiegazione, e Zubov sfidò Puškin… Secondo la testimonianza di molti… Puškin si presentò al duello con delle ciliegie in mano e le mangiò mentre l’altro sparava… Zubov sparò per primo e mancò il bersaglio. “Siete soddisfatto?” gli chiese Puškin quando venne il suo turno di sparare. Invece di esigere che sparasse, Zubov si lanciò verso l’avversario per abbracciarlo. “Non esageriamo”, disse Puškin, e se ne andò.

[Serena Vitale, Il bottone di Puškin, Milano, Adelphi 2000, pp. 321-322]

Eccetera

mercoledì 23 Maggio 2018

La scrittura sovversiva, disarmonica, «goffa» di Dostoevskij, la sua costante violazione delle norme (stilistiche, grammaticali, lessicali – d’ogni genere) suscitò fin dagli inizi giudizi severi. Perfino parodie. Dopo la pubblicazione del Sosia (1846), Konstantin Aksakov accusò l’autore di aver copiato Gogol’, di averne saccheggiato i «procedimenti stilistici»: «Non è difficile fare propri questi procedimenti,» scrisse facendogli il verso «già, questi procedimenti non sono affatto difficili da far propri, del resto farli propri non è assolutamente cosa difficile. Ma non è così che si fa, signori miei, non è questo il modo, signori miei, no, signori, il modo non è affatto questo. Qui ci vuole, sapete, qualcosa; vedete, di qualcosa c’è bisogno, c’è un gran bisogno di questo e di quello ancora, di qualcosa, insomma. Proprio questo non c’è: talento, signori miei, già, vedete, talento, quello poetico, voi mi capite, signori, cioè quello artistico, ed è proprio quello che manca…».
Da molti, anche in seguito, lo «stile» dostoevskiano fu accusato di prolissità, monotonia, enfasi, sentimentalismo, eccesso – di ripetizioni, epiteti altisonanti, prestiti dal parlato e dal linguaggio e delle cancellerie, diminutivi e così via. Tolstoj diceva «Nonostante l’orrenda scrittura, in Dostoevskij si trovano pagine straordinarie», mentre Nabokov spiegava ai suoi studenti americani: «La fastidiosa ripetizione di parole e frasi, l’intonazione di chi è posseduto da un’idea ossessiva, l’assoluta banalità di ogni parola e la magniloquenza a buon mercato caratterizzano lo stile di Dostoevskij…». Quanto al periodo sovietico, di ben più gravi colpe fu imputato lo scrittore «reazionario» che «predicava il cristianesimo e lottava contro l’ateismo, che rifiutava i metodi violenti della lotta rivoluzionaria», ecc.

[Serena Vitale, Nota al testo, in Fëdor Dostoevskij, La mite, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi 2018, p. 100]