Delle cose

sabato 1 Settembre 2018

Quando studiavo all’università, a Roma, mi è capitato per un periodo di dare delle ripetizioni di grammatica italiana a un ragazzino, Michele mi sembra si chiamasse, che era alle scuole medie. Una volta, è successo che Michele mi ha chiesto: «Ma il plurale di “camicia” si scrive con la “i” o senza». Io gli ho risposto: «Con la “i”», e lui mi ha chiesto: «E perché?». Io non me lo ricordavo perché, e ho provato a cercare la risposta sul suo libro delle medie, e allora lui mi ha detto: «Però tu lo dovresti sapere senza libro». E io gli ho risposto: «Lo sai cosa, nella grammatica italiana sono tutte eccezioni».

[Matteo Girardi, Uno, in Qualcosa numero 3, esce a Mantova]

Adesso

venerdì 31 Agosto 2018

In agosto, siccome è chiuso il negozio dove mi faccio mandare le cose di solito, me le faccio mandare a casa della Battaglia, e oggi, mi ha chiamato la Battaglia mi ha detto «È arrivato Qualcosa». E io ho detto «Che bello». E adesso vado a prender Qualcosa. E basta.

Un pezzetto di Qualcosa

martedì 28 Agosto 2018

Uno dei miei giochi preferiti eran le Barbie a la mia Barbie preferita era una mora con gli occhi castani che era costata 19 mila lire, me l’avevano comprata perché mi ero fatta fare 10 punture di penicillina.
La Barbie aveva un marito senza vestiti solo con degli slip a stelle e strisce come la bandiera americana ed era di proprietà di mio fratello.
Nel gioco il marito entrava solo qualche secondo all’inizio, cioè quando la Barbie lo salutava dicendogli ci vediamo stasera che lui doveva andare a lavorare, in realtà finiva dietro di me a faccia in giù e nel gioco non entrava più.
Per il resto la Barbie passava il tempo a provarsi i vestiti che gli faceva mia nonna sarta con gli avanzi delle stoffe, ne aveva per ogni occasione, il marito, invece solo quel paio di slip a stelle e strisce come la bandiera americana.
Un altro gioco era quello che facevo il mercoledì mattina a Bellaria quando c’era il mercato e io mi alzavo alle 6, avevo già preparato tutte le mie cose la sera prima.
Un tavolino fatto con delle cassette di legno, una cassa che era una scatola da scarpe e le cose da vendere.
Mi mettevo davanti alla casa che avevamo preso in affitto e stavo lì a vendere le mie cose, le mie cose erano: qualche bottiglia di aranciata San Pellegrino e di Coca Cola e qualche bottiglietta de succo di frutta che avevo comprato il giorno prima con la mamma alla Coop e che per richiamare la gente vendevo a molto meno di quello che le avevamo pagate.
Ma soprattutto quando nevicava mi piaceva uscire con il secchiello e la paletta e fare i castelli di neve.

[Nicoletta Bianconi, per Qualcosa numero 3, che esce, praticamente, al festival letteratura di Mantova, come rivista – libro – organo ufficioso dei sapodisti]

Cose che piacciono a Dente

martedì 14 Agosto 2018

Perfetto. Benissimo. Benvenuti. Salve.
Io appunto mi chiamo Dente, e sono quello che si dice un cantautore, e mi sono preparato fortemente per questa serata, preparando appunto qualche consiglio. Così mi ha detto Paolo Nori, che organizza questo festival bellissimo, mi ha detto devi consigliare delle cose, devi dire quelle cose che ti hanno un po’ fatto arrivare dove sei. Quindi ho scelto un po’ di cose, e ve le leggerò, e ve le farò ascoltare. Ho dato un titolo a questo mio intervento, diciamo, ho inventato un titolo a questo intervento, che è Io non so il perché delle cose ma qui analizzo la catena degli eventi. Un titolo breve, tranquillo. Mentre preparavo questo intervento, mi sono interrogato sul perché mi piace una cosa, cioè perché devo dire a queste persone di ascoltare o di leggere queste cose. E la risposta è stata: «Non lo so». Cioè non lo so perché mi piace una cosa o un’altra. A volte ci sono delle affinità, quando si parla di arte, di musica, o di letteratura, che prescindono anche dalla parola, da quello che si può dire, no? Ci sono delle cose che ci piacciono, ci prendono per mano e ci portano dove ci devono portare. Quindi io comincio dicendo che un’altra angoscia che avevo a fare quest’incontro, una delle tante, era il fatto di non essere un erudito. Io sono un perito elettronico, sono diplomato all’Itis di Fidenza, all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Berenini” di Fidenza, sono perito in elettronica industriale e non so cosa voglia dire, assolutamente. Perché sono stato cacciato dalla scuola, cacciato nel senso buono, nel senso che sono uscito all’esame di maturità, e i professori mi hanno detto: «Hai sbagliato scuola, ci dispiace, prego, vai per la tua strada». Non so se è confortante oppure no, comunque così è stato.

[Dente, Perfetto, in Qualcosa n. 3, esce i primi di settembre]

Cose che sono piaciute a Daniele Benati

giovedì 9 Agosto 2018

Credo che, per chi scrive, un’età fondamentale sia quella della adolescenza: quando ancora non si fa parte del mondo degli adulti, ma si sente che la vita vera sta per arrivare, e si fanno le grandi scoperte, si provano le prime emozioni forti e ci si accorge che il mondo è fatto anche di libri, canzoni, film, quadri. Quando ci si accorge, ad esempio, che la letteratura non è solo quella materia barbosa che si deve studiare a scuola, ma una cosa viva, che parla di esperienze che anche noi saremo destinati a fare e che per il momento possiamo solo vivere di riflesso, immedesimandoci in un qualche personaggio. È in questa età che si viene segnati, in un modo o nell’altro.
Per quanto mi riguarda, io sono sempre stato uno studente mediocre. Nel senso che me la sono sempre cavata per il rotto della cuffia, studiando il meno possibile, e senza mai leggere niente di mia spontanea volontà, tranne lo stretto necessario per tirare avanti. Non leggevo nemmeno i giornalini, da ragazzo. E nemmeno i quotidiani sportivi, benché fossi un appassionato di calcio. Questo non è certo un merito. E dunque non ho letture adolescenziali formative a cui ritornare con la memoria, e non posso citare, come fanno in molti, un’antica passione per Giulio Verne o Salgari, o l’amore per romanzi d’avventura come L’isola del tesoro, Zanna bianca, Il richiamo della foresta, o Moby Dick nell’edizione per ragazzi. Come regalo di promozione dalla prima alla seconda media avevo chiesto ai miei genitori La capanna dello zio Tom, ma poi non l’ho mai letto. Ricordo però che verso i dodici, tredici anni ero rimasto molto colpito dalla riduzione televisiva di Illusioni perdute, il romanzo di Honoré de Balzac che narra le vicende di un giovane aspirante scrittore che tenta la scalata al successo nella Parigi ottocentesca; e dagli sceneggiati tratti dai romanzi di Simenon sulle inchieste del commissario Maigret. Di queste ultime mi piaceva molto anche la sigla, con la voce triste di Luigi Tenco che cantava Un giorno dopo l’altro in francese, mentre si vedeva Gino Cervi, nei panni di Maigret, che passeggiava sul lungosenna e di tanto in tanto si fermava davanti a una bancarella di libri usati.

[Daniele Benati, Vicolo della desolazione, dal numero 3 di Qualcosa (esce ai primi di settembre)]

Qualcosa

mercoledì 11 Luglio 2018

La collana della casa editrice Sempremai si chiamerà I pianerottoli, credo.
La prima cosa che uscirà, però, sarà una cosa fuori collana, il numero 3 della rivista Qualcosa.
Sarà l’organo ufficioso dei sapodisti e avrà anche un poster centrale, da appendere, questo:

L’art
di Diego Finelli

Un racconto o un romanzo o una poesia sapodista o un qualsiasi testo sapodista, mi spingo a dire, una qualsiasi opera sapodista, devono lasciar intendere che uno poteva fare di meglio ma non è colpa sua, ha una bellissima idea, si tratta solo di metterla giù per bene con tutte le virgole al posto giusto e le descrizioni e i personaggi e lo svolgimento e poi il finale e è fatta, praticamente il grosso c’è; la letteratura (mi spingo a dire, l’arte) sapodista si deve intuire che ha delle grandi potenzialità, che però delle volte uno le deve costringere in tempi contronatura, come per esempio scrivere un romanzo dieci minuti al giorno dalle otto meno cinque alle otto e cinque tutte le mattine in ufficio prima di cominciare a lavorare: come vuoi che venga un romanzo così, viene per forza un romanzo sapodista
il più delle volte, poi, un’opera sapodista deve essere incompiuta, lasciata lì in sospeso, e il suo stile, la sua forma devono assolut

Cari Corinzi

martedì 3 Luglio 2018

Cari Corinzi,
sono sicuro che vi sarete più volte chiesti come mai non vi arrivano più lettere da parte nostra. Suppongo che abbiate inizialmente imputato la responsabilità di questo silenzio al sistema postale del Peloponneso che, sebbene sia esente da ogni colpa in questo caso, non lo ritengo comunque un servizio particolarmente efficiente. Mi trovo purtroppo nell’infelice posizione di comunicarvi che il nostro amato Paolo di Tarso, vostro principale amico di penna, ci ha lasciati un paio di millenni fa, decapitato dai romani durante la persecuzione di Nerone. Una fine terribile non credete?
Sarete però contenti di sapere che nel luogo della decapitazione è stata eretta una chiesa in suo onore presso via Laurentina, ci si arriva facilmente con la Metro B, fermata Basilica di San Paolo, direzione Lido di Ostia.
Spero che abbiate trascorso in serenità questi ultimi duemila anni e che abbiate mantenuto uno stile di vita sano, lontano dalla dissolutezza e dalle impurità del corpo.
Qui in occidente sono cambiate un po’ di cose, abbiamo quasi completamente abbandonato il nostro fervore cristiano e lo abbiamo sostituito con una fede assoluta nella scienza, molto più affidabile delle preghiere in caso di virus pericolosi o di riparazioni di parti del corpo. Non crediamo neanche più che l’universo sia stato creato in sette giorni da Dio ma crediamo invece che sia stato originato da un’esplosione primordiale chiamata Big Bang e poi non vi sto bene a spiegare come siamo arrivati all’uomo. Ma i cambiamenti sono tanti e non riuscirei a comprenderli tutti in questa mail.
E voi cosa mi raccontate?
Esiste ancora Corinto? Avete ancora quel buffo culto di Afrodite presso il tempio di Apollo? Vi fate ancora quelle belle insalate con la cipolla e la feta?
La settimana prossima nei nostri cinema esce Cinquanta sfumature di nero, un film dalla forte presenza di contenuti a caratteri erotici e per questo vietato ai minori di anni 18.
Non so bene come sia solito salutarsi in questi casi. Provo con: che la grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
Fateci avere vostre notizie, un abbraccio.

[prima mail ai Corinzi, di Paolo Ricci, dal numero 3 di Qualcosa, esce in settembre]

Il verbale

domenica 3 Giugno 2018

[Il verbale della riunione di Qualcosa, redatto da Domenico Arenella]

Riunione di Qualcosa, Bologna, Biblioteca Sala Borsa, 28/04/2018
h:15:00. Inizio la riunione. Portare i libri in tribunale.
Si riprende il discorso di Portare i libri in tribunale. L’idea è sempre quella di mettere in scena un processo al tribunale di Bologna, dove l’imputato è il personaggio di un romanzo, i giudici sono dei veri giudici e gli avvocati dei veri avvocati.
Paolo propone di processare Mersault, il protagonista dello Straniero di Camus. Dice anche che un altro personaggio che aveva pensato come imputato è Hans Schnier, il protagonista di Opinioni di un clown di Heinrich Böll; ma poi gli è venuto in mente che è difficile capire qual è la colpa di Schnier, che a parte il fatto di essere una specie di parassita è l’unica persona normale in tutto il romanzo. Altri libri che Paolo porterebbe volentieri in tribunale sono Chadži-Murat di Tolstoj e Un eroe dei nostri tempi di Lermontov. Ma si tratta di testi poco noti al grande pubblico e per questo motivo forse non sono molto adatti allo scopo. Dall’assemblea arrivano anche altre proposte, tra cui le Anime morte di Gogol le Benevole di Littel. Paolo dice che questi due sono libri belli ma un po’ troppo lunghi e che siccome per preparare la messa in scena si dovrà chiedere a dei giudici e degli avvocati di leggere il libro, sarebbe meglio non imporre loro un impegno troppo gravoso.
Si discute del ruolo dei lettori. Ci si chiede se dovranno deporre solo come testimoni o se avranno anche un ruolo nel decidere la sentenza, cosa che succede in parte anche in Italia in alcuni processi per reati come l’omicidio, dove è prevista in corte d’assise la presenza di una giuria popolare. Un’altra proposta è che i lettori intervengano per difendere o accusare i personaggi, come succede ad esempio negli incontri di Pugilato letterario, anche se negli incontri di pugilato letterario il bersaglio da colpire non è tanto il singolo personaggio ma il libro in generale. Dalla discussione su questo specifico punto a ogni modo viene fuori che secondo l’assemblea la soluzione migliore è quella più semplice, cioè utilizzare i lettori solo come testimoni del processo.
Si discute anche se si debba mettere in scena un processo per un crimine che il personaggio ha realmente commesso, oppure se si debba fare più una specie di processo morale sulle qualità umane del personaggio, come è stato fatto a Bisceglie per Madame Bovary. Per rendere più verosimile la cornice del tribunale, l’assemblea ritiene che sia meglio fare un processo vero e proprio che prevede un reato. Anche a questo proposito Lo straniero di Camus sembra fare proprio al caso nostro. Domenico chiede però se non è un problema il fatto che il processo a Mersault i magistrati glielo fanno già nel romanzo. Paolo dice che secondo lui non importa, perché si tratta di un procedimento svoltosi in Algeria negli anni 50, cioè molto lontano e tempo fa, quindi il caso, secondo lui, può essere tranquillamente riaperto dal tribunale di Bologna. Paolo ricorda per inciso che esiste anche un libro di uno scrittore algerino che è una specie di spin off dello Straniero, e che racconta la stessa storia dal punto di vista del fratello dell’arabo ammazzato da Mersault.
A seguito della discussione sopra riportata l’assemblea decide all’unanimità che il libro da portare in tribunale è lo Straniero di Camus.
Deciso quale sarà il libro, Paolo parla dell’organizzazione del processo. Dice che le cose sono a buon punto: gli avvocati ci sono e i lettori si troveranno facilmente; bisogna solo trovare i magistrati disposti a partecipare e vedere se il tribunale di Bologna offre uno spazio. Poi bisognerà pubblicizzare anche l’evento.
15:23. Le copertine. Paolo mostra due proposte per la copertina del numero 3 (cioè il primo) di Qualcosa, disegnate da Stefano. Le copertine sono simili, ma a Paolo piace di più quella più semplice, cioè quella senza la banda rossa laterale.
Paolo vorrebbe proporre quella, ma più di un partecipante dice che l’altra è più bella. Si decide dunque di mettere la questione ai voti. L’assemblea vota a favore della copertina con la banda rossa laterale. Paolo, messo in minoranza, accetta ufficialmente il verdetto, anche se poi cerca con lo sguardo Matteo Girardi, che ha votato anche lui per la copertina più semplice, e i due dicono “Poi vediamo”. Continua a leggere »

5 giugno

domenica 3 Giugno 2018

Martedì 5 giugno, alle 19, per chi vuole, alla caffetteria del Sì, in via San Vitale, a Bologna, c’è una riunione di redazione di qualcoa, che è una rivista che esce in settembre, al festival di Mantova, probabilmente.

28 aprile – Bologna

sabato 28 Aprile 2018

Sabato 28 aprile,
a Bologna,
in Salaborsa,
in piazza del Nettuno,
dalle 15 alle 18,
sesta riunione di
Qualcosa.