63 anni fa

venerdì 7 Luglio 2023

La loro punizione è essere quelli che sono.

[Il 7 luglio di 63 anni a fa, a Reggio Emilia, sulla piazza dei teatri hanno ucciso Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli. Per questi omicidi, non è stato condannato nessuno]

Ottobre

giovedì 16 Marzo 2023

La loro punizione è essere quelli che sono.

[A ottobre esce, per Feltrinelli, l’edizione tascabile di Noi la farem vendetta]

Perec e Reggio Emilia (touch screen e antifascismo)

mercoledì 10 Novembre 2021

Perec e Reggio Emilia (touch screen e antifascismo) Clic

10 novembre – Instagram

mercoledì 10 Novembre 2021

Mercoledì 10 novembre,
su Instagram,
alle 19 e 30,
faccio un discorso
sull’Antifascismo e
sui guanti
touchscreen

Pazienza

lunedì 8 Novembre 2021

Mercoledì 10 novembre, su Instagram, alle 19 e 30, faccio un discorso sull’antifascismo e sui guanti touch screen.

Forse

giovedì 30 Settembre 2021

Dieci anni fa, a Castra, vicino a Empoli, tra il pubblico che sentiva la lettura musicata di Noi la farem vendetta, c’era un signore con una canottiera di lana infilata dentro dei pantaloni grigi tenuti su da una cintura di pelle marrone. Aveva due occhiali rotondi, i capelli radi e scuri ed era un po’ sbarluso, come dicono a Parma, cioè strabico, era il bidello delle scuole e sembrava Sartre. E quando ho letto un pezzo dove l’io narrante diceva che a lui piace passare lo straccio, e che nella casa dov’era, siccome erano in campagna, e c’era una bambina piccola che gattonava, c’era sempre uno spazzettone e uno straccio appoggiato al muro, non il mocio, i veri passatori di straccio il mocio non lo considerano neanche, quel signore lì, Sartre, ha alzato un pugno per aria come se stesse esultando.

[Forse l’anno prossimo faccio un podcast da Noi la farem vendetta]

Vendetta

mercoledì 7 Luglio 2021

Allora, le ho detto all’Irma, vendetta: quando uno vi fa qualche cosa che vi fa molto male, ma molto, voi vedrete la prima reazione lo vorreste punire, però il problema che si presenta come lo volete punire, lo volete ammazzare? Gli volete sparare? Lo volete massacrare? Gli volete spaccare le gambe? Gli volete dare un fracco di botte? Lo volete esiliare? Qual è la punizione migliore? vi chiederete te e i tuoi coetanei tra poco quando sarete di fronte al problema. Ecco, io lo so, qual è la punizione migliore, mi sembra. La punizione migliore è guardarlo e pensare La tua punizione, è essere quello che sei. Hai capito? le ho chiesto all’Irma.

7 luglio

martedì 7 Luglio 2020

Allora, le ho detto all’Irma, vendetta: quando uno vi fa qualche cosa che vi fa molto male, ma molto, voi vedrete la prima reazione lo vorreste punire, però il problema che si presenta come lo volete punire, lo volete ammazzare? Gli volete sparare? Lo volete massacrare? Gli volete spaccare le gambe? Gli volete dare un fracco di botte? Lo volete esiliare? Qual è la punizione migliore? vi chiederete te e i tuoi coetanei tra poco quando sarete di fronte al problema. Ecco, io lo so, qual è la punizione migliore, mi sembra. La punizione migliore è guardarlo e pensare La tua punizione, è essere quello che sei. Hai capito? le ho chiesto all’Irma.

Dopo alla fine se l’Irma aveva capito o non aveva capito io non lo so, non ha detto niente. Non ho neanche insistito di chiedere Allora, hai capito?, l’ho presa su dal passeggino, l’ho messa a sedere sull’altalena, le ho stretto le mani intorno alle corde Tienti soda, le ho detto, e ho spinto.

Dei morti

domenica 7 Luglio 2019

Alla fine allora avere dei morti è una cosa che non è indifferente, quello che fai, avere dei morti è già dare un senso alla vita. Quelli che cercano il senso della loro vita, per dire, è perché non hanno ancora capito che hanno dei morti, secondo me.
Per esempio i parenti dei morti di Reggio Emilia, che son passati settant’anni, nonostante tutte le porcherie che hanno subìto le ingiustizie che han visto nonostante il dramma di quel che è successo lì in piazza dei Teatri, loro non si son mica dati per vinti, e il fatto che non si siano dati per vinti che abbiano ancora presente benissimo a settant’anni di distanza il senso di quello che devono fare, secondo me, non so se poi in generale dai fatti del mondo si possono trarre delle conclusioni, ma se si potessero trarre io concluderei che è della gente che hanno dei morti che son molto forti. Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli e Emilio Reverberi sono dei morti che son molto forti, secondo me. Solo sentire il suono dei loro nomi, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli e Emilio Reverberi, uno ha l’impressione di aver detto una cosa forte, una cosa che ha del senso, una cosa commovente. Ecco sarebbe una cosa bella se noi, quando moriremo, che, adesso mi dispiace dar delle brutte notizie, ma moriremo, tutti quelli che siamo qua, sarebbe bello se noi, quando moriremo, i nostri nomi, pronunciati ad alta voce, producessero almeno una frazione del senso che producono i nomi di quelli che sono morti 59 anni fa sulla piazza dei teatri di Reggio Emilia.

Solo sentire il suono

venerdì 6 Luglio 2018

Una volta mi son sentito dire, ero alla presentazione di un libro, Ma perché scrivi? mi ha chiesto uno a un certo momento che è una domanda strana, e io tutte le volte che me l’avevano fatta non avevo mai trovato una risposta quella volta lì «Io più vado avanti, – mi son sentito dire, – più ho l’impressione che i miei libri, ecco secondo me io, ma anche gli altri che scrivon romanzi, secondo me i romanzi in generale si scrivono per i morti.
Io se non avessi avuto i miei morti, – mi son sentito dire, – mio nonno, mia nonna, mio babbo, io probabilmente non avrei mai scritto niente e i libri che piacciono a me secondo me sono scritti per della gente che sa già tutto, non per informare, per informare, per i vivi, ci sono i giornali, i telegiornali, i radiogiornali, i romanzi, mi sembra, son per i morti, e io ormai più passa il tempo anche nei vivi, anche in me, mi son sentito dire, io apprezzo la parte morta, di me, la mia mortalità, non la mia vitalità».
Alla fine allora avere dei morti è una cosa che non è indifferente, quello che fai, avere dei morti è già dare un senso alla vita. Quelli che cercano il senso della loro vita, per dire, è perché non hanno ancora capito che hanno dei morti, secondo me.
Per esempio i parenti dei morti di Reggio Emilia, che son passati sessant’anni, nonostante tutte le porcherie che hanno subìto le ingiustizie che han visto nonostante il dramma di quel che è successo lì in piazza dei Teatri, loro non si son mica dati per vinti, e il fatto che non si siano dati per vinti che abbiano ancora presente benissimo a sessant’anni di distanza il senso di quello che devono fare, secondo me, non so se poi in generale dai fatti del mondo si possono trarre delle conclusioni, ma se si potessero trarre io concluderei che è della gente che hanno dei morti che son molto forti. Lauro Farioli , Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli e Emilio Reverberi sono dei morti che son molto forti, secondo me. Solo sentire il suono dei loro nomi, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli e Emilio Reverberi, uno ha l’impressione di aver detto una cosa forte, una cosa che ha del senso, una cosa commovente. Ecco sarebbe una cosa bella se noi, quando moriremo, che, adesso mi dispaice dar delle brutte notizie, ma moriremo, tutti quelli che siamo qua, sarebbe bello se noi, quando moriremo, i nostri nomi, pronunciati ad alta voce, producessero almeno una frazione del senso che producono i nomi di quelli che sono morto il 58 anni fa sulla piazza dei teatri di Reggio Emilia.

[Questa cosa viene dal discorso che leggo domani a Reggio Emilia e che si intitola Una vita propria e che, in parte, è composto da pezzi di un libro che si intitola Noi la farem vendetta]