Il dottore nuovo

mercoledì 10 Ottobre 2018

Disse: – Non avrà mica l’arteriosclerosi?
Disse: – Ci sarà da fidarsi di questo dottore nuovo? Il vecchio era vecchio, si capisce, non si interessava più. Se gli si diceva un disturbo, diceva subito che l’aveva anche lui Questo scrive tutto, hai visto come scrive tutto? Hai visto com’è brutta la moglie?
Disse: – Ma possibile che non si possa avere da te, qualche volta, il miracolo d’una parola?
– Che moglie? – dissi.
– La moglie del dottore.
– Quella che è venuta ad aprire, – dissi, – non era la moglie. Era l’infermiera. La figlia del sarto di Castello. Non l’hai riconosciuta?
– La figlia del sarto di Castello? Che brutta che è.
– E come mai non aveva il camice? – disse. – Gli farà da serva, non da infermiera, ecco qua.
– Non aveva il camice, – dissi, – perché se l’era levato, perché stava per andarsene. Il dottore non ha né serva, né moglie. È scapolo, e mangia alla Concordia.
– Scapolo, è?
Mia madre subito nel suo pensiero mi sposò col dottore.
– Chissà se si trova meglio qui, o a Cignano dov’era prima? Meglio a Cignano, probabile. Più gente, più vita. Dovremo invitarlo a pranzo una volta. Con Gigi Sartorio.
– A Cignagno, – dissi, – ha la fidanzata. Si sposano in primavera.
– Chi?
– Il dottore.
– Così giovane, già fidanzato?

[Natalia Ginzburg, Le voci della sera, in Cinque romanzi brevi e altri racconti, Torino, Einaudi 1993, p. 274]

Irsuta e selvatica

lunedì 2 Febbraio 2015

[Sempre in quel cd lì c’era questa cosa qui che poi è andata a finire dentro un romanzo che si chiama Gli scarti, se non mi sbaglio]

È uscito un libro di Natalìa Ginzburg che si intitola È difficile parlare di sé. C’è scritto che gli scrittori hanno tutti paura di essere inutili. Loro, secondo la Ginzburg, hanno tutti bisogno di qualcuno da fargli legger le cose che scrivono per sentirsi dire che non sono inutili, e lei in quel libro lì lei dice che lei ce n’ha quattro, di queste persone, incluso suo figlio. Suo figlio, dice la Ginzburg, quando lei gli dà le sue cose da leggere lui legge, poi comincia a coprirla di insulti e di contumelie. La cosa strana, è che questi insulti queste contumelie non la feriscono, le viene da ridere, quando suo figlio legge le sue cose e comincia a coprirla di insulti e di contumelie. E la cosa ancora più strana è che anche al figlio, di Natalìa Ginzburg, quando copre Natalìa Ginzburg di insulti di contumelie gli viene da ridere. Ma anche se ride non smette mica, dice la Ginzburg. Il riso e l’allegria sprizzano dai suoi occhi di carbone, dalla sua testa nera irsuta e selvatica, e intanto mi copre di insulti e di contumelie. Credo che insultarmi sia uno dei piaceri della sua vita dice la Ginzburg. Ascoltare i suoi insulti è certo uno dei miei piaceri, dice.

State allegro

giovedì 9 Giugno 2011

è una strana consolazione sentirsi dire dieci volte al giorno State allegro, non occorre altro alla vostra malattia. Certo il rimedio è eccellente, ma il suggerirlo non è lo stesso che amministrarlo. Non pensano che State allegro significa Siete triste, e che nulla è meno allegro di questa idea

[Natalia Ginzburg, La famiglia Manzoni, cit., p. 46]

E che cosa ti credi di essere?

lunedì 10 Gennaio 2011

Vittoria aveva, a Pisa, molti amici, e aveva tante Louise e il babbo Gaetano. Ma la vista le era peggiorata ed era malandata in salute. Passava lunghi mesi a Montignoso.
Incontrava là, qualche volta, la madre di Bista, la signora Carolina. Era matta, da molti anni. Non aveva allevato i figli, li avevano allevati il nonno e il babbo. Da anni, viveva per conto suo, ora qui ora là, nelle varie case dei Giorgini. Era bigotta e viveva circondata da preti e monache. Non poteva soffrire Vittoria. Le diceva:
«E che cosa ti credi di essere perché sei figlia di Manzoni? Granche! Io non sono mai riuscita a capire se è o se non è conte! E allora? Che cosa ti parrebbe di essere se tu fossi figlia, come me, di un vero Conte? E del conte Paleologo, Gran Ciambellano del re di Prussia! E se tu fossi stata tenuta al Battesimo, come me, dalla Margravia del Brandeburgo? Altro che Manzoni o manzetti, cara mia!».

[Natalia Ginzburg, La famiglia Manzoni, cit., p. 307]

Cosa faceva Manzoni?

giovedì 6 Gennaio 2011

Manzoni tartagliava.

[Natalia Ginzburg, La famiglia Manzoni, Torino, Einaudi 1994, p. 86]

Succinte biografie

lunedì 13 Ottobre 2008

È uscita sabato su Alias una recensione di Stefano Gallerani a Baltica 9, recensione che mi è molto piaciuta, e, in un certo senso, mi è piaciuto anche il finale che non era molto, non so come dire, positivo.
Era questo:
Unico neo, la trovata, potremmo dire, editoriale, l’«effettaccio» di cui, concludendo, si poteva tranquillamente fare a meno: perché riportare, nelle succinte biografie degli autori, il loro codice fiscale o la loro partita Iva?

Le succinte biografie sono queste:

Daniele Benati è nato a Reggio Emilia ma la maggior parte del tempo la passa a Budapest. Il suo codice fiscale è BNT DNL 53L 13H 223G.
Paolo Nori è nato a Parma ma vive a Bologna. Recentemente ha aperto una partita Iva: 02473360341.

Detto che queste succinte biografie le abbiamo scritte io e Daniele, e che non si tratta di una trovata editoriale, perlomeno non di una trovata di cui è responsabile la casa editrice, è sorprendente, per me, vedere che, quando una cosa alla quale ti sei molto applicato (io, in questi ultimi anni, per quanto possa sembrare strano, mi sono molto applicato ai paratesti), e che ti sembra ti sia riuscita anche bene, fa un effetto opposto e viene, dal tuo punto di vista, completamente fraintesa, è sorprendente che quando succede così, invece di dispiacerti ti viene addosso una grande allegria.
E mi son ricordato, non è questo il caso, è tutta un’altra cosa, ma mi è venuta in mente una cosa che scriveva Garboli nella prefazione a una raccolta di racconti della Ginzburg, raccolta che avevo comprato a Milano, e che avevo cominciato a leggere in treno, appena il treno si è mosso, appena fuori dalla stazione centrale, e sono andato adesso a cercarlo, quel libro, e non lo trovo (quanti saranno i libri che so di avere comprato, me ne ricordo esattamente, e quando li vado a cercare non li trovo?), comunque diceva, Garboli, approssimativamente, che la Ginzburg, quando c’era un critico che parlava male dei suoi libri, era contentissima, se non ricordo male.