A momenti

mercoledì 16 Gennaio 2013

A momenti pareva che così non si potesse più andare avanti… Tutti sarebbero morti una notte, congelati nelle case. Profonde erano le ferite che non rimarginavano per la carenza di grassi. Ogni minimo graffio marciva. Tutti avevano le mani fasciate di cenci, assolutamente luridi. Non c’era modo di sanare e di guarire. E la grande città, la città continuava a vivere. Viveva l’anima cittadina, l’anima collettiva, come un mucchio di carbone che arde sotto la pioggia. Uscendo dalle case buie (ah, il buio, poi, il nerofumo dei lucignoli, e l’attesa della luce!) ci riunivamo al teatro. Guardavamo il palcoscenico. Recitavano attori affamati. Scrivevano autori affamati. Gli scienziati lavoravano.

[Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, pp. 29-30]

Freschi

domenica 6 Gennaio 2013

C’è da star freschi con avversari come questi.

[Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, p. 141]

Grande scelta di zingari

martedì 6 Novembre 2012

Per fare di un oggetto un fatto d’arte bisogna estrarlo dalla congerie dei fatti della vita. […] Bisogna strappare l’oggetto dalla serie delle associazioni abituali in cui è inserito e rivoltarlo come un ciocco di legno nel fuoco. Nel taccuino di Čechov troviamo questo esemplare aneddoto: un tale che aveva percorso per quindici o addirittura trent’anni la stessa strada, aveva letto ogni giorno un’insegna con la scritta «grande scelta di zingari», e si era chiesto «ma chi può aver bisogno di una grande scelta di zingari?».
Quando, un giorno, l’insegna venne tolta e appoggiata al muro egli lesse finalmente: «grande scelta di sigari».
Il poeta sposta tutte le insegne; l’artista è sempre l’istigatore nella rivolta delle cose. Attraverso il poeta le cose si ribellano, gettano via i loro vecchi nomi e, assieme a nomi nuovi, assumono anche nuovi significati.

[Viktor Šklovskij, La mossa del cavallo, traduzione di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato 1967, p. 109]