La loro presenza contemporanea

domenica 11 Marzo 2018

Mi è successo ripetutamente di scrivere e di dire che il montaggio non è tanto la successione di un insieme di pezzetti, quanto la loro presenza contemporanea: nella coscienza dello spettatore i pezzetti giacciono uno sull’altro e la non coincidenza dei loro colori, della luce, dei contorni, delle dimensioni, dei movimenti eccetera dà l’impressione di spinte e salti dinamici che sono alla basse della percezione del movimento, dal più semplice movimento fisico, fino alle più complesse forme di movimento nel campo dei concetti, quando abbiamo a che fare con comparazioni metaforiche, poetiche o ideali.

[Sergej Ejzenštejn, Ermolova, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 470]

Come finiscono i romanzi da grandi

venerdì 9 Febbraio 2018

quando Mark Twain ha scritto Le avventure di Tom Sawyer, alla fine ha scritto che non sapeva come finire la sua storia, dal momento che nella storia di un bambino non c’è il matrimonio, che è quello con cui di solito finiscono i romanzi da grandi.

[Viktor ŠKlovskij, La costruzione del romanzo e del racconto, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 182]

Il senso

domenica 14 Gennaio 2018

Čechov diceva: «Sono stanco, ho scritto molto, e già mi dimentico di mettere i miei racconti gambe all’aria, come Levitan mette gambe all’aria i suoi disegni per togliere loro il senso e vedere solo le relazioni tra le macchie di colore».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 288]

Cose da signori

sabato 6 Gennaio 2018

Quando Raskol’nikov era arrivato ai lavori forzati, gli altri condannati gli avevano detto «Andare in giro con una scure non è una cosa da signori».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 301]

Il grande critico realista

martedì 10 Ottobre 2017

Il grande critico realista Belinskij non lo chiamavano realista ma era realista lo stesso.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 295]

Come camminano gli alberi

lunedì 28 Agosto 2017

Tolstoj, nel Libro di lettura, ha scritto due racconti, uno si intitola Il ciliegio a grappoli, l’altro si intitola Come camminano gli alberi. Fanno così: Lev Nikolaevič aveva bisogno di mettere in ordine il suo giardino, e aveva visto che, sopra un sentiero, era nato un ciliegio a grappoli, e aveva ordinato di tagliarlo. Un servo aveva cominciato a tagliarlo, poi era arrivato Tolstoj in persona e aveva detto «Quando si lavora bisogna essere allegri», e si era messo a tagliare anche lui. E l’albero aveva tremato, e d’un tratto qualcosa, da dentro l’albero, era come se avesse gridato e l’albero era caduto, pieno di fiori e di api. «Mi dispiace», aveva detto il servo. «Mi dispiace anche a me», aveva detto Tolstoj. Dopo qualche anno, Tolstoj aveva visto che su un altro sentiero era cresciuto un ciliegio a grappoli. L’era andato a guardare, e aveva visto che era nato da uno dei rami del ciliegio a grappoli che avevano tagliato insieme al servo. Il racconto l’aveva intitolato Come camminano gli alberi.
Non abbiate paura dei fallimenti.
Il riconoscimento, la fama, arrivano sempre dopo, ma la scrittura, prima della fama, è un godimento.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 293-294]

Come si scrivono i libri

domenica 27 Agosto 2017

Bisogna raccontare come si scrivono i libri.
Avevo bisogno di soldi.
Una volta Gor’kij mi ha detto che la cosa più importante, in letteratura, è non sforzarsi e non affannarsi. Non affannarsi di diventare subito un eroe. Ma allora cosa bisogna fare? «Fatti dare un anticipo e spendilo, poi siediti e ditti: non abbiamo più soldi, ma io sono qua seduto a lavorare e lavoro quattro ore al giorno».
Poi mi ha detto in un orecchio: «Vedrai che funziona. Bisogna sapersi frenare e mettersi in una condizione tale che bisogna finire per forza. Poi si può riscrivere. Meglio scrivere tre romanzi e buttarne via due, ma quello che scrivi lo devi finire, perché i manoscritti sono più intelligenti di noi. Quando si scrive, ci si lega a un lavoro che coinvolge l’umanità intera, si diventa più intelligenti».
/…/
Quando ho scritto Zoo ero senza soldi, e ho deciso di scrivere un libro su quelli che erano emigrati a Berlino. C’erano Andrej Belyj, Pasternak, Chagall. C’era molta gente.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 290-291]

Semplicemente

mercoledì 2 Agosto 2017

Ho pianto come una vite tagliata, quando ho descritto le ultime pagine della fuga di Tolstoj, perché era così famoso che non aveva un posto dove poter scappare.
Non era stato capace di rifare il mondo, e non era stato capace di trovare un posto tranquillo dove essere buono, semplicemente buono.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 293]

Il mio primo amico

mercoledì 19 Luglio 2017

Il mio primo amico, allievo di Pavlov, il dottor Kul’bin, quando andavo da lui mi diceva: «Tutti gli esseri umani sono in grado di camminare su un filo sospeso a mezz’aria grazie al modo in cui sono formati i loro labirinti auricolari, ma non lo sanno».

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, p. 282]