Alla fine

domenica 8 20 Settembre19

Quando ho fatto l’università, il primo anno, oltre a russo e francese, ho studiato anche inglese, e ho seguito un corso sulla letteratura femminile inglese dell’ottocento e ho letto dei romanzi bellissimi, come Cime tempestose, o Orgoglio e pregiudizio, e non in tutti, ma in molti di quei romanzi l’enfasi della narrazione era su una domanda: si sposeranno?
In America, alla fine dell’ottocento, quando Mark Twain scrive Le avventure di Tom Sawyer, dice che non sa come finire la sua storia, visto che la storia di un bambino non può finire con un matrimonio, che è quello con cui di solito finiscono i romanzi da grandi.
Ecco, se penso ai romanzi russi, non me ne viene in mente uno, che finisce con il matrimonio.
Un po’ è perché i romanzi russi, di solito, finiscono male (ho scoperto recentemente che tra gli appassionati di cinema delle origini il contrario del “lieto fine” è il “finale alla russa”, e mi piace il fatto che in Russia si dica che un ottimista è un pessimista male informato): nella letteratura russa non vissero tutti felici e contenti, di solito, alla fine, anche quando le cose finiscono bene.

[I russi sono matti, lo presento Venerdì 13 a Parma]