Accorgersene

venerdì 17 Agosto 2012

L’estate scorsa ho sentito una conferenza del poeta Robert Pinsky in cui si scusava per avere avuto un’esistenza molto più felice del normale.
Almeno io ho avuto l’opportunità di ringraziare la mia città natale, nel maggio scorso, come oratore alla cerimonia di consegna delle lauree alla Butler University. Ho detto: “Se dovessi rifare tutto daccapo, sceglierei di tornare a nascere in un ospedale a Indianapolis. Sceglierei di trascorrere nuovamente la mia infanzia al 4365 di North Illinois Street, a circa dieci isolati da qui, e ancora una volta sceglierei di essere un prodotto delle sue scuole pubbliche.
“Tornerei a iscrivermi ai corsi di batteriologia e analisi qualitativa nella scuola estiva della Butler University.
“Era tutto a mia disposizione, così come lo è adesso per voi, il meglio e il peggio della civiltà occidentale: musica, finanza, stato, architettura, legge e scultura e pittura e medicina e atletica e ogni tipo di scienza, e libri, libri, libri, e insegnanti ed esempi.
“Gente intelligente come non lo credereste, e gente idiota come non lo immaginereste. Gente buona come non lo immaginereste, e gente carogna come non credereste.

E diedi anche consigli. Dissi: “Mio zio Alex Vonnegut, un assicuratore che aveva studiato ad Harvard e che abitava al 5033 di North Pennsylvania Street, mi insegnò una cosa molto importante. Disse che quando le cose vanno davvero bene dovremmo fare in modo di accorgecene.
“Non parlava di grandi trionfi bensì di semplici epifanie: bere una limonata all’ombra in un pomeriggio afoso, sentire il profumo di una panetteria vicina, pescare e fregarsene se si pesca qualcosa o no, ascoltare qualcuno che suona bene il piano nell’appartamento accanto al nostro.
“Zio Alex mi suggeriva, in tali occasioni, di dire a voce alta: ‘Se non è bello questo, cosa mai lo è?'”

[Kurt Vonnegut, Cronosisma, traduzione di Sergio Claudio Perroni, Milano, Bompiani 2000, pp. 22-23]