Crea sito

Scuola elementare.

Solo allora

sabato 6 gennaio 2018

Quando scomparirà l’automatica abitudine della coscienza di vedere nei quadri angoli della natura, madonne e Veneri senza vergogna, solo allora vedremo delle opere puramente pittoriche.

(Only when the conscious habit of seeing nature’s little nooks, Madonna and Venus in pictures disappears will we witness a purely work of art; cioè: Когда исчезнетъ привычка сознанія видеть в картинахъ изображеніе уголконъ природы, мадонъ и безстыдныхъ венеръ, тогда только увидимъ чисто живописное произведеніе)

[Kazimir Malevič, Dal cubismo e dal futurismo al suprematismo, Moskva 1916, ora in Russian art of the avant-garde. Theory and criticism 1902-1934, edited by John W. Bowlt, London, Thames & Hudson 2017, p. 118]

Il manifesto

venerdì 5 gennaio 2018

C’era uno che in libreria chiedeva il Manifesto del Partito Comunista e poi stupito diceva: “Ma questo è un libro, io volevo il poster”.

[Dal Repertorio dei matti della città di Prato, in preparazione, questo matto è di Massimo]

Sempre disastri

venerdì 5 gennaio 2018

A me interessano solo le «scemenze»; solo quello che non ha nessun senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde.
Eroismo, pathos, audacia, moralità, pulizia, etica, commozione e fervore sono parole e sentimenti che non posso sopportare.
Ma capisco perfettamente e apprezzo: entusiasmo e ammirazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, felicità e riso.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011]

Che dispiacere

giovedì 4 gennaio 2018

Qualche giorno fa sono stato in via Cartoleria, che è da una parte della città (Bologna) dove io non vado mai, io vado dalla Croce di Casalecchio a piazza Maggiore e vicecersa, oltre piazza Maggiore è difficile che mi spinga, tranne per andare all’Atelier Sì, in via San vitale, ma questo non c’entra.
Dalla mia parte della città, in via Andrea Costa e in via Sant’Isaia, uno, con una bomboletta rossa e una blu, ha scritto, un paio di anni fa, una serie di scritte, ma tante, che sono, più o meno: «Renzi via», «Renzi basta», «Renzi vattene», «Basta Renzi», «Renzi vai a casa», che le deve aver scritte nel periodo che Renzi faceva il presidente del consiglio.
Ecco, l’altro giorno, in via Cartoleria, ho visto che c’erano delle scritte, con una bomboletta rossa e blu, «Renzi via», «Renzi basta», «Renzi vattene», «Basta Renzi», «Renzi vai a casa», e mi sono sorpreso perché pensavo che quello lì abitasse dalla mia parte della città.
Invece, dove abita non lo so, ma ha fatto un lavoro grandissimo e, l’altro giorno, in via Cartoleria, ho pensato che quello lì, quando Renzi si è dimesso da presidente del consiglio, ci dev’essere rimasto malissimo, perché il gran lavoro che lui aveva fatto adesso forse non serviva quasi a niente, credo.

A un contadino era venuta fame

giovedì 4 gennaio 2018

A un contadino era venuta fame. Aveva comprato un panino e l’aveva mangiato subito ma aveva ancora fame. Allora aveva comprato un altro panino e aveva mangiato subito quello, ma aveva ancora fame. Allora aveva comprato delle ciambelle, e dopo che ne aveva mangiata una si era sentito che era sazio, gli era passata la fame. Allora si era dato una manata sulla fronte e aveva detto: «Che stupido che son stato! Cosa li ho mangiati a fare, tutti quei panini? Per essere sazio, mi sarebbe bastato mangiare, per prima, una sola di queste ciambelle!».

Quella razza

mercoledì 3 gennaio 2018

Uno era il Bozzoni che mentre il Cioni pedalava e guidava la bicicletta lui stava seduto sulla canna di traverso e recitava:
«Noi siamo quella razza che non sta troppo bene
che di giorno sarta i fossi e la sera le cene
Lo posso grida’ forte, fin a diventa’ fioco
noi sèmo quella razza che tromba tanto poco
Noi sémo quella razza che al cinema s’intasa
pe’ vede’ donne gnude e fassi seghe a casa
Eppure la natura c’insegna, sia su’ i monti sia a valle
che si po’ nasce bruchi e diventa’ farfalle
Ecco, noi sèmo quella razza che l’è fra le più strane
che bruchi sèmo nati e bruchi si rimane
Quella razza sèmo noi, l’è inutile fa’ finta
c’ha trombato la miseria e sèmo rimasti incinta».

[Dal Repertorio dei matti della città di Prato, in preparazione (questo matto è di Lorenzo)]

I libri sulle rivoluzioni

mercoledì 3 gennaio 2018

I libri sulle rivoluzioni iniziano di solito con un capitolo dedicato alla corruzione del potere in declino, alla miseria e alle sofferenze del popolo. Dovrebbero invece cominciare con un capitolo di analisi psicologica dove si spieghi il processo per cui un uomo oppresso e in preda al terrore vince improvvisamente i suoi timori e smette di avere paura. È un processo insolito, che talvolta si compie in un attimo come per una specie di choc liberatorio: l’uomo si sbarazza della paura e si sente libero. Senza questo processo, non ci sarebbe alcuna rivoluzione.

[Ryszard Kapuścińksi, Shah-in-shah, traduzione di Vera Verdiani, Milano, Feltrinelli 2009 (2), p. 144]

Una possisbilità

mercoledì 3 gennaio 2018

Per me, fare l’università, iscrivermi all’università a venticinque anni, dopo aver lavorato per tre anni all’estero per guadagnare i soldi per iscrivermi all’università, iscrivermi con i miei soldi, iscrivermi a lingue e letterature straniere, avere di fronte a me quattro anni in cui non avrei dovuto fare altro che studiare le lingue e le letterature straniere, per me, era una cosa, quando l’ho fatto, nel 1988, che andava al di là delle mie più rosee aspettative.
Finiva, in quegli anni lì, per me, l’idea che la vita, lo studio, il lavoro, fossero una specie di condanna, una tassa da pagare per poi potersi divertire (a me non è mai piaciuto divertirmi).
Potevo finalmente studiare una cosa che mi piaceva, ci avevo messo venticinque anni a conquistarmi questo diritto e uno dei primi corsi che ho seguito è stato il corso di letteratura francese della professoressa Mariolina Bertini.
Una cosa che mi ha sempre stupito, ripensando a quel corso e, in particolare, a un testo di Šklovskij che la Bertini ci aveva fatto leggere, L’arte come procedimento, che è diventato, nel corso degli anni, il testo che io ho letto più volte nella mia vita, lo leggo due volte l’anno quando comincio un seminario di letteratura (seminario che si chiama Scuola elementare di scrittura emiliana e che faccio, a Bologna, due volte l’anno), una cosa che mi ha sempre stupito, ripensando a quell’esame e a quel testo, è che una cosa che studi all’università dopo la usi nella tua vita. Era, anche questa, una cosa che andava al di là delle mie più rosee aspettative.
Adesso che sono passati trent’anni, a pensare ai corsi della Bertini mi vien da dire che sono stati, per me, delle piccole rivoluzioni, nel senso letterale del termine: io per esempio Balzac, non lo sopportavo, prima di sentirlo raccontare dalla Bertini, dopo ho fatto dei periodi che non leggevo altro; io per esempio Perec, Šklovskij e Bachtin non li avevo mai sentiti nominare, prima di sentirli nominare dalla Bertini, dopo son diventati forse gli autori a cui penso più spesso, quando penso alla letteratura.
Io mi ricordo Velimir Chlebnikov, il grande poeta russo, che parla di una ragazza di cui era innamorato e dice, a Šklovskij: «Avrei scritto in un modo diverso, per lei».
Ecco io, nel mio piccolo, credo che se non avessi incontrato, in quell’autunno dell’ottantotto, Mariolina Bertini, nell’Aula magna del dipartimento di lingue e letterature straniere dell’Università di Parma, in viale San Michele, io credo che scriverei in un modo diverso, e quell’incontro lì, le cose che sono venute fuori da lì, sono andate, anche loro, al di là delle mie più rosee aspettative, devo dire, e mi viene da ringraziare i curatori di questa cosa che mi danno la possibilità di dire grazie.

[Libri e lettori. Tra autori e personaggi. Studi in onore di Mariolina Bertini, a cura di Laura Dolfi, Maria Candida Ghidini, Alba Pessini, Elena Pessni, Parma, Nuova Editrice Berti, pp. 15-16]

Comunque

martedì 2 gennaio 2018

Io comunque sono una figura stupefacente, anche se non mi piace molto parlarne.

[Daniil Charms, Disastri, Milano, Marcos y Marcos 2011, p. 146]

Quando eravamo in giro insieme

martedì 2 gennaio 2018

E la frase che dicevo più spesso, con Togliatti e con la Battaglia, quando eravamo in giro insieme che mi piaceva così tanto, essere in giro con loro, la frase che dicevo, immancabilmente, quasi, era «Mi avete stancato».