Scuola elementare.

Un ritratto

venerdì 27 Settembre 2019

Di fronte a me c’era un uomo basso, magro, vestito senza cura. Non l’avrei detto vecchio; non si notavano né calvizie né canizie, segni abituali della vecchiaia: sarebbe stato perfino difficile dire quanti anni aveva effettivamente; però, guardando il suo volto sofferente, i suoi bassi, piccoli occhi infossati, le sue rughe profonde, ciascuna delle quali sembrava avesse una sua biografia, si poteva dire con sicurezza che era una persona che aveva molto pensato, molto sofferto, molto sopportato.

[Christina Danilovna Alčevskaja, in Dostoevskij bez gljanca (Dostoevskij senza orpelli), Moskva, Pal’mira 2018, p. 23]

Una raccomandazione

giovedì 26 Settembre 2019

Ieri son stato a Milano, a far delle cose, sono andato allo Iulm, a firmare il contratto, ho visto un convegno sulla traduzione poi son tornato indietro mi son fermato a Parma sono andato allo stadio che c’era Parma Sassuolo. All’ingresso un ragazzo mi ha perquisito, ha visto che nello zaino avevo il computer ha chiamato il suo responsabile che , saputo che nello zaino avevo un computer mi ha detto «Non lo butti in campo». Io gli ho detto «No, non ce lo butto». Mi hanno fatto passare.

Ma pensa

giovedì 26 Settembre 2019

Gentilissimi, il comune di Milano, a dedicarmi una fermata della metropolitana.

Dell’importanza

mercoledì 25 Settembre 2019

Son due o tre giorni che ci penso, sono forse contento di me in una cosa, a 56 anni, quella cosa di cui parlano tre versi della Chanson des vieux amants di Jacques Brel: «Mais finalement, finalement, il nous fallut bien du talent, pour être vieux sans être adultes» (nella versione di Battiato è «ma c’é voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti»). Poi, dopo che l’ho pensato, mi dico «Ma la smetti, di darti dell’importanza?». Poi, dopo tre o quattro ore, lo ripenso. Poi, dopo che l’ho pensato, mi dico «Ma la smetti, di darti dell’importanza?». Poi, dopo tre o quattro ore, lo ripenso. E così via. Da due o tre giorni.

Un motivo per cambiare il computer

mercoledì 25 Settembre 2019

Il mio computer, questi ultimi giorni, gli parte continuamente la ventola; gli parte e poi si ferma, gli parte e poi si ferma, gli parte e poi si ferma, non sembra grave, però è imbarazzante, se c’è della gente intorno, ho idea che lo cambierò per quello, per l’imbarazzo.

Venedikt Erofeev

martedì 24 Settembre 2019

Ma lei dice: a me piacciono solo gli uomini socialmente pericolosi.

[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 143]

Pazienza

lunedì 23 Settembre 2019

Sabato prossimo c’è la prima di uno spettacolo che abbiamo scritto con Nicola Borghesi, e sono un po’ agitato, è qualche giorno che penso che, probabilmente, sarà un disastro, e cerco di darmi da fare, di studiare, di provare, perché non sia un disastro, poi stamattina, quando mi sono svegliato mi sono detto che il Gabbiano di Čechov, la prima (il 17 ottobre 1896, al teatro Aleksandrinskij di Pietroburgo), è stata un disastro tale che Čechov voleva smettere di scrivere per il teatro. Cosa ti credi di essere, mi sono detto, meglio di Čechov? Hai ragione, mi sono detto, non sono meglio di Čechov, e mi sono un po’ tranquillizzato. Male che vada, vorrò smettere di scrivere per il teatro. Pazienza.

Sono corsi tutti a leccarmi

lunedì 23 Settembre 2019

Poltarackij ha convinto i bambini a venire anche loro perché là ci sarebbe stato Puškin, che è tutto di zucchero e il suo deretano sembra una mela, che verrà tagliata a spicchi e distribuita a tutti. I bambini sono corsi tutti a leccarmi, e quando si sono accorti che non ero di zucchero ci son rimasti così male.

Aleksandr Puškin

[I russi sono matti (UTET)]

Una radio

domenica 22 Settembre 2019

In una radio di Bologna hanno commentato la partita Bologna Roma dicendo che il primo tempo è stato saporifero.

Cosa rimpiango

sabato 21 Settembre 2019

Mi hanno chiesto cosa rimpiango dell’Unione Sovietica del 1991, la prima volta che ci sono andato, ho risposto che mi piacevano molto i cartelli dove c’era scritto Ne rabotaet (Non funziona). E che c’era pieno, non funzionava niente.