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Scrittura emiliana.

Ieri sera

venerdì 28 aprile 2017

Ieri sera, alla fermata dell’autobus, pioveva così tanto, si sentiva odore di cemento, e quando l’ho sentito ho pensato Adesso vado a casa lo scrivo. Poi mi sono dimenticato l’ho scritto stamattina. Buongiorno.

I matti del giorno di questa settimana

venerdì 21 aprile 2017

Per sentirli cliccate qui Clic.

Lutti

domenica 16 aprile 2017

L’anno scorso, il supermercato dove vado io è stato chiuso per qualche mese, che lo dovevano rifare, e, per me, quello lì, è stato una specie di lutto; ogni tanto, quasi tutti i giorni, mi veniva in mente che il supermercato era chiuso e mi dispiaceva così tanto, era come non avere più un posto pulito (illuminato bene) dove andare quando avevi bisogno di qualcosa. Ecco, quella sensazione lì mi è tornata in mente oggi quando mi sono accorto che non posso più leggere Guerra e pace perché l’ho finito, e mi dispiace così tanto.

Ecco

domenica 16 aprile 2017

[Grazie a Angelo]

Come frutta

sabato 15 aprile 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Uomini si ammucchiavano sui tetti dei vagoni come frutta in ceste ornamentali.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 47]

Capitolo 5 e Capitolo 6

sabato 1 aprile 2017

5. Detto questo

Detto questo, non ci sarebbe molto altro da dire, sulla crisi, se non il fatto che uno che deve scrivere un libro sulla crisi e che, dopo aver scritto quattro paginette, tre delle quali copiate da degli altri libri, si accorge di non avere molto da dire, sulla crisi, be’ quella è una dimostrazione pratica di una delle crisi più frequenti e più banali che si possano immaginare, la crisi dello scrittore, riassunta in una figura classica della letteratura, e della cinematografia, anche, lo scrittore in crisi (c’è una memorabile battuta di Mastroianni, se non ricordo male, detta a Monica Vitti, se non ricordo male, in un film di Antonioni, se non ricordo male: «Io sono uno scrittore in crisi». La diceva così bene, Mastroianni, era così convincente, che sembrava che la sua condizione di scrittore in crisi fosse una condizione permanente, come se lo facesse di mestiere, come se sulla carta d’identità avesse scritto: «Scrittore in crisi», e sarebbe stato un mestiere comico e drammatico nello stesso tempo e, a pensarci, sarebbe stato proprio giusto che quello che faceva quel mestiere lì fosse uno che scriveva dei libri che son quelle cose che fanno ridere e piangere, mi sembra, quelli che vengon bene).

6. Beata gioventù

Per molto tempo, se in giro si trovava uno scrittore, era giovane (Gianni Celati qualche anno fa raccontava il suo stupore quando, ultracinquantenne, era stato inviato a un convegno e era stato presentato come giovane scrittore).
In un mondo in cui tutti gli scrittori, anche gli ultracinquantenni, sono giovani scrittori, essere un giovane scrittore non vuol dire niente, e essere uno scrittore in crisi, in un mondo in cui tutti gli scrittori sono in crisi, non vuol dire niente, probabilmente, e io mi ritrovo a sperimentare questa situazione di essere uno che non vuol dire niente, solo che non voler dire niente, per uno che scrive dei libri, non è necessariamente una condizione da evitare.

Se potessi

mercoledì 1 marzo 2017

imgres

Se io potessi ucciderlo e poi fare un altro uomo identico a lui, lo farei con piacere.

[Sofia Andreevna Tolstoj, I diari 1862-1910, traduzione di Francesca Ruffini e Raffaella Setti Bevilacqua, Milano, LaTartaruga 1978, p. 35]

Persuasione

lunedì 20 febbraio 2017

Al supermercato dove vado io l’altro giorno vendevano una carta igienica «Pulito completo», c’era scritto, sulla confezione «Numero uno in assorbenza», c’era scritto, «Ora 35 % più spessa per un pulito migliore». L’ho comprata.

Ma perché

sabato 11 febbraio 2017

Comunque è incredibile, quando uno sta male, e prende una medicina, e poi dopo sta meglio. Le cose che funzionano, perché funzionano?, non dovrebbero funzionare. Se non funzionassero, sarebbe normale, invece se funzionano, è una cosa incredibile.

Così, non troppo grande

venerdì 27 gennaio 2017

Sei città

Del posto dove sono nato. Che è una città così, non troppo grande, che a me, lo so che non è bello dirlo, piace tanto. Adesso non ci abito, ci vado poco.
Lì, a certe ore, c’è una luce, in strada, che se hai un umore che i pensieri ti permetton di guardare, ti sembra di nuotare, nella luce.
Lì, quando sei un bambino, che son le due del pomeriggio, che esci dal portone, dall’androne buio del condominio dove abitano i tuoi genitori, e apri il portone e entri nella luce, che è tempo – dalle due del pomeriggio fino a sera – e spazio – da via Montebello in qua, tutto il quartiere – lì, tutti i giorni la promessa è così grande che ti vien da piangere, a pensarci.

[Da Sei città, esce tra qualche mese per Marcos y Marcos, illustrazioni di Timofej Kostin]