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Una tale moltitudine di specchi

martedì 19 aprile 2016

Fuga da Bisanzio

In definitiva, il rapido accrescersi della città e del suo splendore va attribuito prima di tutto all’onnipresenza dell’acqua. La Neva, scorrendo per venti chilometri, biforcandosi proprio nel centro della città, alimentando i suoi venticinque tortuosi canali grandi e piccoli, fornisce a questa città una tale moltitudine di specchi che il narcisismo diventa inevitabile. È come se la città, rispecchiata ogni minuto secondo da migliaia di metri quadrati di amalgama di argento liquido, fosse costantemente filmata dal suo fiume; e il fiume scarica poi tutta ala pellicola impressionata nel golfo di Finlandia, il quale, in un giorno di sole, sembra trasformarsi in un magazzino di queste immagini abbaglianti. Non stupisce che a volte questa città abbia l’aria di un grande egoista preoccupato esclusivamente del proprio aspetto. È vero che in luoghi simili si fa più attenzione alle facciate che alle facce; ma la pietra è incapace di procreare. L’inesauribile, esasperante moltiplicarsi di tutte queste lesene, colonnati, portici allude alla natura di questo narcisismo urbano, allude alla possibilità che almeno nel mondo inanimato l’acqua possa essere considerata una forma condensata del tempo.

[Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008 (8), p. 53]