Una casa

venerdì 11 giugno 2010

Con la bambina di cinque anni siamo andati a vedere da fuori la mia nuova casa (forse).
Le ho chiesto se le piace, lei mi ha detto di sì, che le piace.
Le ho detto che son contento che le piace perché poi, quando io muoio, diventerà sua.
E lei mi ha guardato e mi ha detto E cosa me ne faccio, di tutte queste case?
Poi siamo andati a mangiare la pizza in un posto dove, per l’insalata, l’olio d’oliva, era in un contenitore con il nebulizzatore, una specie di spray, come gli insetticidi.
Siamo stati i primi, a arrivare, in pizzeria.
Erano le 6 e tre quarti. Dopo, alla fine, tornando in bicicletta, la bambina di cinque anni ha detto Siamo stati i primi, a arrivare, in pizzeria.
E io le ho detto Eh, sì, siamo stati i primi. Se qualcuno dice che è stato il primo, si sbaglia, perché siam stati noi, i primi. Prima di noi, non è arrivato nessuno, in pizzeria. Se qualcuno pensa di essere arrivato primo, si sbaglia. Siamo stati noi, i primi. Se qualcuno dice che è arrivato lui, per primo, in pizzera, conta delle balle, perché i primi, siamo stati noi. Eh, sì.