Tolstoj e Gervinho

sabato 17 novembre 2018

La partita di calcio di cui voglio parlare questa settimana è una partita un po’ singolare, perché si deve ancora giocare, è Parma – Sassuolo, l’anticipo delle 12 e 30 del turno di campionato del 25 novembre 2018, tredicesima giornata del girone d’andata, ed è una partita singolare non per il risultato o per quello che succederà, cioè, non lo so, magari sarà singolare anche per il risultato e per quello che succederà, ma intanto, comunque, è singolare in anticipo per il modo in cui la vedrò, perché la vedrò come inviato di una trasmissione televisiva che si chiama Quelli che il calcio. Che non è una novità assoluta, l’ho già fatto una volta, sette anni fa, nel novembre del 2011, quando ho visto, in diretta con Quelli che il calcio, la partita Parma – Udinese, dodicesima giornata di andata del campionato 2011-2012. Le conseguenze di quella apparizione televisiva erano state limitate ma abbastanza sorprendenti, il cameriere di una pizzeria in cui andavo all’epoca mi aveva indicato e mi aveva detto «T’ho visto», sottovoce, e con un tono come se avesse scoperto un mio segreto, e un caposquadra che mi comandava quando, da studente, avevo fatto la stagione dei pomodori, e che mi aveva fatto rapporto per un motivo che qui è troppo lungo spiegare, mi aveva scritto e mi aveva chiesto se ci potevamo vedere, per bere un caffè, cosa che poi non era successa, chissà perché. Di quella partita ricordo che il Parma aveva vinto due a zero, avevano fatto gol Biabiany (che è, anche quest’anno, un giocatore del Parma) e Giovinco, che adesso gioca in Canada. Mi ricordo anche che, come centravanti, nel Parma giocava Graziano Pellè, che poi sarebbe diventato centravanti della nazionale, e che aveva la stranissima abitudine di colpire la palla prevalentemente di petto, e mi ricordo che, di fianco a me, c’era della gente che contava quante volte Pellè la toccava di petto e mi sembra che, in quella partita, avesse superato la dozzina di tocchi. Ricordo che era stranissimo veder la partita dalla tribuna, io che di solito quando vado allo stadio vado in curva, e ricordo che, dato che era qualche anno che non andavo più allo stadio, mi aveva molto stupito il fatto che prima del calcio d’inizio mettessero della musica a tutto volume, come se si fosse in discoteca, e mi era venuta un po’ di nostalgia per i rumori degli stadi di una volta, la gente che arriva e comincia a parlare gente e pian piano diventa sempre più rumorosa e poi pian piano sparisce di colpo e lascia il silenzio che c’era prima, come se fosse un fenomeno naturale, come una bufera sonora, o qualcosa del genere.
Ricordo anche che quella volta, quando mi avevano invitato per Parma – Udinese, io non l’avevo detto a nessuno, che sarei andato in televisione a commentare la partita del Parma, perché era una cosa che, da un lato, mi faceva piacere, dall’altro un po’ mi vergognavo: io che scrivevo dei libri, dei romanzi, che era una cosa, tutto sommato nobile, alta, occuparmi di una cosa così pedestre, è il caso di dire, come la partita di calcio tra Parma e Udinese.
Ricordo anche che mi era sembrato stranissimo vedere una partita e intanto ascoltare in cuffia quello che dicevano in studio, che dicevano delle cose che non c’entravano niente, con quello che stavo guardando, e ricordo che mi aveva colpito il fatto che tutti quelli che intervenivano avevano una cosa spiritosa da dire e ricordo che io, da bastian contrario, ero stato attentissimo a non dire niente di spiritoso e c’ero riuscito benissimo, mi sembra.
Quando aveva fatto gol Biabiany, per esempio, che ci avevano passato la linea, io avevo detto «Bellissimo, gol. Di testa. Su calcio d’angolo. Non è neanche tanto alto. A voi la linea», o qualcosa del genere.
Ecco quest’anno, io non sono più tanto imbarazzato, a andare in televisione a parlare del Parma, e il fatto che seguirò la partita Parma Sassuolo in diretta su Rai 2 l’ho reso pubblico senza problemi, e lo sto facendo anche in questo momento. In questi ultimi anni, devo dire, sono tornato a seguire il calcio come lo seguivo quand’ero un ragazzo, probabilmente perché, come devo aver scritto la scorsa settimana, la mia vita privata è diventata meno appassionante e ho un po’ più di tempo per dedicarmi a delle cose che non servono a niente e che mi piacciono tanto, come il calcio o la letteratura. Credo però che sarò sempre un po’ imbarazzato a entrare nel ritmo di una trasmissione dove la gente dice delle cose simpatiche e divertenti, e ho paura che, in omaggio alla mia bastiancontrarite, anche questa volta dirò delle cose antipatiche e piuttosto noiose, e, forse perché consapevoli del fatto che, a invitare uno come me, che in televisione può far la figura del disadattato, si rischia, i responsabili di Quelli che il calcio mi hanno chiesto se voglio parlare anche, un po’, dell’ultimo libro che è uscito, tra quelli che ho scritto io.
Che io ho apprezzato il pensiero, solo che l’ultimo libro che è uscito, tra quelli che ho scritto io, si intitola La grande Russia portatile e parla della grande letteratura russa, e trovare un legame tra la grande letteratura russa e Parma – Sassuolo, anticipo delle 12 e 30 del turno di campionato del 25 novembre 2018, tredicesima giornata del girone d’andata, non è una cosa facilissima, ho pensato.
Poi l’altro giorno, intanto che facevo la doccia, a me vengono in mente molte cose, intanto che faccio la doccia, mi è venuto in mente che in Anna Karenina, il grande romanzo di Lev Tolstoj, il fratello di Anna, il principe Stepan Oblonski, porta il suo amico Levin in un ristorante di Mosca e gli servono il suo formaggio preferito che è, sorpresa sorpresa, del parmigiano. Il che crea una relazione tra la grande letteratura russa e la città di Parma, ma non ancora tra la grande letteratura e il campionato di calcio di serie A, ho pensato.
E avevo appena pensato così che mi son ricordato che un mio conoscente, che si chiama Davide, e che per qualche anno è stato un ultrà del Parma, mi ha raccontato che anni fa, quando seguiva il Parma con la curva, e andava anche in trasferta, una volta, in una trasferta a Pescara, gli ultras del Pescara avevano fatto un coro che diceva: «Solo i prosciutti, avete solo i prosciutti, solo i prosciutti, avete solo i prosciutti». E che gli ultras del Parma ci avevano pensato qualche minuto poi avevano risposto: «Anche i formaggi, abbiamo anche i formaggi, anche i formaggi, abbiamo anche i formaggi». E questo chiuderebbe il cerchio e legherebbe la grande letteratura russa al campionato di calcio italiano nella sua manifestazione del 25 novembre prossimo venturo Parma – Sassuolo, anticipo delle dodici e trenta della tredicesima giornata di campionato. Ma poi mi è sembrato che non fosse un legame saldissimo, e quindi ho pensato che forse non ne parlerò, di letteratura russa, a quelli che il calcio. Chissà cosa dirò. Sarà difficilissimo, dire delle cose sensate, ho paura.

[uscito ieri sulla Verità]