Tanti auguri

domenica 25 febbraio 2018

Recentemente ho ricominciato a usare i social network, e una cosa che mi è sembrata, non ci avevo mai pensato, è che, con la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, è impressionante come tutti parlino degli stessi argomenti e io, siccome sono un po’ un conformista, parlo anch’io degli stessi argomenti, cioè, in periodo pre-elettorale, parlo di politici.
Oggi vorrei parlare in particolare di Giulia Sarti, che è una parlamentare del MoVimento 5 stelle che poco meno di 5 anni fa, nel novembre del 2013, ha scritto sul suo profilo facebook: «Possiamo dire che siamo governati da un branco di analfabeti e fessini?».
Adesso, a parte l’uso di «Fessino», che, sono andato a vedere sul dizionario, dovrebbe voler dire «Nelle camicie fatte artigianalmente su misura, striscia di tessuto che viene applicata, cucendola a mano, in fondo alla manica», ma non credo sia questa, l’accezione usata dalla Sarti, credo piuttosto che sia un regionalismo per fesso (la Sarti è romagnola, di Rimini); io direi che, se avesse usato fessi, se avesse scritto «Possiamo dire che siamo governati da un branco di analfabeti e di fessi?», ecco, la frase della Sarti sarebbe stata apprezzabile se non altro per la chiarezza, e, devo dire, anche con fessini, viene un attimo il dubbio, ma poi uno capisce.
«Possiamo dire che siamo governati da un branco di analfabeti e fessini? – scrive nel 2013 Giulia Sarti, e poi continua: – In Italia abbiamo 23.431.319 pensionati i quali percepiscono complessivamente 270.469.483.350 euro. Ovvero poco più di 23 milioni di pensionati e una spesa di 270 miliardi. Se noi garantiamo a tutti i pensionati 5000 euro al mese ci rimangono 153.312.888.350 euro. Domanda: quanti redditi di cittadinanza possiamo garantire sapendo che la nostra proposta vale 30 miliardi?». 
Il primo a commentare, su Facebook, le chiede «Onorevole, ma che calcoli ha fatto?». Il secondo, che si chiama Alessio Schiesari, precisa: «Gli altri saranno analfabeti ma tu sei discalculica. Confondi la pensione mensile con quella annuale. Garantire una pensione di 5mila euro lordi al mese (quindi 65.000 euro lordi all’anno, perché le mensilità sono 13) a 23 milioni di persone costerebbe all’incirca 1.500 miliardi di euro, poco meno del totale del Pil italiano». Allora la Sarti cosa fa? Cancella il suo post e arrivederci. Niente scuse, niente spiegazioni, manda solo un messaggio all’Huffington Post dove dice che, con quel messaggio pubblicato sul suo profilo di Facebook dove dà degli analfabeti e dei fessini ai governanti e poi fa la figura della discalculica, lei non c’entra niente [aggiornamento, una spiegazione c’è stata, è qui: clic e consiste nel fatto che la Sarti, cinque giorni dopo, dà la colpa a un hacker misterioso e molto, e male, informato sulle pensioni (vedi i commenti al post della Sarti)].
Quattro anni e mezzo dopo, nel febbraio del 2018, Giulia Sarti risulta essere uno dei parlamentari del MoVimento 5 stelle che hanno fatto un bonifico, con il quale devolvevano parte del loro stipendio a un fondo per l’aiuto alla piccola impresa, e poi hanno annullato il bonifico per riprendersi i soldi (di nascosto); quando è uscita la notizia, come si sa, la Sarti ha detto che era stato il suo ex fidanzato, e è andata a denunciarlo, e il fidanzato è andato anche lui in questura a portare le registrazioni che dimostrerebbero, secondo il fidanzato, che la Sarti sapeva tutto, dell’annullamento dei bonifici.
A me, quando ho sentito questa notizia, è venuto in mente la storia che mi avevano raccontato di uno storico inglese esperto di Russia, che si chiama Orlando Figes; a un certo punto, qualche anno fa, mi han raccontato che nei siti dove si vendono i libri online, e dove c’è uno spazio apposta per commentare, uno con un nickname che ricordava Figes ha cominciato a scrivere delle pessime recensioni sotto i libri dei colleghi di Figes dicendo «Ma che brutto libro, non come il tal libro di Figes che tratta lo stesso argomento e che invece è bellissimo». Una volta che avevano dato un premio a una collega di Figes, quel signore misterioso mi han detto che aveva scritto «Io non capisco come si fa a premiare questi libri indegni, quando ci son degli storici come Figes che, sullo stesso argomento, hanno scritto dei libri bellissimi». Quasi subito c’era stato chi aveva sospettato Figes, mi han detto, e lui aveva messo online un post in cui diceva: «Ma secondo voi, se volevo scrivere finte critiche a mio favore, sceglievo uno pseudonimo così simile al mio nome?».
Poi una collega di Figes, che si era sentita offesa da uno di questi commenti, aveva denunciato il misterioso commentatore e c’era stata un’indagine che era risalita al computer da dove partivano questi commenti: il computer di Figes.
Lui, mi hanno detto, dopo qualche ora aveva messo online un post con il quale si scusava e diceva: «Non ci posso credere, è stata mia moglie».
Il giorno dopo, dopo una nottata che non riesco a immaginare, mi han detto che aveva ammesso di essere stato lui.
Giulia Sarti, al momento in cui scrivo questa nota, si è autosospesa, che io non capisco cosa vuol dire.
Forse è come schiacciare pausa quando vedi un film.
Quando ero giovane e disperato, ho cercato più volte, sulla mia superficie corporea, un tasto che mi mettesse in pausa, o mi spegnesse. Adesso che sono vecchio e disperato non lo cerco più: sopporto.
Tanti auguri a Giulia Sarti (e anche a Orlando Figes).

[Uscito ieri sulla Verità]