Sostituzione (3)

domenica 16 novembre 2008

Un altro pezzo che viene dagli esercizi di sostituzione della scuola elementare di scrittura emiliana. È di Giorgia (Vezzali) che ha usato come testo base una poesia di Jacques Prévert. Giorgia pensa che il pezzo originale, che ci ha letto a scuola, fosse troppo lungo per il sito, e l’ha un po’ ridotto.

Questo dentista.

Questo dentista.
Così violento. Così fragile. Così tenero. Così disperato.
Questo dentista. Bello come il giorno. E cattivo come il tempo.
Quando il tempo è cattivo.
Questo dentista così vero. Questo dentista così bello.
E così beffardo.
Tremante di paura come un bambino al buio.
E così sicuro di sé. Come un uomo tranquillo nel cuore della notte.
Questo dentista che impauriva gli altri.
Che li faceva tacere. Che li faceva impallidire.
Questo dentista spiato. Perché noi lo spiavamo.
Questo dentista sempre nuovo. E che non è mai cambiato.
Vero come una pianta. Tremante come un uccello. Caldo e vivo come l’estate.
Noi possiamo dimenticare. E quindi riaddormentarci.
Risvegliarci soffrire sopportare. Addormentarci ancora.
Svegliarci sorridere e ridere.
Il nostro dentista è là. Testardo come un asino.
Vivo come il desiderio. Crudele come la memoria.
Sciocco come i rimpianti. Tenero come il ricordo.
Freddo come il marmo. Fragile come un bambino.
Questo dentista ci guarda sorridendo.
E ci parla senza dir nulla.
E io tremante l’ascolto.
E grido.
Grido per te. Grido per me.
Per te per me e per tutti gli altri. Che non conosco.
Fermati là. Là dove sei. Là dove sei stato altre volte.
Fermati. Non muoverti. Non andartene. Non dimenticarci.
Anche se molto lontano, sempre.
E non importa dove.
Dacci un segno di vita.



11 commenti to “Sostituzione (3)”

  1. Cambiando l’ordine dei denti
    la parcella del dentista
    non cambia.

  2. Mi piace zero. Non mi fa ridere e non mi fa pensare a niente. E dopo che l’ho letto sono uguale a prima, solo, un po’ più vecchia.

  3. Sembra gran spocchia a rileggere il mio post, ma non è così, giuro, è che non capisco che senso ha questo tipo di scrittura. Lo so che non ogni volta si scrive Guerra e pace, ma un testo qualcosa dovrebbe produrre, no? Dov’è il gioco nel sostituira amore con dentista? Cosa esattamente dovrebbe succedere? Perché scrivere un testo così e non, invece, preparare una torta di mele?

  4. Hai ragione, Carlotta, perchè non preparare una torta di mele? Se ti piaccion le torte di mele. Per via della cosa del diventare più vecchi, l’ho già sentita, detta da Magrelli, che l’aveva sentita da un altro. Bachtin lo diceva, che più della metà delle cose che diciamo, sono cose che abbiamo sentito dire da altri. E c’è tutta una recita del pensare molto bella, in giro per il mondo. Che a guardarla è veramente uno spettacolo. Per via del pezzo di Giorgia, è un esercizio, il cui scopo è scardinare dei nessi che si usano abitualmente, e inconsapevolmente (es: ricco sfondato, quando uno ricco è sempre sfondato). Qui mi sembra funzioni molto bene con l’amore, che è fragile, violento eccetera eccetera. A me piace e mi fa anche ridere. Ma è una questione di gusti.

  5. Tutto è già stato scritto. Il difficile è scriverlo di nuovo.
    (Mark Twain e, probabilmente, altri)

  6. Che era un gioco a scardinare i nessi mi era molto chiaro, mi spiace un po’ che me lo spieghi come ai bambini tonti. Mi sembrava e mi sembra tuttora che la sostituzione lì non funzioni: forse il testo è troppo lungo, fatalmente, non ogni espressione si presta e il risultato mi sembra piuttosto artificioso.
    Però, in effetti, le cose che scrivo fanno anche trasparire un giudizio sull’esercizio in sé, e questo mi rendo conto che può essere fastidioso. E’ che io vedo in questi esercizi appunto il rischio del gioco sterile e artificioso, un po’ lezioso anche. A me, per dire, il Dizionario affettivo della lingua italiana ha fatto venire il mal di pancia. In questa recita del pensare –bellissima, hai ragione- non si può fare a meno di esercitarsi a pensare anche una misura.
    Dici che scrivere le cose che scrivo e poi copiare da Magrelli che copia da un altro è fare una figura da cioccolatino, eh? Comunque Platone prima di Bachtin diceva che tutte le cose che pensiamo è perché ce le ricordiamo. Chissà chi le aveva dette prima.

  7. E’ Dio che le aveva già pensate prima che a noi venisse in mente di dirle. Ecco perchè in alcuni monasteri vige la regola del silenzio.

    Lo so, è una puttanata, ma l’ho pensata e non sono riuscito a tacerla. Anche perchè è così scema che secondo me, è originale.

  8. È così scema che secondo me qualcuno della Scolastica l’ha già detta :)

  9. Siamo simpatici però, noi blogger gregari, sembriamo un po’ i Bambini Sperduti di Peter Pan

  10. A me pare divertente e riuscito. Solo un po’ lungo, in effetti: io lo chiuderei a ‘impauriva gli altri’, o a ‘impallidire’. Ma anche il pezzo dell’addormentarsi, risvegliarsi e ridere è molto buono e calzante.

    Bello anche il ‘saltuariamente’ di qualche giorno fa. La sensazione di straniamento di questi esercizi, in generale, mi piace. Azzeccare una sostituzione efficace non è cosa banale. Ancora più difficile è farla che regga più di una manciata di righe: dopo un po’ non c’è più la sorpresa del vedere combaciare i pezzi.

  11. Queste more così violette. Così fradice. Così tenere. Così disfiorate

    (diocaro, che martello)