Sospendere il giudizio morale

venerdì 15 luglio 2016

Milan Kundera, I testamenti traditi, traduzione di Maia Daverio, Milano, Adelphi

Sospendere il giudizio morale non costituisce l’immoralità del romanzo bensì la sua morale. Una morale che si contrappone alla inveterata pratica umana che consiste nel giudicare subito e di continuo tutto e tutti, nel giudicare prima di e senza aver capito. Dal punto di vista della sapienza del romanzo, questa fervida disponibilità a giudicare è la più esecrabile sciocchezza, il peggiore di tutti i mali. Non che il romanziere contesti in assoluto la legittimità del giudizio morale, ma egli si limita a spostarlo oltre i confini del romanzo. Detto questo, siete liberi di condannare Panurge per la sua viltà, di mettere sotto accusa Emma Bovary e Rastignac, sono affari vostri; il romanziere non c’entra.

[Milan Kundera, I testamenti traditi, traduzione di Maia Daverio, Milano, Adelphi 2010 (6), p. 17]