Saltuariamente
giovedì 13 novembre 2008
Altro esercizio di sostituzione risolto dai frequentatori della scuola elementare di scrittura emiliana succursale di Bologna nella persona di Lorenzo (Biagini):
Io sono il Signore Dio tuo.
Saltuariamente avrai altro Dio fuori di me.
Saltuariamente nominerai il nome di Dio invano.
Ricordati di santificare le feste.
Onora il padre e la madre.
Saltuariamente ucciderai.
Saltuariamente commetterai atti impuri.
Saltuariamente ruberai.
Saltuariamente dirai falsa testimonianza.
Saltuariamente desidererai la donna d’altri.
Saltuariamente desidererai la roba d’altri.


Che pessimo gusto, però.
Questo esercizio di sostituzione a me sembra risolto in un modo molto sottile: cambiare un non con un saltuariamente non era un cosa immediata, anzi, e mi sembra produca un gran bell’effetto. Non avevo pensato che poteva urtare, come si dice, la sensibilità di qualcuno. Ma quando si fan queste cose, secondo me, di scrivere, se ci si mette a pensare alle varie sensibilità che ci sono in giro, va a finire che dopo non scrive più niente. E scrivere invece, poi si potrebbe anche non scrivere niente, ma io preferisco che si scriva.
A me non sembra affatto di pessimo gusto. Anzi, a parte tre o quattro, mi ricordan la mia vita.
le mie sensibilità non me le urta questa cosa, sono ancora lì tutte integre e intonse
Raffaele, hai mai visto qualcuno morire? Di morte naturale ,dico. Se sì, avrai notato che neanche dio ha studiato in un collegio di educande, vedrai che non si turba per questa manque de delicatesse di Lorenzo.
Bello, saltuariamente. Antidogmatico. E risolve tutte le contraddizioni umane dei cristiani. Io poi,son allergico ad ogni imperatico categorico. Pure a quest’ultima affermazione perentoria. Forse.
Io la trovo splendida e ricchissima!
geniale
Lorenzo non mi deleude mai.
Scusate, volevo dire delude, non deleude.
A me non è piaciuto, ma visto che non saprei fare di meglio, gli dico bravo.
il problema non è stilistico, su quello alzo le mani, però siccome ne ho vista di gente morire (anche di camorra, soprattutto di quella e non una volta) ho deciso che la sensibilità altrui, soprattutto religiosa e di questi tempi, va rispettata. Sono ateo, però non mi sbafo un panino in faccia a un musulmano durante il Ramadam, nè pretendo di mangiare la carne il venerdì in casa di cattolici. Sabato sera, a Bologna, un mio conoscente ha detto “secondo voi non ha influito a favore di Obama essere nero?” Ma scherziamo? C’è gente che prima di lui è morta per esser nero e libero. Ci sono gesti e parole che non vanno sottovalutate. Non so se William Burroghs abbia mai fatto il cut up con la Bibbia, nel caso lo leggerei senza censurarlo ma contestualizzandolo. Al giorno d’oggi scherzare con i santi è diverso che farlo negli anni Sessanta poichè viviamo una profonda crisi di fratellanza, e le parole andrebbero spese meglio.
Invece secondo me il problema è proprio stilistico, in quel ‘saltuariamente’ che è un avverbio ben poco biblico. Non credo esista traduzione che lo contenga.
Però, ripeto, a me è venuta questa cosa qua, che falsa l’esercizio e tutto sommato non fa neanche ridere. Quindi teniamoci il Lorenzo e non se ne parli più.
Io sono il Signore Dio tuo.
Di rado avrai altro Dio fuori di me.
Casualmente nominerai il mio nome invano.
Talvolta ti dimenticherai di santificare le feste.
Saltuariamente onorerai il padre e la madre.
Accidentalmente ucciderai.
Di tanto in tanto commetterai atti impuri.
Occasionalmente ruberai.
Qualche volta dirai falsa testimonianza.
Quando capita desidererai la donna d’altri.
Raramente desidererai la roba d’altri.
io attendo repliche, no sull’estetica ma sull’etica………..grrr
ESTETICA: Etica orientale.
Non pensavo che Baumgarten, Kant, Burk e altri fossero di…. pechino? hongkong? atene(?)
chiedo scusa, solo ora ho capito il gioco di parole :-)
Burke. Che poi magari ti sente e offendi la sua sensibilità, che lui di sensibilità se ne intendeva.
Neanche a me, il pezzo di Lorenzo dice granché, comunque
Raffaele, io penso che se qualcuno si offendesse per questa sostituzione il problema sarebbe più in lui che nell’esercizio in sé. Se vuoi, potresti anche interpretarlo come una critica dello scollamento tra l’insegnamento etico-religioso tradizionale e la pratica quotidiana: in quel caso potrebbe avere persino un valore che vada al di là del gioco.