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Rificolona

lunedì 20 novembre 2017

A pagina 161 dell’edizione Einaudi dei Fratelli Karamazov c’è scritto «In casa di queste due rificolone che sono ora proprietarie di qui, c’è una stanzetta affittata a Foma» (la traduzione è di Agostino Villa).
Siccome non so cosa vuol dire Rificolona, ho cercato in rete e ho trovato questo:

«”Ona, ona, ona
Oh che bella rificolona!
La mia l’è co’ fiocchi
e la tua l’è co’ pidocchi.
E l’è più bella la mia
di quella della zia”
Chi da bambino non ha mai cantato questa canzoncina, saltellando con la cerbottana in bocca alle prese con i pallini di stucco, mirando alle rificolone degli altri bambini?» (il sito è questo clic).

Siccome non ho mai cantato questa canzoncina, saltellando con la cerbottana in bocca alle prese con i pallini di stucco, mirando alle rificolone degli altri bambini, ho cercato sul dizionario, e adesso mi sembra che rificolona significhi palloncino, fatto con carta colorata e illuminato internamente da una candela, fissato in cima a una canna e portato in giro durante alcune feste popolari, e, in senso figurato, e spregiativo, Donna pacchiana, truccata o acconciata in modo ridicolo (dal dizionario Hoepli).
La parola usata da Dostoevskij è шлюх, che è il genitivo plurale di шлюха, che il dizionario Zanichelli dice che significa Troia, puttana.
È Mitja Karamazov, che la dice.
A me piace di più rificolona, ma se dovessi tradurlo, non lo tradurrei rificolona, credo.