Realismo

sabato 24 ottobre 2015

Sono stato a Torino a fare un discorso su Zavattini e sul neorealismo e mi è venuto da chiedermi cosa vuol dire realismo, e mi son ricordato di una volta che ero andato a fare una lettura a Milano, e dopo la lettura delle ragazze mi avevano chiesto se andavo nel loro centro sociale che facevano un festival e io avevo detto di sì, e dopo un po’ mi era arrivato un invito, per mail, a questo festival che c’era venerdì sabato e domenica, e sabato avevano invitato Paolo Cognetti e i Wu Ming, che loro, diceva la mail, eran degli scrittori che usavano come sfondo delle loro narrazioni la realtà, che sabato, nel loro festival, era la giornata dedicata agli scrittori che usavano come sfondo delle loro narrazioni la realtà, a me mi invitavano venerdì.
Che io gli avevo risposto gli avevo chiesto se per cortesia mi spiegavano cos’era, la realtà
E non mi avevan mica risposto al loro festival non ci ero mica andato ero rimasto a casa.
Quello era un periodo che mi avevano anche invitato, sempre a Torino, a legger La morte di Ivan Il’ič, di Tolstoj, al cimitero monumentale, e io c’ero andato ero arrivato in treno a Torino, mi eran venuti a prendere in macchina e io sbadigliavo, sbadigliavo, e eravam passati davanti a un edificio giallo, che c’era scritto, di fianco, «Ossario», e io mi ero chiesto, cosa ci sarà, in un ossario? Le ossa, mi ero risposto. E in un calvario?, mi ero chiesto. I calvi, mi ero risposto. E avevo cominciato a prendere nota, ma così, per frenar gli sbadigli, e avevo fatto una lista: le ossa nell’ossario, i calvi nel calvario, il sudore nel sudario, le rime nel rimario, le corolle nel corollario, le rose nel rosario, l’acqua nell’acquario, gli alimenti nell’alimentario, gli anniversari nell’anniversario, i referendum nel referendario, l’argento nell’Argentario, le lampade nel lampadario, i culi nel culinario, i deficit nel deficitario, le fogne nel fognario, i forfait nel forfettario, le formule nel formulario, le glosse nel glossario, le immagini nell’immaginario, l’incendio nell’incendiario, la volontà nel volontario, l’idrosanità nell’idrosanitario, una cosa del genere, e dopo alla fine eravamo arrivati e avevo ricominciato a sbadigliare, che io, quando ho paura, sbadiglio, e fare quella cosa lì, leggere ad alta voce tutta La morte di Ivan Il’ič è una cosa che un po’ fa paura però è anche una cosa che io, intanto che leggevo, quella volta lì, al cimitero monumentale, a Torino, io intanto mi chiedevo cosa avevo fatto di bello, nella mia vita, perché mi toccassero quelle fortune lì, per aver la fortuna di avere a che fare con quelle realtà lì perché La morte di Ivan Il’ič non è una cosa che ha come sfondo la realtà, La morte di Ivan Il’ič è, una realtà, e tutte le opere d’arte non hanno come sfondo la realtà, tutte le opere d’arte sono, delle realtà, tutte le cose che uno dipinge, o suona, o scrive sono, delle realtà, tutte, anche quella stupidata lì dell’ossario e dell’idrosanitario, io quando l’ho scritta è diventata una realtà, una realtà stupida ma reale, che questa è una cosa che quei ragazzi lì di quel centro sociale non l’avevano mica capita e io, per un attino, avevo avuto la tentazione di spiegargliela solo che poi mi ero chiesto «Ma chi sono, io, per avere la presunzione di spiegargli qualcosa?».
«Nessuno», mi ero risposto.

[Uscito ieri su Libero]