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Ralphs Malphs

sabato 18 giugno 2016

L’altro giorno mia figlia, che quando scrivo di lei la chiamo la Battaglia, ho sentito che cantava una canzone che mi sembrava di conoscerla, mi sono avvicinato, era: «Gli anni d’oro del gande Real, gli anni di Happy days e di Ralph Malph, gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due, gli anni di “Che belli erano i film”, gli anni dei Roy Rogers come jeans, gli anni di “Qualsiasi cosa fai”, gli anni di “Tranquillo siam qui noi”», che è una canzone di Max Pezzali che parla di cose che succedevano trentacinque anni fa quando io avevo diciotto anni e alla Battaglia, che adesso di anni ne ha undici, le ho chiesto «Ascolta, ma lo sai tu chi era Ralph Malph?». «No», mi ha risposto lei. Ecco. Io ho appena finito di scrivere un libro che si chiama Le parole senza le cose che in epigrafe ho messo una frase di Joseph Roth che dice che «Avere in comune il presente è un legame più forte che avere in comune un modo di pensare », che è una frase che mi piace molto e che mi sembra molto chiara e che però questo episodio con la Battaglia l’ha un po’ complicata perché io e la Battaglia, è vero che abbiamo in comune Ralph Malph, però il mio Ralph Malph, secondo me, è un Ralph Malph completamente diverso dal Ralph Malph della Battaglia. E mi è venuto in mente che, se dovessi scegliere tra il mio Ralph Malph e quello della Battaglia sceglierei il suo perché il suo potrebbe essere qualsiasi cosa il mio invece era un po’ uno sfigato, poverino. E ho pensato a una cosa che ho sentito in uno spettacolo teatrale a Parma, qualche mese fa, che ci si immaginava come sarebbe vivere al contrario, cioè cominciare morendo, senza trauma, poi ti svegli in un letto di ospedale e ogni giorno stai un po’ meglio, e poi ti dimettono, e vai in posta a ritirar la pensione e più passa il tempo più le tue forze aumentano, le rughe scompaiono finché non inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro, e lavori quarant’anni finché non sei così giovane che smetti, e vai a delle feste, bevi, giochi, fiondi e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizia la scuola, e piano piano diventi un bambino piccolo, e quando sei piccolissimo ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere e gli ultimi nove mesi li passi tranquillo e sereno in un posto riscaldato con servizio in camera e senza nessuno che ti rompe i coglioni e lasci questo mondo in un orgasmo, dicevano, che non sarebbe male, se non fosse per certe cose, che, non so, faccio un esempio. Io sono appena stato a Livorno, e ho scoperto che a Livorno c’è un sindaco che, per il problema dei proprietari dei cani che non puliscono quando i loro cani fanno la cacca, ha proposto di fare una anagrafe canina con segnati nome, cognome, indirizzo e Dna di tutti i cani di Livorno e poi, quando si trova una cacca per strada, di mandarla ai Ris di Parma che l’analizzano e poi controllare con l’anagrafe e mandare una multa al padrone che è una proposta che, se l’avessi sentita da giovane, avrei preso paura, forse, una società autoritaria, il grande fratello, sentita da vecchio invece è una proposta che mi ha messo di buonumore perché mi sembra una gran puttanata. (i Ris di Parma li ho aggiunti io ma il resto a Livorno mi assicurano che è vero).

[uscito ieri su Libero]