Pesanti
Ho cominciato a scrive un discorso che devo fare a Bologna la prossima settimana.
È un discorso in cui dovrei raccontare il Museo d’Arte Moderna di Bologna ai ciechi, ma credo che sarà un discorso in cui proverò a raccontare l’arte contemporanea come la capisco io senza usare immagini per spiegarla.
Anche in questo caso metto qua sotto l’inizio (è un discorso di 50 minuti circa e, come vedrete, la prendo un po’ alla larga, e può anche darsi che questo inizio poi salti), e anche in questo caso sarei contento se arrivassero suggerimenti.
Buonasera.
Mi chiamo Nori, ho quarantacinque anni, e sono di Parma. Vivo a Bologna, però, e ne dimostro di più.
Sono alto uno e settanticinque circa e peserò, quando sono in forma, poco meno di ottanta chili. Non che sia grasso, ho una struttura fisica, diciamo così, spalle larghe, oppure si può anche dire le ossa pesanti, da piccolo mi dicevano sempre che avevo le ossa pesanti, ma allora ero grasso, ho il dubbio che me lo dicessero per via che ero grasso. Che il mondo, mi sembra, è così, va via un po’ di traverso. Se ti dicon che hai le ossa pesanti, non è che hai le ossa pesanti, è che sei grasso.
Comunque, adesso non è che sia magro ma non son neanche grasso. Sono alto uno e settantacinque e peserò poco più di ottanta chili. Segni particolari, cicatrici. In testa. Una volta, quest’estate, sono stato in una città, come dire, dei fiori, una città con una fontana a forma di quattro colombe che si davan dei baci. E della gente davanti vestita di bianco che ci faceva le foto.
Era una città che aveva un’atmosfera un po’ decadente, di quelle atmosfere che uno si immagina di trovarle magari a Baden-Baden, di quelle atmosfere da giostre con i cavalli, di quelle atmosfere che andrebbero bene per finirci i capitoli dentro i romanzi, se si capisce quello che dico.


non so, forse dovresti pensare a raccontare partendo dal tatto, dai profumi e dai rumori.
Se parli delle cicatrici in testa, dire Chi mi tocca in testa sente le cicatrici… che dici ?
Ancora meno visivo.
cominciato bene poi credo stai un attimo esagerando…
vabbé che 50 minuti son tanti e magari alla fine va bene, ma attenzione a non perderti troppo nella tua capacitá di scrivere.
Dev’essere uno scritto per essere parlato, quindi non troppe figure tipo “quelle atmosfere che andrebbero bene per finirci i capitoli dentro i romanzi”, quello credo é un pó troppo.. :)
e i complaint choirs? Era li’ che li volevi usare?
Forse, bisognerebbe parlarne come si fa con la musica? O per le opere plastiche, come esperienza tattile? Mi pare proprio un discorso complicato questo… credo che uno spunto possibile, potrebbe essere ricordare per libere associazioni, quel quadro particolare, quella mostra che hai visto, in quella città, con chi, come ti sentivi, cosa facevi, come l’hai utilizzata, quell’esperienza estetica, scrivendone… insomma, tirarne qualcosa che oscilli tra il pseudoepico e l’autobiografico (che poi è universale quando tocca certe corde, quelle da tennis, quella del boia, quella del salto, quella della palla. Corda. Ricordi? Le messaggerie musicali, gli accordi, le chitarre, la legge del contrabbasso, i mandolini e la pizza. Ovviamente. E sul vesuvio c’è scritto da sessantanni: VIETATO FUMARE”). Più o meno. Per me che dipingo, mi viene subito una cosa olfattiva: l’odore dell’olio di lino. Anche se ormai da anni, uso gli acrilici e per sentirne la puzza, devi mettere il naso nel barattolo…
Scusa Paolo, adesso vado fuori post (e appena mi viene in mente qualcosa, giuro, ti do qualche consiglio), ma stasera 20/11 c’è Ugo Cornia alla modo info shop di Bologna alle 21:30. Ecco, era per far sapere a tutti.
Saluti
Sì, ci saranno anche i complaints choir. Ma saranno una parte piccola, del discorso, che durerà almeno 50 minuti (25 cartelle, un quarto di un romanzo, in pratica).
è un pò penoso come inizio, se fossi cieco mi sentirei preso per il culo;ma poi che ti descrivi a fare non sei mica un’opera d’arte. Fatti un giro sul sito di michelangelo pistoletto e leggi i suoi scritti, forse qualcosa di buona ti viene. se poi non te la senti, rinuncia.
l’arte contemporanea è così concettuale che va benissimo per i non vedenti. (non dire ciechi, ma le parole lo sai che hanno un significato?) spiega i concetti e le idee dell’arte d’oggi. è piena d’idee l’arte oggi, prendine una e sviluppala. le cose dell’arte non sono cose, delle volte ti sembra di leggere un libro e invece ne sono due. non sono cieche, sono persone, trattale alla pari,l’incipit del discorso sembra adatto ai bimbi.
l’inizio è buono, rilassante, nella scia degli altri Pubblici Discorsi che sembrano sempre sul punto di parlare di tutt’altro che del tema proposto. ma Lei poi è bravo a infilare sempre i rientri giusti, e tutto torna. scriva quel che le pare nel solito modo, e andrà più che bene…
Ma il fatto che il discorso duri almeno cinquanta minuti è un tuo omaggio al precompianto Presidente Fidel, o un’espressa richiesta dell’organizzazione? Comunque, con il dovuto rispetto per la medesima organizzazione, secondo me l’arte contemporanea è una cosa che o ti piace o non ti piace e vale solo il test del risveglio: vorresti che questo quadro fosse davanti al tuo letto la mattina quando ti svegli? Se si è arte, se no no. Ad esempio un miro’ io vorrei avercelo appeso in camera mia, una installazione giapponese retroilluminata contemporanea no, anche perché essendo retroilluminata, probabilmente causerebbe disturbi del sonno.
Sabato sono andato alla galleria d’arte del mio amico Gianmarco in centro a Bologna, che è più un buco d’arte, un corridoio largo due metri e lungo cinque. Era un mese che mi parlava della performance di questo artista che si chiama Muzzolini, alla fine mi ha convinto ad andare anche se ero scettico. Entro e ci sono dei parallelepipedi come di ghiaccio sporco grandi mediamente come un mattone, messi ai lati sopra sgabelli e tavolini di varie altezze e forme. E subito ho pensato Son capace anche io, di far l’arte. Poi a guardare meglio si vedeva dentro qualcosa, in questi blocchi di ghiaccio ma non si capiva proprio cos’era. Col caldo umano di tutta la gente che c’era e per l’angustia del luogo il ghiaccio ha iniziato a sciogliersi dentro delle bacinelle che io non avevo neanche notato, stavano sotto ai tavolini, con tutto un rumore di gocce di pioggia dentro pozzanghere. Poi sono cominciati a spuntare pezzi di metallo che appartenevano a qualcosa di più grande, ma ancora non si capiva cos’era, visto che era ancora immerso nel ghiaccio sporco. Allora ho ripensato Son capace anch’io, di far l’arte. Poi quando il pubblico era già lì che mormorava scontento e neanche stava più attento, il ghiaccio si scioglieva del tutto e all’improvviso scattavano le trappole per topi e i meccanismi a molla che c’erano dentro a questo benedetto ghiaccio e dal nulla saltava fuori l’artista Muzzolini, che si eran dimenticati tutti di lui, e diceva Queste sono trappole per occhi. Così, alla fine, l’arte concettuale ci ha rubato un’ora della nostra vita e un’ora dei nostri pensieri.
Saluti
Mattia F
Non lo so, raccontare la pittura ai ciechi, che ne so, la musica ai sordi, sembrano cose bellissime, però a pensarci sono cose anche crudeli, anche cattive. Anche se nessuno lo ammetterà.
Secondo me, eh, secondo me.
non lo so se sono d’accordo, ci devo pensare un po’. Però questo commento mi piace, ha molto senso.
credo che un cieco abbia tutto il diritto di sapere qualcosa dell’arte contemporanea, se gli interessa. perché magari a lui interessa, anche se non la può vedere… perché mai, parlando con un cieco, dovremmo far finta che non esistesse tutto ciò che lui non potrebbe vedere? forse è più crudele nei loro confronti non parlarne, far finta di nulla, evitarci l’imbarazzo, privarli dell’unico modo che hanno di conoscere (se lo vogliono) qualcosa.
forse c’e’ da considerare che ci sono i ciechi dalla nascita, e i ciechi che invece lo sono diventati dopo, e che l’arte l’hanno vista
Quella di parlare d’arte a un pubblico che non può guardarla è una bella sfida, ma per uno scrittore, se è bravo, non dovrebbe essere una missione impossibile. Secondo me usare la parola cieco è corretto e non offensivo, tanto è vero che nei nomi delle varie associazioni e unioni italiane è tranquillamente utilizzata. Però non vedente è una parola onesta e comprensibile, non è come dire di colore, isola ecologica, extracomunitario. Anch’io penso che la descrizione delle opere d’arte non dovrebbe essere di tipo visivo. Non mi sembra proprio che parlare di musica ai sordi e di arte ai ciechi sia crudele.Faccio l’insegnante di sostegno, e quando c’è da fare una cosa che sembra incompatibile con la diagnosi di un ragazzo, io ci provo lo stesso, e ne succedono di belle. Buona fortuna scrittore.
Forse a qualcuno farà piacere sapere che nell’organizzazione della rassegna, che ha sei date, se non sbaglio, c’entra l’istituto Cavazza di Bologna, che è, se non sbaglio, l’istituto bolognese collegato all’unione italiana ciechi. Detto questo, grazie a tutti dei commenti, il discorso ha preso la sua strada e va via per conto suo. State bene, e non arrabbiatevi.
Tanti dicono che l’arte contemporanea sia incomprensibile, scandalosa, irrispettosa e che di tutto si possa parlare tranne che di arte. Per me l’arte contemporanea è come un sacco con dentro un disordine tale di colori, punti, forme senza forma, figure senza figura, linee senza linea ecc, che però se ci pensi bene un suo ordine poi il sacco ce l’ha. A me tutto questo sembra bellissimo.
Ciao Paolo
@Patrizia: Se leggessi qualcuno che scrive con un disordine tale di parole, punti, frasi senza senso ecc, non credo diresti le stesse cose.
E c’è da chiedersi perché.
@paolonori: Perché?
non è per dire, però lo dico, a me hanno sempre detto di avere le ossa pesanti. sono piuttosto magra però ergo, deve per forza essere colpa delle ossa, visto che non si può parlare di massa muscolare o grassa
quindi, io penso che lei potrebbe credere a chi le dice/eva di avere le ossa pesanti, e poi, a onor del vero, ieri sera l’ho vista a Roma, e dall’ultima volta, secondo me, lei è piuttosto dimagrito. ecco.
Sì Francesco è probabile, ma il “bello” dell’arte contemporanea secondo me è la libertà che ti lascia nell’interpretazione e nel giudizio estetico dell’opera. Quanto alla letteratura, sono pronta anche a valutare scritture “disordinate”, ma poi la letteratura è arte?
Dal Dizionario della lingua italiana Devoto Oli, arte è considerata qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.
ho fatto il servizio civile, quando ancora esisteva il servizio civile obbliigatorio, e lo dico perché non sembri una vanteria, dunque… sono stato obbligato a fare il servizio civile obbligatorio presso l’associazione italiana ciechi di guerra. mi occupavo di una signora, iole si chiamava, che era diventata cieca per via che le era esploso un ordigno militare proprio sotto i piedi. comunque. un giorno siamo andati a pisa, dove la iole si faceva delle applicazioni agli occhi, eravamo in piazza dei miracoli e mi ha detto, bello eh? non è bello?
allora mi sono guardato intorno, aveva ragione.
Una volta che uscivo insieme dall’ufficio con un collega cieco, mi sono offerta di accompagnarlo e lui ha detto di sì che doveva andare a noleggiare un film. Era una cosa che faceva abitualmente e dopo al videonoleggio l’ho sentito che diceva: questo film l’ho già visto.
Ahahahahah!
Basta che uno scrittore chieda dei consigli e subito scopriamo decine di “scrittori” in grado di darglieli! Spettacolare!Ho letto tutti i commenti apposta, perchè sapevo che la tua richiesta avrebbe fatto alzare un sacco di manine “io!io!” pronte a suggerirti, che loro sanno cosa devi scrivere.”E attento che le parole hanno un sgificato, eh?”;))Poi ho letto che il tuo discorso ha già trovato la sua strada, ma non ne dubitavo!
Ieri sera siamo stati all’inaugurazione del caffè letterario di Gianna, a Parma.E’ un locale davvero molto bello, quando hai occasione, passa, se non ci sei già stato.
Un abbraccio.