Paratesti (2)

mercoledì 22 ottobre 2008

Il 31 ottobre esce un libro che ha dei paratesti (insieme delle produzioni verbali e non, che convergono verso un testo letterario e a esso si riferiscono, aiutandone la fruizione e la comprensione da parte del pubblico – De Mauro) che son questi qua:

Copertina:

Bandella di destra:

Ho un po’ vergogna a dire che questi discorsi li ho scritti molto velocemente, perché a dire così sembra quasi che me ne vanti e ho letto, tempo fa, L’elogio della follia, di Erasmo da Rotterdam, dove Erasmo da Rotterdam, se non ricordo male, prendeva in giro quelli che si vantavano di aver scritto i loro libri molto velocemente. Io non me ne vanto, però li ho scritti molto velocemente, questi discorsi pronunciati nel corso degli anni e che trattano: delle biblioteche come agenzie ippiche; di Enzo Jannacci come uno tra i principali scrittori italiani contemporanei; della traduzione in una lingua inventata; del rapporto tra storia e letteratura; del tentativo fallito di esaurire la città di Scandiano; di un posto in cui non tira il vento ma si alza un mite grecale; di Cesare Zavattini; dell’inizio di Anna Karenina; della fine di Anna Karenina; delle bandiere anarchiche (p. n.).

Bandella di sinistra:

Paolo Nori, nato a Parma nel 1963, ha pubblicato dei romanzi, il quarto si intitola Diavoli (Einaudi 2001), il quartultimo Noi la farem vendetta (Feltrinelli 2006).

Quarta di copertina:

Secondo me, adesso io non son pratico, ma secondo me anche il capo dello stato, per il suo discorso dell’ultimo dell’anno, se lui per esempio cominciasse dicendo Cari italiani, quando comprate un uccello, guardate se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello.
Sarebbe un grande inizio, per il discorso di un capo dello stato.



14 commenti to “Paratesti (2)”

  1. Parafrasando:

    Secondo me anche il capo dello stato, per il suo discorso dell’ultimo dell’anno, se lui per esempio cominciasse dicendo Cari italiani, quando date il vostro voto a un politico, guardate se ci sono i capelli o se non ci sono. E se ci sono, guardate se sono veri o sono finti. Se sono finti, non è un politico.

  2. Il discorso di fine anno del Presidente. E’ uno dei misteri gloriosi e misericordiosi dell’esistenza. Ha ascolti mostruosi e non ho mai capito perché. Tutti ripetono che è meglio nascere belli ricchi e sani che poveri, brutti e malati.
    Bella copertina e i temi son interessantissimi. Per me. Visto che io stesso lo sto scrivendo. Ciao

  3. … che son temi interessantissimi.

  4. Per es. ho il sospetto che il Capo dello Stato (con rispetto parlando) non è un uccello. Oppure è un uccello con la dentiera.
    PS
    Però, potevi scrivere almeno che vivi tra Parma e Bologna.

  5. Hai ragione, Giancarlo, potevo.

  6. Quando scriviamo un libro, ne scriviamo, in verità, più d’uno: quello che scriviamo e quelli che potevamo.

  7. La corsa dei potevo nella testa di chi scrive è paragonabile a quella degli spermatozoi: un tutti contro tutti per prevalere sugli altri e raggiungere lo scopo ultimo, fertilizzare la pagina.
    Ogni scrittore, per il solo fatto di pensare, è responsabile di un continuo genocidio di idee.

    E’ chiaro che ho bevuto. Paolo, cancella questo post!

  8. Va bene così, sono dei discorsi, mica dei libri. Erasmo secondo me i discorsi non li scriveva, andava un po’ a braccio così anche lui, senza microfono.

  9. Farà degli ascolti altissimi il discorso del presidente perchè lo fanno a reti unificate. Che poi io non capisco mai cosa dice e devo leggere l’interpretazione il giorno dopo sui giornali. Certi anni credevo di aver visto il discorso di un altro capo dello stato.

  10. Anche se ho un bel po’ di libri da leggere, non ho resistito, son passato in libreria a comprarlo, solo non lo trovavo, ho guardato dappertutto, non lo trovavo, poi mi è venuta un’idea, Ma non è possibile, ho pensato, Bon, proviamo, ho pensato anche, l’ho trovato, era in mezzo ad altri due libri, uno era Come vincere la timidezza, l’altro invece era Parlare in pubblico.
    (inutile che ti dica che mi è piaciuto, e molto, vero?)

  11. così a volo… finalmente m’è arrivato e lo sto leggendo e mi pare una delle cose più gustose delle tante che hai scritto (che poi, “una delle cose più gustose” non è un’espressione che tanto mi piace. Non è un’espressione poi così gustosa).
    E anche se, purtroppo, il russo non lo so leggere, l’attacco “trottola” delle Memorie del sottosuolo, m’ha fatto ricordare (con gran piacere) quando a Potenza se ne parlava (2001) e m’hai fatto sentire l’incipit in russo che suonava che era una bellezza.

  12. Sono molto contento, Giancarlo. Fammi sapere quando finisci.
    Stai bene.

  13. Ho finito mezz’ora fa. Ho la testa piena di scintille e te ne ho scritto (troppo lunga per il blog) sulla tua mail. Ciao

  14. Sul Foglio di oggi:

    Preghiera

    21 novembre 2008
    Proprietari di mono e bilocali delle città universitarie, padroni dalle mani adunche di Roma, Milano, Padova, Bologna, Parma, Firenze, Camerino, Urbino, vi prego di non abbassare gli affitti. Gli alti costi fortificano i giovani. Non per essere cattivi, anzi: chi non può pagare può tornarsene al paesello, farà contenta mamma e troverà spazio nell’agroalimentare. Lo dice anche Paolo Nori. Lui è un autarchico, lo scrittore più impermeabile alle parole d’ordine che abbia mai conosciuto. Nel suo ultimo libro, “Pubblici discorsi” (Quodlibet), scrive: “A Reggio Emilia non ci ho mai abitato. Non che non mi piaccia, solo le case costan troppo poco. Affitti troppo bassi, dopo spendo poco, devo lavorare meno, mi impigrisco, è finita”.

    di Camillo Langone