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Pan Musjalovič effettivamente

giovedì 7 dicembre 2017

Pan Musjalovič, effettivamente, mandava una lunghissima e (al solito suo) fioritissima lettera, in cui chiedeva che gli si facesse un prestito di tremila rubli. Alla lettera era accluso un biglietto di ricevuta, in cui si obbligava a restituire la somma in tempo di tre mesi: e sotto la ricevuta aveva apposto la firma anche pan Vrublevskij. Di lettere simili, e sempre munite di simili ricevute, Grušen’ka ne aveva già ricevute in gran numero dal suo «ex». La storia era incominciata fin da quando Grušen’ka era guarita, due settimane or sono. Essa aveva saputo, tuttavia, che nel corso della sua malattia i due pan eran venuti a informarsi della sua salute. La prima lettera ricevuta da Grušen’ka era una letterona su carta di gran formato, sigillata con un gran timbro con tanto d’iniziali, terribilmente oscura e arzigogolata, tanto che Grušen’ka, lettane soltanto mezza, l’aveva buttata via senza averci capito un’acca. Eppoi, altro che a lettere aveva da pensare allora. A questa prima, era seguita l’indomani una seconda lettera, nella quale pan Musjalovič chiedeva in prestito duemila rubli, a scadenza brevissima. Anche quest’altra lettera era stata lasciata da Grušenka senza risposta. Era seguita quindi tutta una serie di lettere, in ragione d’una per giorno, tutte ugualmente solenni e pretenziose, ma nelle quali la somma richiesta in prestito gradatamente s’era venuta abbassando, riducendosi a cento rubli, a venticinque, a dieci: e finalmente, un bel giorno, Grušen’ka aveva ricevuto una lettera, in cui i due pan le chiedevano un rublo solo, e accludevano la ricevuta, sotto la quale entrambi avevano apposto le loro firme.

[Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, traduzione di Agostino Villa, Torino, Einaudi 2014, p. 745]