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Palombari

sabato 14 novembre 2015

L’altro giorno è uscito un articolo di uno scrittore italiano contemporaneo che si chiama Fabio Genovesi che parlava di un libro di un altro scrittore italiano contemporaneo che si chiama Diego De Silva, e cominciava, questo articolo, dicendo che ogni scrittore ha il suo mestiere. «C’è chi scrive da architetto, – scriveva Genovesi, – chi da ingegnere, scalatore o musicista, ragioniere o equilibrista, ballerino, sarto o elettricista. Diego De Silva invece è un palombaro. E mentre comincia a scrivere un nuovo romanzo, – continuava Genovesi, – io me lo immagino che entra nel suo scafandro, un respiro lungo, si fa il segno della croce e poi giù nell’abisso ». Ecco, secondo me, magari mi sbaglio, ho letto qualche libro di Genovesi e io mi immagino che anche lui, Genovesi, scriva da palombaro, anzi, a pensarci bene, io ho l’impressione che cominciare a scrivere un romanzo, comporti sempre, inevitabilmente, questa cerimonia del respiro profondo, del segno della croce e del tuffo nell’abisso, e mi viene in mente lo scrittore russo Viktor Borisovič Šklovskij quando diceva che tutte le volte che cominciava a scrivere un romanzo aveva l’impressione di  dover fare una cosa al di sopra delle sue forze e che poi, un giorno, chissà come, si accorgeva che il romanzo che aveva pensato in tutti quei mesi che non sarebbe mai riuscito a scrivere, l’aveva scritto, era lì, c’era.

Ecco, chi scrive dei romanzi credo che sappia che scrivere un romanzo è una cosa così faticosa, e pericolosa, anche, un po’, che non sembra, probabilmente, vista da fuori, una volta un signore che ho incontrato in treno mi ha chiesto «Lei che mestiere fa?», «Scrivo dei romanzi», gli ho risposto, «Ho capito, – mi ha detto lui, – ma di mestiere?», «Scrivo dei romanzi», gli ho detto, «Ho capito, – mi ha detto lui, – ma i soldi, il mestiere che le fa guadagnare dei soldi, che mestiere fa?», mi ha chiesto lui, ecco, visto da fuori scriver dei romanzi non sembra neanche un mestiere, sembra un divertimento, invece, visto da dentro, uno che li scrive lo sa bene, tutti i segni della croce che sei costretto a farti se ti azzardi a immaginare di avere la sfrontatezza di scrivere addirittura un romanzo e di farlo addirittura come mestiere solo che poi, questa settimana, ho visto la la presentazione dei candidati sindaci di Milano del MoVimento 5 stelle e una candidata, una cinquantaduenne disoccupata che si chiama Patrizia Bedori, che era l’unica donna, quando l’hanno presentata, lei è arrivata sul palco e l’applaudivano in molti e lei, come prima frase, ha detto: «Essendo l’unica donna ovviamente ho la clap».

Ecco. Se consideriamo che poi Patrizia Bedori quelle primarie lì dopo le ha vinte, e che è quindi candidato sindaco di Milano del MoVimento 5 stelle, ecco io lì ho pensato che anche fare il politico, e in particolare il candidato sindaco di Milano del MoVimento 5 stelle, è una cosa che, prima  di cominciare, conviene tirare un bel respiro, o anche cinque o sei bei respiri, farti un bel segno della croce, o anche cinque o sei segni della croce, e poi via, giù nell’abisso, e spero per lei che non vinca.

[Uscito ieri su Libero]