Non solo computer

sabato 10 Ottobre 2015

Mercoledì mattina, ero a Bologna, volevo comprare un computer, sono entrato in un negozio di computer.
Non pensavo di aver fatto una cosa strana, invece, dopo venti minuti, sono uscito dal negozio di computer che non avevo comprato il computer e mi chiedevo come mai, se te entri in un negozio di computer e chiedi di comprare un computer, loro capiscono che vuoi comprare un’assicurazione.
Cioè ti dicono che il tuo computer che vorresti comprare, secondo loro ti conviene affittarlo, non comprarlo, e ti preparano una tabellina che salta fuori che per tenerlo due anni, in affitto, te devi pagare la stessa cifra che lo pagheresti a compralo. Solo che e a te, di solito, i computer ti durano quattro o cinque anni, ti vien da pensare che non ti conviene, spendere in due anni quello che spenderesti di solito in quattro o cinque anni. Allora glielo dici e loro ti dicono «Eh, però, così, se glielo rubano, gliene diamo uno nuovo». Che te, però, ci fai il conto, son ventitré anni che hai dei computer, non te han mai rubato uno. «Si vede che è stato fortunato», ti dicono loro.
Ecco.
A me, mercoledì mattina, mi è sembrato di essere come dentro una storia che raccontava un meccanico di Bologna che è una storia c che a me piace così tanto che l’ho già messa dentro a due libri la metterò anche dentro un terzo che sta per uscire spero di non averla mai messa dentro questa rubrica mi sembra di no.
Questo meccanico era un signore che si chiamava Benito, che diceva che c’era un suo amico che faceva il macellaio che quando era morto, e dei macellai nuovi avevan rilevato la sua macelleria e avevan cambiato l’insegna, che c’era un’insegna con le scritte di marmo, con le lettere ancora fasciste, quello stampatello fascista un po’ futurista, avevan tolto questa scritta di marmo così pulita che c’era scritto, semplicemente: «Macelleria», che era bellissima, secondo Benito, e quelli che l’avevan comprata, la macelleria, ci avevan cambiato la scritta ci avevan messo un’insegna luminosa con scritto: «Non solo carne».
«Che io, – diceva Benito, – cosa vuol dire? Che lì ci vuole una testa. – diceva. – Che mettere fuori quella roba lì ti può entrare dentro uno a dirti: “Buongiorno, io volevo del detersivo, alla lavanda, per cortesia”. Che te gli dici: “Guardi che questa è una macelleria”, e lui ti risponde “Ah, c’era scritto Non solo carne, pensavo che avevate anche i detersivi, alla lavanda”. Oppure può entrarti uno dirti: “Buongiorno devo giocare al lotto, 25 60 e 38 sulla ruota di Bologna, ambo e terno”, che lì, a parte il tempo che ti fan perdere, lì è la delusione, anche, che te la clientela gli proponi chissà cosa e poi gli dài quello che gli dan tutti gli altri, il contrario, bisogna fare, – diceva Benito, – che io, – diceva, – nel mio negozio, ci ho scritto, fuori: “Biciclette”; dopo tratto anche i motorini, e i clienti, una cosa del genere, loro la vedono come un regalo, non è una cosa dovuta, è un piacere che gli faccio io a loro, altro che Non solo carne», diceva Benito, e io lo capivo e adesso, secondo me, quando passerò davanti al negozio lì di Bologna dove ho provato a comprare un computer non ci sono riuscito, io penserò: «Non solo computer, assicurazioni, anche».

[Uscito ieri su Libero]