L’ultimo Pignagnoli ballabile al mondo

giovedì 17 20 Dicembre09

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Learco Pignagnoli è l’autore di una serie di singolarissime opere in prosa, comparse per la prima volta sul finire del secolo scorso sulla rivista «Il semplice» e poi raccolte in volume da Daniele Benati nel 2006 (Opere Complete di Learco Pignagnoli, Reggio Emilia, Aliberti editore, pp. 172, € 13).
Da questo volume, e in particolare dal risvolto di copertina, si ricavano le uniche indicazioni biografiche certe sul Pignagnoli, che sono le seguenti: «Learco Pignagnoli è nato a Campogalliano e a San Giovanni in Persiceto. Lavora presso la ditta Scoppiabigi e Figli, dove tiene dietro al loro lupo».
Iniziatore riconosciuto dell’assenzialismo, un movimento che sceglie «il non esserci come pratica, la pratica quotidiana di mancare a qualsiasi evento, l’essere assenti il più possibile a se stessi, agli altri e alle cose», Pignagnoli ha conquistato, nel corso degli anni, una serie di studiosi e di appassionati che si sono interrogati, hanno proposto interpretazioni e trovato nuove prospettive di lettura delle opere più controverse del Pignagnoli, come l’opera numero 1, per esempio: «Conoscevo uno che sbagliava sempre le parole. Una volta voleva dire polipo, ha detto flauto». O l’opera numero 13: «Tranne me e te, tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po’ strano». Oppure l’opera numero 14: «Alberto Bevilacqua, tutte le volte che pubblica un libro, mette una sua fotografia in copertina dove appare sempre sorridente e con il mento appoggiato alla mano chiusa a pugno. Che cazzo ha sempre da sorridere?». Oppure l’opera numero 16: «Era uno che beveva sempre delle grappe». Oppure l’opera numero 25: «Lo scrittore Alain Elkan, tutte le volte che pubblica un libro, mette una sua fotografia nel retro di copertina dove appare sempre pensieroso e con il mento appoggiato alla mano chiusa a pugno. Che cazzo ha da essere sempre pensieroso?». Oppure la numero 52: «Avrete di sicuro sentito parlare di quel tipo di Rubiera che un pomeriggio è venuto fuori dalla sua fabbrica e gli hanno tirato due fucilate. Be’, a sparargli è stato mio zio». O l’opera numero 72: E’ tutto il giorno che mi cadono delle cose di mano, fortuna che non sono mai di vetro. Anche prima, ero lì che pensavo a mio figlio e m’è caduto una matita. Per fortuna non era niente di vetro. Poteva essere l’orologio, anche se l’orologio delle volte può cadere sul cinturino. Io comunque di figli non ne ho. Ma pensavo: se avessi un figlio e fossi separato da mia moglie, che rapporto avrei con questo figlio? Sarei invidioso perché lui ha ancora l’affetto di una donna che io non ho più? Quando una fidanzata, o una moglie, ci lascia, vorremmo essere tutte le persone che hanno ancora a che fare con lei. Vorremmo essere loro anche se le disprezziamo. Casomai prima non le volevamo neanche vedere e adesso invece vorremmo sempre stare in loro compagnia perché è un po’ come stare in compagnia della donna che ci ha lasciato. Di lei naturalmente non si parla, ma la sua presenza è costantemente nell’aria. Sarebbe così anche con il figlio? Si starebbe in compagnia del figlio pensando a sua madre? Si farebbero domande indiscrete per sapere se frequenta qualcuno, mettendo in molto imbarazzo il figlio? Chi lo sa? Mio figlio, se avesse un figlio, io sarei suo nonno». O, per finire, la numero 95: «Bottazzi, gli ho scritto che volevo ammazzarmi, e m’ha risposto solo dopo due mesi».
Alcuni degli appassionati di Pignagnoli, detti anche «pignagnolisti», hanno organizzato, nel corso degli anni, vari convegni e giornate di studio sull’opera dell’autore di Campogalliano e di San Giovanni in Persiceto, e l’ultimo di questi convegni, il cosiddetto Pignagnoli ballabile, organizzato dall’Arci di Reggio Emilia, si replicherà, ultima replica al mondo, venerdì 18 dicembre all’Altro teatro di Cadelbosco sopra, in provincia di Reggio Emilia, alle ore 21, con la partecipazione di Daniele Benati, Ugo Cornia, Paolo Nori (che sono io che scrivo), Marco Raffaini e dei sette componenti del concerto a fiato l’Usignolo, diretti dal maestro Mirco Ghirardini.
Qualcuno potrebbe chiedersi come mai questo sarà l’ultimo Pignanoli ballabile al mondo. Non lo sappiamo.

[Dovrebbe uscire oggi su Libero]