L’inglese dello zio di Šklovskij

giovedì 9 marzo 2017

Šklovskij, Viaggio sentimentale

Era giornalista e geografo, scriveva su Russkoe Bogatstvo sotto lo pseudonimo di Dioneo: era segretario della Società Geografica russa. I suoi libri sono tradotti in molte lingue, il più noto è Nell’estremo Nord-Est dell’Asia. Dirò due parole su di lui per dare un’idea del tipo di famiglia da cui provengo e di certi tratti di costume e della mentalità di allora. Dopo uno sfortunato tentativo terroristico dei tardi populisti, fu esiliato a Kòlyma, in una zona del tutto selvaggia. Aveva il diritto di spostarsi come voleva, purché restasse nel settentrione. Imparò la lingua degli Jukaghiri e quella dei Ciuckci, si recò all’estremo nord della regione consentita, raggiungendo località nelle quali i russi erano affatto ignorati: ci si ricordava solo di aver veduto una volta, tanto tempo prima, un uomo con i bottoni lustri che aveva gridato qualcosa in una lingua incomprensibile – evidentemente era un sergente della polizia rurale. Ed ecco che proprio questo stesso Isaak Šklovskij, sempre con la pelliccia addosso, in mezzo al gelo perenne, vivendo in capanne nelle quali il fumo esce direttamente verso il cielo da un buco e dove il fuoco non viene mai spento, si lesse tutto Shakespeare e si imparò l’inglese. In seguito, prosciolto, venne inviato dal suo giornale a Londra, con il ruolo di corrispondente. Ma a Londra risultò parlare una lingua ignota a tutti, sebbene fosse in grado di leggere qualsiasi cosa. Imparò poi l’inglese degli inglesi, ma a voce preferì sempre spiegarsi in francese.

[Viktor Šklovskij, Viaggio sentimentale, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, SE 1991, p. 12]