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Le cose che si possono fare

giovedì 14 dicembre 2017

Io, per un certo periodo, appena preso il diploma, tra l’ottantotto e l’ottantanove, avevo lavorato in Iraq, a Baghdad, che c’era al potere Saddam Hussein.
Una volta, qualche tempo fa, una signora che era stata in Iran mi aveva detto che era stata in Iran, e io le avevo detto che per un po’ avevo vissuto in Iraq e lei m’aveva detto «Be’, in Iraq dev’essere un po’ pericoloso», e io le avevo detto «Ma no, allora c’era Saddam Hussein si stava bene». Dopo mi ero fermato avevo pensato «Ma cosa dici?».
Che il tempo fa delle cose stranissime, alla realtà, e io all’epoca non l’avrei mai detto, che si stava bene, in Iraq, ma allora, quando ci abitavo io, in Iraq, 1988-1989, tutto il paese era coperto di gigantografie di Saddam Hussein che son cose che restano impresse e poi dopo, quando tipo quindici anni dopo l’occidente stava per scatenare la seconda tempesta nel deserto, come han chiamato la seconda missione di pace da cui poi è saltata fuori la guerra in Iraq, in Italia era uscito un libro su Saddam Hussein e io, forse per quello, per il fatto che in Iraq ci avevo vissuto, l’avevo comprato e avevo cominciato anche a leggerlo.
Questo libro era stato scritto da un giornalista arabo che viveva in Italia e era una biografia molto dettagliata che cominciava fin dall’infanzia e diceva che la mamma di Saddam Hussein come mestiere faceva la puttana, e che lei suo figlio non l’avrebbe neanche voluto per quello l’aveva chiamato Saddam che significava Maledetto e effettivamente, diceva questo giornalista che poi avrebbe fatto carriera sarebbe diventato vicedirettore ad personam di un importante quotidiano italiano contemporaneo, e poi dopo si sarebbe anche convertito in mondovisione, e poi avrebbe anche fondato un movimento politico, mi sembra, questo giornalista scriveva che, effettivamente, con un nome del genere, Maledetto, era venuto poi fuori un bambino così cattivo che fin da piccolo quando andava alle elementari lui rubava le merendine ai suoi compagni di classe, e se i suoi compagni di classe se ne accorgevano e le rivolevano indietro lui le buttava per terra e poi le pestava coi piedi così non le poteva mangiare nessuno, diceva questo futuro vicedirettore ad personam convertendo in mondovisione che avrebbe anche fondato un movimento politico, forse, e queste cose le scriveva in un libro pubblicato da un’importante, rispettata casa editrice italiana, che io mi ricordo che avevo pensato che non avrei mai detto, che si potessero fare delle cose del genere, invece si potevano fare, si vede.

Quando avevo letto quella cosa di Saddam e delle merendine, mi era venuta in mente una mia amica che, quando facevo l’università aveva un fratello devoto a Sai Baba, e questo fratello, di quella mia amica, aveva insistito perché io vedessi un film sulla vita di Sai Baba.
Un documentario fatto da degli emiliani devoti a Sai Baba che erano stati là da Sai Baba per restituire agli emiliani che da Sai Baba non c’erano stati la realtà di Sai Baba per come la capivano loro, quella realtà lì.
Allora in questo film si diceva che Sai Baba, che per chi non lo sa era un santone indiano che aveva una pettinatura che sembrava uno dei Nuovi Angeli, cioè aveva una pettinatura da cantante pop–rock degli anni settanta, in questo film si diceva che Sai Baba, che la sua specialità era materializzare le cose, che i devoti di Sai Baba andavano là in India dove lavorava e si facevano vedere da lui e lui si faceva girar tra le mani un po’ di polvere e trac, ti materializzava quello di cui avevi bisogno: ti serviva una pietra della fortuna?, lui ti materializzava una pietra della fortuna, ti serviva la calma?, lui ti materializzava un amuleto che trasmetteva la calma, ti servivano dei soldi?, lui ti materializzava dei soldi, credo, non sono sicuro, insomma, quella lì di materializzare le cose era la sua specialità che lui, Sai Baba, fin da quando era piccolo, si diceva nel film, ne era dotato, tant’è vero che quando andava alle elementari materializzava le merendine per i suoi compagni di classe, si diceva nel film, mi son ricordato quando ho letto l’inizio del libro su Saddam Hussein del futuro vicedirettore ad personam e mi è venuto da immaginarmi un’altra realtà, una realtà aumentata, dove, nella classe di Saddam Hussein, dopo che lui aveva rubato e calpestato le merendine dei suoi compagni di banco, passava Sai Baba e ripristinava la situazione iniziale, ognuno con la sua bella merendina.