La giornata

giovedì 12 gennaio 2017

undici treni

Il mattino dopo, ero uscito di casa, in quei giorni lì, quando uscivo di casa, mi aspettavo sempre che spuntassero dei detective sardi che mi seguivano, e quel mattino, sotto casa nostra c’era un piccolo parcheggio e quel mattino c’era un uomo che aveva appena parcheggiato la macchina e si era allontanato in direzione della clinica privata ma aveva il dubbio di non aver parcheggiato bene ogni due secondi si voltava a guardare la macchina come se con la forza dello sguardo avesse potuto spostarla o come se quella macchina lì, messa un po’ male, fosse per lui un mostro dietro le spalle, una specie di buco nero che poteva allungare verso di lui dei tentacoli di antimateria in forma di multa.

L’avevo guardato per qualche secondo poi mi ero voltato, avevo visto Pietramellara in divisa ginnica che usciva dal nostro portone.
Allora, forse perché mi ero immaginato che fosse morto, mi ero sentito come in dovere di risarcirlo gli avevo detto «Buongiorno, va a correre?», una bella domanda, proprio un bel risarcimento.
«Sì» mi aveva detto lui.
«Che giro fa?» gli avevo chiesto io.
«Arrivo fino al cimitero, poi torno indietro, poi vado ancora fino al cimitero, poi torno ancora indietro son dieci chilometri, in tutto» mi aveva detto, e io gli avevo detto «Dieci chilometri, un bel giro, buona corsa» gli avevo detto, e intanto che lo guardavo che partiva avevo pensato che lui, Pietramellara, correva da davanti al Tristobar, cioè praticamente dall’agenzia di pompe funebri, quella vicino all’ospizio Villa Fiorita, fino al cimitero, poi dal cimitero, fino all’agenzia di pompe funebri (quella vicino all’ospizio Villa Fiorita), poi dall’agenzia di pompe funebri (quella vicino all’ospizio Villa Fiorita), fino al cimitero, poi dal cimitero fino all’agenzia di pompe funebri (quella vicino all’ospizio Villa Fiorita), proprio un bel modo di cominciar la giornata, avevo pensato.