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Kiss & ride

domenica 13 agosto 2017

Io, i treni, credo di prendere più o meno 400 treni l’anno, e quasi tutti questi treni che prendo, siccome abito a Casalecchio di Reno, che è un posto vicinissimo a Bologna, quasi tutti i treni che prendo, o partono da Bologna, o arrivano, a Bologna, e allora la stazione di Bologna, tra tutte le stazioni italiane, è la stazione più difficile, per me, da raccontare; che sembrerebbe una cosa paradossale invece non è paradossale per niente. E per spiegare perché non è paradossale dico una cosa che ho già detto tante volte e che ho scritto anche in un libro che si chiama Scuola elementare di scrittura emiliana per non frequentanti, che mi rendo conto che non è una cosa bellissima, scrivere una cosa che si è già scritta da un’altra parte, solo che io credo che la stragrande maggioranza dei lettori della Verità i miei libri non li abbian mai letti, e allora mi posso permettere anche di fare una cosa del genere che di solito non bisognerebbe farla, quindi la faccio.
Quando avevo quindici anni, mi piaceva disegnare, ma non avevo idea della tecnica, del disegno, e allora avevo comprato in edicola un corso di disegno a puntate, una dispensa, e la prima cosa che c’era scritto, in quella prima dispensa era che loro, con quel corso di disegno, mi avrebbero insegnato la tecnica, ma quel che volevano insegnare a quelli che avrebbero fatto quel corso, era la cosa più difficile da fare, per imparare a disegnare, vale a dire: guardare.
Che io mi ricordo mi ero sentito imbrogliato: “Son quindici anni, che guardo, – avevo pensato, – son capace, di guardare”. Solo che poi, ero andato avanti a leggere, loro mi proponevano di fare una prova, quelli del corso di disegno. «Provate a pensare a una persona che vedete spesso e che non è con voi in questo momento, – c’era scritto, – provate a pensare alla sua testa, che forma ha? È ovale o tonda? La linea delle orecchie è sopra o sotto quella delle sopracciglia? Che distanza c’è tra l’attaccatura dei capelli e la radice del naso? Gli occhi come ce li ha, distanziati o ravvicinati?»
Io avevo pensato al mio compagno di banco, che si chiama Bruno Pelosi, e non avrei saputo rispondere a nessuna di queste domande. Avrei saputo solo dire che era biondo e aveva gli occhi azzurri. Ero così convinto di sapere com’era, il mio compagno di banco, che non lo guardavo: mi stava di fianco, tutti i giorni, nel suo imballaggio su cui c’era scritto: «Bruno Pelosi, compagno di banco».
Il giorno dopo, ero andato a scuola l’avevo guardato e l’avevo visto fuori dall’imballaggio e mi ero accorto che aveva gli occhi molto ravvicinati, forse è la persona con gli occhi più ravvicinati che abbia conosciuto in vita mia.
Ecco, con la stazione di Bologna, uguale; se penso alla stazione di Bologna, la prima cosa a cui penso è l’orologio di sinistra, a guardar la stazione, che segna le 10 e 25, l’ora dell’esplosione del 2 agosto del 1980; i capelli biondi e gli occhi azzurri, che ho ritrovato l’altro giorno, il 2 agosto, di sera, quando sono andato a sentire una mia amica che leggeva una cosa, nel piazzale della stazione, un racconto su una delle vittime della strage, e quella sera mi han detto che Giovanni Lindo Ferretti, l’ex leader dei CCCP, in un’intervista aveva detto che, secondo lui, la bomba l’avevano messa i palestinesi, che è un punto di vista interessante, così come interessante mi era sembrato il commento di Luca Bottura che aveva scritto «Giovanni Lindo Ferretti dice che a metter la bomba il 2 agosto 1980 sono stati i palestinesi. E Albano? Non dice niente Albano?». Ma, a parte Albano e Giovanni Lindo Ferretti, io devo dire che, quando son tornato alla stazione di Bologna l’8 di agosto per scrivere questo pezzo, non ho visto niente, cioè ho visto che ci sono 5 piani, il piano zero, quello dei binari, il piano meno 1, quello dei sottopassaggi, il piano meno 2, che si chiama kiss & ride, dopo ne parliamo, il piano meno 3, che è la hall della stazione ad alta velocità, e il piano meno 4, che è il piano dei binari ad alta velocità.
Kiss & ride, per me, io non capisco cosa vuol dire, un po’ come implementare: cosa vuol dire, implementare? Io, ho 54 anni, non ho mai implementato niente, nella mia vita, oppure come startup: tutti parlano di startup, io non ho mai capito cos’è, una statup, e quando, sotto casa mia, hanno aperto un’agenzia di pompe funebri, volevo entrare e chiedere «Scusate, voi siete una startup?», poi non ho avuto il coraggio.

Insomma, non ho visto niente, della stazione di Bologna, solo cose che sapevo già, occhi azzurri capelli biondi, l’unica cosa che mi sono segnato che i maschi, la maggior parte, avevano le braghe corte, che è una cosa che non credo succedesse solo alla stazione di Bologna, l’8 agosto di quest’anno.
Quindi, secondo me, per chiudere questo pezzo, conviene tornare a Albano, o, meglio, a Giovanni Lindo Ferretti, che, prima di essere un esperto di terrorismo internazionale era stato un punk, e di lui come punk parla un pezzo scritto da Mauro Orletti nel Repertorio dei matti della città di Bologna:
«Uno era punk ininterrottamente dal 1981. Aveva in qualche modo collaborato con Attack Punkzine e si ricordava perfettamente di quando il Cassero era diventato il centro nevralgico della scena punk italiana e tutti lo chiamavano “Punkaminazione”. Aveva visto nascere e, man mano sciogliersi, band storiche come i Tampax, i Kandeggina Gang e i Blue Vomit. Aveva visto molti dei suoi amici punk rientrare nella società borghese e trovarsi perfettamente a loro agio. A 52 anni si considerava praticamente l’ultimo superstite del movimento. Portava una cresta azzurra e molti dei suoi abiti erano gli stessi che indossava ai tempi d’oro del punk, solo un po’ più attillati. Ascoltava ancora musicassette, andava ai concerti, si ubriacava, contestava e faceva tutto quelle cose che, a suo dire, un vero punk doveva fare. Quando era uscito il film “Fedele alla linea” aveva deciso di andarlo a vedere perché lì, alla fine della proiezione, ci sarebbe stato un dibattito e a questo dibattito avrebbe partecipato Giovanni Lindo Ferretti, che fedele alla linea non lo era stato per niente: ex cantante dei CCCP, ex cantante del Consorzio Suonatori Indipendenti e, da ultimo, fondatore dei PGR, Per Grazia Ricevuta. A un certo punto, dopo la proiezione, dal pubblico un po’ ingessato della sala si era alzato questo signore di mezza età, con una cresta azzurra in testa, i pantaloni di pelle e la maglietta strappata dei Ramones, e aveva detto a Ferretti: «Nessuno di noi vuole giudicarti, rispettiamo le scelte di tutti e anche le tue. Non parleremo di tradimento e non ti chiederemo di fare un passo indietro. Però pensiamo sia giusto, da parte tua, dare delle spiegazioni. Spiegare a quelli come noi, ad esempio, in che modo ti poni nei confronti dell’esercizio del potere temporale da parte della Chiesa.»
«Ma noi chi?» aveva chiesto Giovanni Lindo Ferretti.
«Noi in quanto movimento punk», aveva risposto l’ultimo superstite del movimento».

[Uscito ieri sulla Verità]