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Intelligenti e intelligentissimi

sabato 28 maggio 2016

Questa settimana si è parlato molto del referendum costituzionale che ci sarà quest’autunno e la ministro Maria Elena Boschi ha detto che, anche se la posizione ufficiale dell’ANPI (l’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia) e di dire no al referendum, ci sono dei partigiani veri, non quelli che sono arrivati dopo, quelli che hanno fatto la resistenza, che voteranno sì, e così dicendo ha dato il via a una polemica commentata da molti e che a me ha fatto venire in mente una volta che, per una rivista, ho parlato con Piergiorgio Bellocchio, quello che faceva Quaderni piacentini che, non mi ricordo bene il motivo, forse non c’era un motivo preciso, ma Bellocchio ce l’aveva molto con D’Alema, ce l’aveva talmente con lui che non lo chiamava neanche per nome, lo chiamava Richelieu, o Barbisino, e la nostra conversazione, si doveva parlare di tutt’altra cosa, dell’Emilia, era finita con queste parole, cito a memoria: «Ma quello lì’, Richelieu, Barbisino, dicon tutti che è così intelligente è così intelligente, la prende sempre nel culo, era meglio uno più stupido». Ecco a me, l’uscita sull’ANPI della Boschi è un’uscita che uno così intelligente come D’Alema credo non avrebbe mai fatto e mi è venuto il dubbio che la Boschi l’abbia fatta non perché è stupida, ma perché è così intelligente che sa che a dire ogni tanto qualche cosa di stupido si rischia di vincere, magari. Però devo dire che a me, questa cosa della riforma costituzionale è un argomento al quale non sono capace di appassionarmi, e che se devo pensare alla politica a me viene in mente una cosa che ha scritto una volta un signore che si chiama Marco Pannella del quale, anche di lui, si è parlato molto, questa settimana, e che nel 1973 ha scritto «Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie. Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti». E questa idea di politica di Pannella mi sembra vicina all’idea di letteratura di un signore svizzero che si chiama Peter Bichsel, che alla fine di un ciclo di lezioni che a tenuto nel 1981 a Francoforte, ha congedato così i suoi studenti «Signore e signori, cari amici, vi ringrazio. All’inizio avevo molta paura di voi ma siete stati molto gentili e io ho preso a volervi bene perché ho visto che vi si può raccontare delle storie. Avete fatto una cosa che tutti noi dovremmo fare molto di più: avete dato il vostro consenso alle mie storie. Il mondo sarebbe più bello se consentissimo al nostro fidanzato o alla fidanzata, alla moglie, al marito, ai figli… anche al vicino di raccontarci le loro storie» (la traduzione è di Anna Ruchat).

[uscito ieri su Libero]