In questi tempi così confusi

sabato 30 agosto 2014

Siccome il 2015 sembra che sia il trentesimo anniversario delle Lezioni americane di Calvino, che son quelle lezioni in cui Calvino aveva scelto sei parole chiave per il nuovo millennio (leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza), che sarebbe poi, come millennio, il nostro millennio dove noi ci viviamo, mi hanno chiesto, in occasione dell’imminente Festivaletteratura di Mantova, che comincia la prossima settimana, di scegliere una parola che secondo me potrebbe aiutarci, in questi tempi così confusi, e io, eran dei giorni che ero un po’ confuso anch’io, avevo appena finito di rivedere un romanzo e avevo ancora nella testa tutte le revisioni non riuscivo a scrivere niente l’unica cosa nuova che mi era venuta l’avevo scritta sopra un quaderno e faceva così: «Ci sono dei giorni, come oggi, che mi sembra di essere una forma di vita non intelligente».
Allora avevo pensato di scegliere la scarsa intelligenza, o la stupidità, come parola che ci potrebbe aiutare, in questo nuovo millennio, solo che mi avevano dato 350 caratteri, e per spiegare perché la scarsa intelligenza o la stupidità ci potevano aiutare mi sembravano un po’ pochi.
Allora mi è venuto in mente quel personaggio di Balzac, Monsieur Hulot, che, a un certo punto, nel romanzo La cugina Bette, dice: «Sono senza una lira, senza speranza, senza pane, senza pensione, senza una donna, senza figli, senza asilo, senza onore, senza coraggio, senza un amico e, oltretutto, mi son scadute delle cambiali». Ecco, a me, in quel momento lì, Monsieur Hulot, quando avevo letto La cugina Bette per la prima volta, mi era sembrato un personaggio bellissimo. Allora ho pensato che avrei potuto scegliere il fallimento, come parola che ci poteva aiutare in questo momento così confuso, solo che, ancora, 350 caratteri mi sembravano troppo pochi, per raccontare perché il fallimento.
Allora mi è venuta in mente una piccola prosa di Beckett che dice: «La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate». Allora ho pensato che avrei potuto scegliere disperazione, come parola che ci poteva aiutare in questo nuovo millennio, solo che, ancora, 350 caratteri mi sembravano troppo pochi, per raccontare perché la disperazione.
Allora ho pensato che, forse, una parola che le riassumeva forse un po’ tutte e poteva forse andar bene, era l’ignoranza, e che forse era lei, che ci poteva aiutare in questo momento così confuso, e ho scritto: «Io, non ne so niente, ma se dovessi scegliere farei conto sull’ignoranza, sulla consapevolezza del fatto che non sappiamo niente, e la opporrei alla presunzione di sapere tutto che è una reazione automatica che ci vien dalla scuola che mi sembra rifletta una cupidigia e un’ignoranza al cubo che son molto peggio dell’ignoranza schietta, secondo me».

[Uscito ieri su Libero]