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giovedì 27 maggio 2010

L’altro giorno, a Montemurlo, si è parlato di come sono diversi il russo e l’italiano, e del fatto che i primi versi dell’Onegin, Moj djadja samych čestnych pravil, / kogda ne v šutku zanemog, / on uvažat’ sebja zastavil / i lučše vydumat’ ne mog (Di principi onestissimi, mio zio, / or che giace ammalato per davvero, / fa sì che lo rispetti anch’io; / e non poteva aver miglior pensiero [tr. E. Lo Gatto]) in Russia li capiscano anche i bambini, mentre, per dire, Ei fu, siccome immobile, / dato il mortal sospiro, / stette la spoglia immemore, / orba di tanto spiro se lo dici a un bambino chissà cosa capisce, adesso quando torno a Bologna voglio provare, ho detto l’altro giorno, ed era già la seconda o la terza volta che lo dicevo e non l’avevo mai fatto.
Allora ieri, quando sono arrivato da una bambina di cinque anni le ho detto Adesso ti dico una cosa e tu mi dici quello che capisci, Va bene, mi ha detto lei, e io le ho detto Ei fu, siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro, e poi le ho chiesto Cos’hai capito?
E lei ci ha pensato un po’ e poi mi ha detto: Che lui gioca con il memory in piedi immobile respirando.