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Il suo carattere fuligginoso e monocromo (e il loro sguardo)

giovedì 20 novembre 2014

brodskij, clio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se si è nati in Russia, la nostalgia per una genesi alternativa è inevitabile. Gli anni Trenta erano abbastanza vicini, dal momento che io sono nato nel 1940. Ciò che rendeva il decennio anche più congeniale era il suo carattere fuligginoso e monocromo, dovuto principalmente alla parola stampata e al cinema in bianco e nero: il mio Paese natale aveva la stessa sfumatura e la mantenne per parecchio tempo, anche dopo l’invasione della Kodak. MacNeice, Auden e Spender – li nomino nell’ordine in cui li scoprii – mi fecero sentire subito a casa. Non fu la loro visione morale, dato che il mio nemico, credo, era più terribile e onnipresente del loro; fu la loro poesia. Mi liberò dai ceppi: soprattutto da quelli dei metri e delle strofe. Dopo Bagpipe Music, il buon vecchio tetrametro legato in quartine sembrò – se non altro all’inizio – meno allettante. Ciò che poi trovavo straordinariamente attraente era la capacità, comune a tutti loro, di gettare uno sguardo sconcertato su quanto è usuale.

[Iosif Brodskij, Il miagolio di un gatto, in Profilo di Clio, a cura di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003 (2), p. 273]