Il finale nel romanzo

venerdì 5 maggio 2017

Prendiamo, ancora, il finale di Delitto e castigo: Raskol’nikov è nella colonia penale, non ama gli ergastolani che, a loro volta, gli sono nemici, ma in lui comincia un mutamento e questa sua metamorfosi è già, potenzialmente, un nuovo romanzo. Esattamente analoga è la fine di Resurrezione: anche la storia della metamorfosi di Nechljudov implica un nuovo romanzo. Ma questo nuovo romanzo non è stato scritto. Ecco perché dico che non esistono romanzi che abbiano una fine. Il romanzo può finire, ma non ha fine. Tackeray diceva che ogni volta che scriveva un romanzo avrebbe voluto che a finirlo ci pensasse il lacchè che gli puliva le scarpe. /…/ Degli epiloghi, Thacheray ha scritto che assomigliano a un tè troppo dolce lasciato nella tazza dalla governante. Ecco: il finale, nel romanzo, è proprio questo avanzo sdolcinato. Come si concludono, per esempio, i grandi libri, le grandi tragedie di Dickens? Di colpo e per caso l’uomo ritrova il proprio posto nella società e nella vita. Il figlio illegittimo viene riconosciuto dal padre, oppure il protagonista si sposa, oppure riceve un’eredità, oppure parte per l’Australia, ma è solo una convenzione.

[Viktor Šklovskij, Testimone di un’epoca. Conversazioni con Serena Vitale, Roma, Editori Riuniti 1979, pp. 17, 19]