Ieri pomeriggio
Ieri pomeriggio, tornavo a casa in bicicletta, avevo appena sentito per radio che la novità, nella narrativa italiana del 2008, era l’autofiction, i romanzi autobiografici, se così si può dire, io direi pseudo, autobiografici.
A un certo punto, all’altezza di via Battindarno, ho pensato che 10 anni fa, non so, Generation of Love, di Matteo B. Bianchi, o Sulla felicità a oltranza, di Ugo Cornia, erano già romanzi pseudoautobiografici già 10 anni fa.
Poi mi è venuto in mente che, all’inizio del secolo scorso, La coscienza di Zeno, per dire, era già un romanzo pseudoautobiografico già all’inizio del secolo scorso.
Poi mi sono mosso l’obiezione che Svevo però cambia i nomi. È vero, mi sono detto. Allora Dante. La divina commedia. Lì i nomi sono uguali.


eh, però non si chiamavano autofiction…
Io quella cosa lì dell’autofiction l’avevo letta qualche settimana fa in un articolo del Manifesto e vi avevo pensati, che insomma, essere promossi a genere è anche lusinghiero. Ecco, forse è questo: La coscienza di Zeno non si può dire che appartenesse a o creasse un genere, la Commedia men che meno.
Secondo me non c’è nessun genere nuovo, c’è solo una nuova etichetta. Questa è una cosa anche interessante.
In realtà l’unica biografia di dante, è quella in cui parla del suo amore per beatrice, ed è intitolata “la vita nova” se nn ricordo male.Non prendete la Commedia come un’esperienza biografica, perchè sono in molto a parafrase “Nel mezzo del cammin di nostra vita” con “all’incirca quando avevo 33 anni”. Il primo a parlare del proprio io dovrebbe essere Francesco Petrarca. Però Dante è catalogato in un genere: il dolce stil novo; Petrarca un genere lo ha inventato ed è il Petrarchismo, che fu pure il primo movimento dove tutti guardavano il dito e non la direzione da seguire. Questo ve la butto lì, fra uno spogliarello e un altro. Per Carlotta, la Commedia appartiene a un genere, infatti nel Medioevo erano tantissime le opere simili e antacedenti alla Divina Commedia.
Io penso che sono tutte operazioni intellettuali, artificiose, costruite a tavolino.
Io penso che ho scritto un romanzo autobiografico, o pseudoautobiografico, e siamo a Dicembre, e nessuno mi pubblica.
Io penso che nel 2009 scriverò lo stesso romanzo, scriverò una sinossi nella quale dirò che si tratta di un romanzo antibiografico, o pseudoantibiografico, e verrà Dicembre, e nessuno mi pubblicherà.
Poi un anno diranno che la novità, per quell’anno, sono i romanzi che nessuno ha voluto pubblicare, e verrà Dicembre, e io sarò pronto.
Quell’esempio lì del dito e della luna, ne parlavamo sabato alla riunione dell’accalappiacani, la si è sentita tante di quelle volte, quella frase lì, che oramai non si può più sentire, è frantumata, è scaduta, come la cosa lì della parola crisi che in cinese significa anche opportunità, o quella che gli eschimesi hanno quaranta parole diverse per dire bianco, o neve, non mi ricordo bene. Non mi sarei mai aspettato, due giorni dopo, di vederla scritta da un dantista, per quanto spogliarellista. Però bello. Dopo poi sì, La vita nova, hai ragione, Eva, ma che nella Divina commedia non ci siano elementi autobiografici, non so, forse mi ricordo male. Ma, a parte quello, è molto bello come qui si prende tutto sul serio, dico sul serio, è bello, e mi sorprende, spesso. State bene.
Nella Divina Commedia di elementi autobiografici, butto lì togliendomi il reggiseno,ce ne sono molti, però l’esperienza dell’esser ramingo di Dante, è errante -non in quanto girovagare- ma in quanto a sbagliare;poichè se forse in Don Chisciotte c’è qualcosa di Dante, butto lì sfilandomi le calze, è folle leggere aspetti temporali/biografici lì dove c’è anima ed esistenzialismo.e anche lì un dito mostra la luna, mentre si esce fuori a guardar le stelle.