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Hadleyburg

martedì 17 giugno 2014

Storie di solitari americani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accadde molti anni fa. Hadleyburg era la città più onesta e retta di tutta la regione circostante. Aveva mantenuto intatta questa sua fama per tre generazioni e ne andava fiera più di qualunque altra sua proprietà. Ne andava così fiera ed era così ansiosa di perpetuarla, che cominciò a inculcare i principi dell’onestà ai bambini ancora in fasce, facendo in modo che a partire da quel momento, e per tutti gli anni della loro istruzione, tali insegnamenti costituissero la base della loro cultura. Oltre a ciò, provvide a far sì che i giovani, negli anni della loro formazione, venissero tenuti alla larga dalle tentazioni, affinché la loro onestà avesse modo di temprarsi e di solidificarsi fin dentro il midollo delle ossa. Le cittadine confinanti erano invidiose di questa virtuosa supremazia e ostentavano un certo dileggio per l’orgoglio che Hadleyburg manifestava in proposito, chiamandolo vanità; tuttavia erano obbligate a riconoscere che Hadleyburg era difatti una città incorruttibile; e, messe alle strette, ammettevano pure che, per un giovane, il semplice fatto di essere originario di Hadleyburg era la sola raccomandazione di cui aveva bisogno, qualora se ne fosse andato dalla sua città natale in cerca di un impiego di responsabilità.
Ma alla fine, col passar del tempo, Hadleyburg ebbe la cattiva ventura di offendere un forestiero di passaggio: forse senza nemmeno rendersene conto, certamente senza darvi alcun peso, in quanto cittadina che pensava soprattutto a se stessa, a cui non importava un fico secco dei forestieri o delle loro opinioni. Ma sarebbe stato meglio che in questo caso avesse fatto un’eccezione, perché costui era un tipo inesorabile e vendicativo. Per un anno intero, durante le sue peregrinazioni, tenne a mente l’affronto subito e dedicò ogni momento del suo tempo libero alla ricerca di un modo per pareggiare i conti. Escogitò molti piani, tutti buoni, ma nessuno così buono da avere un effetto travolgente; quello meno efficace avrebbe colpito un gran numero di persone, ma lui ne cercava uno che piegasse l’intera città e non lasciasse illeso nessuno. Alla fine ebbe un’idea ingegnosa e, quando gli balzò alla mente, la sua testa s’illuminò di una gioia maligna. Cominciò subito a predisporre il piano, dicendo fra sé: «Ecco cosa devo fare: corrompere la città».
Sei mesi dopo tornò ad Hadleyburg e fermò il calesse davanti alla casa del vecchio cassiere della banca, intorno alle dieci di sera. Tirò giù un sacco dal calesse, se lo caricò sulle spalle, attraversò il cortile della casa barcollando sotto il peso, e bussò alla porta. Una voce di donna disse: «Entrate», ed egli entrò, mise il sacco dietro la stufa nell’ingresso, dicendo educatamente alla vecchia signora che se ne stava seduta a leggere il Corriere Missionario accanto alla lampada:
«Vi prego, signora, rimanete pur comoda, non voglio disturbarvi. Ecco… ora è ben nascosto; non dà nemmeno nell’occhio. Potrei parlare un attimo con vostro marito, signora?».
No, era andato a Brixton, e forse non sarebbe tornato che il mattino dopo.
«Benissimo, signora, non importa. Volevo solo lasciare questo sacco nelle sua mani, perché venga consegnato al suo proprietario quando lo si troverà. Io non sono di qui e vostro marito non mi conosce; stavo passando per la città, stasera, e volevo liquidare una faccenda che ha occupato a lungo i miei pensieri. Ora che ho fatto il mio dovere, posso andarmene soddisfatto e un tantino orgoglioso, e voi non mi rivedrete più. C’è un foglio attaccato al sacco in cui è spiegato tutto. Buona notte, signora…»
La vecchia signora, impaurita dalla presenza di quel forestiero grande e grosso, fu felice di vederlo andar via. Ma si era anche incuriosita, e si accostò rapidamente al sacco, da cui tolse il foglio che cominciava così:

DA PUBBLICARE, a meno che, tramite un’inchiesta privata, non si trovi la persona giusta – entrambi i metodi risponderanno allo scopo. Questo sacco contiene monete d’oro per un peso di centosessanta libbre e quattro once…
«Santissima misericordia! La porta non è nemmeno chiusa a chiave.»
La signora Richards volò tremante alla porta e la chiuse, poi abbassò le tendine e, spaventata e preoccupata, rimase lì a chiedersi se c’era qualcos’altro che poteva fare per mettere se stessa e il denaro più al sicuro. Tese l’orecchio per sentire se c’erano dei ladri in giro, poi si arrese alla curiosità e tornò alla lampada per finire di leggere il foglio

[Mark Twain, L’uomo che corruppe Hadleyburg, traduzione di Daniele Benati, in Storie di solitari americani, a cura di Gianni Celati e Daniele Benati, Milano, Bur 2006, pp. 184-187 ]