Guardiamo, per esempio

martedì 9 dicembre 2014

Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol'

Guardiamo, per esempio, il sogno di Ivan Špon’ka – un mite, inetto signorotto ucraino, che la terribile e prepotente zia vuole far sposare a forza con la grossa bionda figlia di un vicino: «Ora gli sembrava di essere già sposato, e nella loro casetta era tutto così bizzarro, così strano: in camera sua c’era, al posto di quello singolo, un letto doppio. Su una sedia sta seduta la moglie. Gli pare strano; non sa come avvicinarsi a lei, di cosa parlare con lei, e si accorge che ha la faccia d’oca. Senza volerlo si volta da una parte e vede un’altra moglie [il tema del doppio evocato dal letto sta cominciando a svilupparsi secondo la speciale logica onirica], anche quella con la faccia d’oca. Si volta dall’altra parte, e c’è una terza moglie. All’indietro – ancora una moglie. Qui lo prende l’angoscia. Si precipita di corsa in giardino; ma in giardino fa caldo. Si leva il cappello e vede: anche nel cappello c’è una moglie. [Il sogno è come un gioco di prestigio: moltiplicazione degli oggetti.] Comincia a sudargli la faccia. Si infila una mano in tasca per prendere il fazzoletto – c’è una moglie anche in tasca; si sfila dall’orecchio il batufolo di ovatta – anche lì ci sta una moglie… Ora di colpo saltava su un piede solo, e la zia, guardandolo, diceva con un’aria solenne: “Sì, devi saltare, perché tu adesso sei già un uomo sposato”.  Lui va da lei, ma la zia non è già più la zia, è un campanile. E sente che qualcuno lo trascina con una corda sul campanile. [Qui i freudiani drizzeranno le orecchie!]. “Chi è che mi tira su?” gemette Ivan Fëdorovič. “Sono io, tua moglie, che ti tiro su, perchè tu sei una campana”. “No, io non sono una campana, io sono Ivan Fëdorovič!” gridava lui. “Sì, sei una campana, – diceva passando di lì un colonnello del reggimento di fanteria P****. Ora, d’un tratto, si sognava che la moglie non era affatto un essere umano ma una stoffa di lana; che lui a Mogilëv entrava nel negozio di un mercante. “Quale stoffa desiderate?” dice il mercante. “Prendete della moglie, è la stoffa che va di più! Ottima qualità! Adesso tutti ci fanno le finanziere”. Il mercante misura e taglia la moglie. Ivan Fëdorovič se la mette sotto un braccio, va dal giudeo, dal sarto. “No,” dice il giudeo “non è stoffa buona! Con questa nessuno si fa una finanziera…”.
«In preda al terrore, fuori di sè, Ivan Fëdorovič si svegliò. Il sudore freddo gli scorreva a rivoli.
«Non appena alzato, la mattina, consultò subito il libro dei sogni [il solo libro che avesse mai letto], in fondo al quale un libraio virtuoso, per sua rara bontà e disinteresse, aveva inserito un compendio delle interpretazioni. Ma lì non c’era assolutamente niente che somigliasse anche solo un po’ a quel sogno sconclusionato».

[Vladimir Nabokov, Nikolaj Gogol’, A cura di Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, Milano, Adelphi 2014, pp. 40-41]