Guardare

martedì 4 novembre 2008


Si è accennato nei commenti a un pezzo che è uscito un po’ di tempo fa sul manifesto e che tratta del romanzo Colpi al cuore, di Kari Hotakainen, e del romanzo Come Dio comanda, di Niccolò Ammaniti.
Lo metto qua sotto (è un po’ lungo).

Mi sembra che il modo migliore per dare un’idea del romanzo Colpi al cuore, sottotitolo Come fu girato il padrino, del finlandese Kari Hotakainen (Iperborea 2006, pp. 353, euro 16, tr. it. Tullia Baldassarri Höger Von Högersthal), che ho letto recentemente, sia paragonare le metafore e le similitudini usate da Hotakainen con quelle usate da Niccolò Ammanniti nel suo Come Dio Comanda, (Mondadori 2006, pp. 496, euro 19), che ho letto subito dopo. Fare proprio due elenchi.
In Ammaniti: “Cristiano Zena aprì la bocca e si aggrappò al materasso come se sotto ai piedi gli si fosse spalancata una voragine” (p. 7). “Ci fu uno scoppio assordante, e la zuppiera si disintegrò come se fosse stata colpita da un Cruise e rigatoni, schizzi di ragù e pezzi di plastica si sparsero per un raggio di dieci metri” (p. 102). “Dopo mangiato i tre rimasero in coma sul divano” (p. 103). “ora che era arrivato il grande momento si sentiva sereno come un samurai prima della battaglia” (p. 187). “Si trascinò attraverso l’appartamento in cui sembravano esser passati i lanzichenecchi” (p. 281). “Era completamente zuppo di sudore e il piumino d’oca gli pesava addosso come se fosse sepolto sotto un quintale di terra” (p. 365). “Crollò sul divano sofferente e cominciò a lagnarsi come se gli stessero facendo una rettoscopia” (p. 398). “Il cancro se lo stava mangiando, proprio come una serpe si mangia un uovo” (p. 403). “E lei, a quel punto, come un capretto, un Bambi o quel diavolo che era, cominciò ad agitarsi, a urlare, a dimenarsi, a farfugliare” (p. 429). “Dovevano avere una sessantina d’anni. Una era alta e affilata come una mantide religiosa e l’altra era piccola e verde come un goblin. Il goblin si trascinava dietro un quadrupede che sembrava un diavolo della Tasmania” (p. 439). “aveva visto i gabbiani volteggiare come avvoltoi che hanno puntato una bestia morta” (p. 446). “Poggiò una mano sul cofano come se fosse stremato da una lunga maratona” (p. 455). “girò la testa verso la televisione con la velocità di una scimmia da laboratorio sotto oppio” (p. 477).
In Hotakainen: “Gli uomini sono fatti di carta, di acciaio non ce ne sono mai stati” (p. 177). “Coppola si sentiva come uno scolaretto tenuto per mano a cui viene spiegato per la prima volta come si monta un modellino” (p. 190). “Sonny era emozionato, sopra le righe, come una pustola che si irrita al minimo contatto” (p. 216). “L’uomo tenta di chiamare i figli e i nipoti, e la sua voce cigola come la sedia su cui è seduto” (p. 262). “L’uomo aveva replicato che se nel film c’era quella musica e c’erano anche dei massacri sarebbe andato a vederlo più che volentieri e ci avrebbe portato anche il cognato, che non è un patito di film d’azione ma più un tipo da pesca sul ghiaccio” (p. 264). “Per quarant’anni Keränen era sempre riuscito ad andare in bagno quando gli scappava, ora si sentiva come se entrambi i bisognini stessero per finirgli nei pantaloni senza il permesso del legittimo proprietario” (p. 269). “Le donne sono creature indomabili. Sono elettricità e acqua” (p. 281). “Laatikainen le sembrava una foca pronta a tornare alla sua vita originaria sulle rive del Saimaa. Dal naso e dalle orecchie gli spuntavano i peli, e dalla camicia sbottonata compariva un ciuffo di lanugine grigiastra. A parte il reddito, non vedeva altro che lo distinguesse da una foca” (pp. 288-9). “Il film mi piacque, anche se era fatto male. Brando era il migliore, bisognava ammetterlo. Che sia o meno un brav’uomo, recitare sa recitare. Il suo Vito Corleone era come mia nonna, una persona fragile che dice a bassa voce il fatto suo. La nonna passava le ore sulla sedia a dondolo in soggiorno a rammendare le reti da pesca del nonno. La sedia cigolava, e dalla sua bocca uscivano vecchi proverbi. Non erano regole di vita, erano colpi di tuono” (p. 344).
Adesso, a parte le foche, è singolare che l’esperienza di un mio quasi coetaneo finlandese mi sia più familiare dell’esperienza di un mio quasi coetaneo italiano.
A me sotto i piedi non si è mai spalancata una voragine, non ho esperienza diretta di qualcosa disintegrato da un Cruise, non ho mai visto una persona in coma, né un samurai prima della battaglia, né un luogo nel quale erano passati i lanzichenecchi (né un lanzichenecco), non son mai stato sepolto sotto un quintale di terra, non mi hanno mai fatto una rettoscopia, non ho mai visto serpi che mangiano un uovo, né un capretto, un Bambi o quel diavolo che era agitarsi, urlare, dimenarsi, farfugliare. Non ricordo di aver visto una mantide religiosa e non ho idea di cosa sai un goblin, e tantomeno un diavolo della Tasmania, non ho memoria di avvoltoi che puntano una bestia morta, non ho mai fatto una lunga maratona (neanche una breve), non ho idea della velocità con cui gira la testa una scimmia sotto oppio.
La carta, i modellini, le pustole, il cigolio delle sedie, la pesca, i bisognini, l’elettricità, l’acqua, le conosco. Le foche poco, ma avevo una nonna che parlava così, con dei colpi di tuono.
Un mio amico con cui avevamo parlato poco tempo fa del fatto che i libri si scrivono con gli occhi, mi ha chiamato ieri mi ha letto al telefono un pezzo di Flannery O’Connor preso da Nel territorio del diavolo, Sul mistero di scrivere (minimum fax 2002, 150 pp., 7 euro e 50, a cura di Robert e Sally Fitzgerald, ed. it. a cura di Ottavio Fatica). Oggi son stato in libreria ho comprato il libro.
Il pezzo è questo: “La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli. /…/ Ho un amico che sta prendendo lezioni di recitazione, a New York, da una signora russa che ha fama di essere un’ottima insegnante. Mi scriveva questo mio amico che per tutto il primo mese non hanno pronunciato neanche una battuta, ma solo imparato a guardare. Imparare a guardare, infatti, è la base per l’apprendimento di qualsiasi arte, tranne la musica. Molti dei narratori che conosco dipingono, non perché siano particolarmente dotati, ma perché dipingere li aiuta a scrivere. Li costringe a osservare le cose”.



52 commenti to “Guardare”

  1. grazie della splendida lezione a te, al tuo amico e a Flanerry O’connor. E ringrazio me stesso per continuare a NON leggere Ammaniti.

  2. Stupendo stupendo! E’ verissimo! Son contento.

  3. Interessante il discorso sulle metafore, a parte il fatto che non sono metafore ma similitudini, quasi tutte. Comunque bello.

  4. Davvero non hai mai visto una mantide religiosa?????????????!!!!!!!!!!!!!

  5. Sì, hai ragione, Claudia, avrei dovuto dire delle metafore e delle similitudini. Adesso correggo, grazie.

  6. Agli editori frega di quel che ha visto non visto un lettore? ad Ammaniti frega di essere un buon scrittore “visivo” ?
    Oggi vendono i libri che fanno vedere - più di quelli che inventano puttanate senza aver coscienza che sono puttanate?

    Non si sa nemmeno più se il tempo darà giustizia come un tempo su questo.

    Vende Alberoni, figuriamoci se non si possono permettere di fare un’indigestione di Ammaniti Falloidi pensando che sia il brivido dell’imprevisto.

    Salut

  7. Per Gianluca: sì, non ho mai visto una mantide religiosa.
    Per Gisy: il discorso dei libri che vendono o non vendono è un discorso interessante, ma mi sembra che sia un altro discorso.
    Anche quello che frega agli editori è un discorso che può essere interessante ma mi sembra che qui non c’entri.
    Quello che a me sembra che c’entri, qui, anche se è un po’ ridicolo che lo dica io, sono quelle due liste lì messe una di fianco all’altra che fan saltar fuori due modi diversi di scrivere, come due strade, diverse, due sentieri che vanno giù in due direzioni opposte.

  8. …come due strade in direzioni opposte, o come due dendriti che si biforcano alla base di un neurone…

  9. Certo, purtroppo però, non so, credo sia fatica scindere (almeno personalmente) una cosa dall’altra.
    Non so, ma vien da pensarlo, perché oggi è come se tutto fosse n’amalgama di tutto e in mezzo ’sto tutto ci possa essere spazio davvero per tutto.

    Sarà che scrivono in tanti, e quindi in tanti che fanno ’sto lavoro - il prodotto si livella e naturalmente molti compreso Ammaniti potrebbe fare anche altri mestieri, in tempi più sani di sicuro - oppure, no, ammettiamo che possa riempire delle pagine; ma non dovrebbe essere chiamato scrittore, ma produttore di libri.

    Comunque sì, son fatti diversi.

  10. Per me se Ammaniti si chiamava Ammatinaien e Hotakainen si chiamava Putacane non è che cambiava molto. Io credo che il pezzo di Paolo non voleva esprimere un giudizio di valore, quanto, forse, far notare come la scrittura possa a volte essere distante dal vissuto degli scrittori. Perchè è chiaro che Ammaniti un goblin verde non l’ha visto, e il cigolio delle sedie l’ha sentito.

  11. Imparare a guardare non c’è gia scrtto nei Quaderni di Malte Laurids Brigge? Adesso vado a vedere.

  12. Sì, questa cosa che dici tu che dice il tuo amico che dice Flannery O’ Connor che dice la signora russa la diceva anche Rilke (è solo per dire che deve essere proprio vera)

  13. @ Consiglio - Sì certo non è un giudizio - è un dato di fatto che Ammaniti usi similitudini inverosimili. Mi pare abbastanza evidente.

  14. x gisy:
    Perchè inverosimili?
    Se un Cruise colpisce una zuppiera, è naturale che rigatoni, schizzi di ragù e pezzi di plastica si spargano per un raggio di dieci metri (o forse più).
    E’ plausibile che tra i tanti samurai che aspettano una battaglia, qualcuno sia sereno.
    Chiunque abbia visto un film western sa che gli avvoltoi volteggiano sui cadaveri.
    Ai serpenti piacciono le uova.
    E’ normale che alla fine di una lunga maratona ci si senta stremati.
    Le similitudini di Ammaniti mi fanno piuttosto incuriosire: qual è il programma preferito di una scimmia sotto oppio?

  15. Ah, sì, forse quello di Bonolis: Il Senso della Cita.

    (Freddura pronunciata sotto oppio)

  16. E’ un libro così visivo, il Malte.
    Quello della verisimiglianza è un falso problema, ovviamente. le similitudini devono essenzialmente funzionare. E non essere troppe. E non essere troppo banali né troppo enfatiche. E’ un casino. per esempio quando Stephen King dice: avevo più da fare di uno con una gamba sola ad una gara di calci in culo, funziona.

  17. Certo oggi è naturale che uno scriva puttanate e le pubblichino e oltretutto dicano all’autore -

    ma che bello scrivi? - Dài interessante! -

    Anzi ormai non glielo chiedono visto che lo sanno che scrive - e gli dicono direttamente - oh ma che bei libri che scrivi - (glielo dicono anche ad alberoni non v’è dubbio)

    noi tutti abbiamo pensato che quando ci schizzano i rigatoni sia l’ipotetico effetto di un Cruise, magari Tom Balordo a a questo punto.

    ma comunque siccome poi Ammaniti credo no sia la piaga più piaga che esista.

    Beati quando dicevano “bello come il sole”, a me il sole non piace, ma rendeva l’idea. Meglio di un Cruise

    Spero la tua risposta sia ironica comunque.
    Comunque basta stiamo insudiciando troppo questo blog - con questa diatriba.

  18. Scusate i refusi e le inconclusioni, ma m’è fatica. ha ragionissimo Carlotta, deve funzionare. Punto.
    E le cose che funzionano meglio spesso sono similitudine o metafore dialettali tramandate, o modi di dire che attaccano un contesto.
    Per il resto uno deve saper dova va a parare il senso, i contadini son molto più bravi che certi scrittori in questo non v’è dubbio. sennò uno deve essere uno bravo, ma bravo davvero.

  19. Sì, però che brutto sentirti dire: “i contadini son molto più bravi di certi scrittori”, che poi vuol dire prendersela con certa letteratura, certa politica, certa vattelapesca, ma dài!

  20. Vedila al rovescio, è come prendersela con i contadini, quel che dici. E’ discrimine uguale.
    Prendersela con certa vattelapesca, è tutta salute.

  21. Queste son cose che se uno ci tiene, nel parlarne, gli succede di esagerare, come con tutte le cose alle quali ci si appassiona. Quella cosa lì, che per scrivere prima di tutto bisogna saper guardare, è una cosa che prima di cominciare a scrivere io non la sospettavo, e quando l’ho scoperta è stata proprio una scoperta. Adesso a me viene da dire che quella, per me, è la caratteristica di una narrativa che mi interessa, che è una narrativa fatta con gli occhi e con le orecchie, sono scrittori che, mi immagino io, origliano e spiano molto. Ammanniti (e molti altri, ma qui si tratta di lui) mi sembra tenda a non usare tanto la propria esperienza, quello che ha visto, quello che ha sentito, e che cerchi piuttosto degli effetti speciali, in un certo senso, costruiti come in laboratorio, con il computer. Il risultato, per me, è meno sorprendente rispetto a Hotakainen. Certo qui si va nel campo dei gusti personali. Però il discrimine, se si dice così, a me sembra interessante.

  22. Alberoni se tu conti le pagine bianche del suo libro “L’arte del comando” ti accorgi che su 120 pagine, 40 pagine (80 facciate) sono bianche, vuote. E che invece che 16 euro come costa sarebbe dovuto costare, se proprio vogliamo concedergli la tassa sulla proprietà intellettuale di quello che c’è scritto in quelle non bianche, quelle 80 pagine scritte sarebbero dovute costare 10,6 euro, non 16.

  23. Niente poi un altra cosa che ci tengo a esplicitare è che piacendomi far teatro e scrivere, anche se non si direbbe da queste cose che scrivo, però comuque come dice una mia amica “comunque siam stati bene”, è che, insomma, è vero. E’ verissimo. Fino quasi al parossismo, se così si può dire, dell’osservazione. Fino quasi all’esagerazione. Ma è bello. Molto bello. Il cervello si trasforma e anche il traffico e le parole della gente, diventan tutte da ascoltare. C’è più gusto.

  24. ma perchè tom cruise se la prende coi rigatoni?

  25. Quello che non mi piace è quando un’aspirante scrittore comincia a far le pulci a uno scrittore affermato, tipo Alberoni. C’è dell’invidia sotto sotto, inutile negarlo. Mi sembra di sentire una di quelle mogli buzzicone, cozzissime, bruttissime, che, spalmate sul divano, guardano la tv e dicono: “Ma quant’è spigolosa la Hunziker! Ma guarda che cellulite la Marini!”
    C’è dell’invidia, inutile negarlo.

  26. Naturalmente mi è scappata un’apostrofo :-)
    Ecco uno dei motivi per i quali non sparo su Alberoni…

  27. Cioè due, ah ah!!!

  28. Io non credo che sia invidia, che non mi sembra, per chi scrive, un soggetto invidiabile, Alberoni (che sarà un sociologo, affermato, non direi che sia uno scrittore affermato).

  29. Caro Paolo, voglio dire che, a mio modestissimo parere, prima di far le pulci a qualcuno contandogli gli spazi bianchi, bisognerebbe aver dimostrato qualcosa. Altrimenti è come fare la formazione della nazionale standosene comodi in poltrona…

  30. Poi a me Alberoni fa venire il latte alle ginocchia, ma non è questo il punto…

  31. Sì, Francesco, io conosco le cose che scrive Stefano, e quelle che ha pubblicato, e a me molte di queste cose piacciono. Non so se tu le conosci, magari le conosci e non ti piacciono. Quanto al fatto di dimostrare qualcosa, secondo me, guarda, mi sbaglierò, ma ho l’impressione che in letteratura non ci sia niente da dimostrare, e molto poco di dimostrabile. Mostrare, qualcosa, forse si può. Ma sono sempre opinioni personali.

  32. Scusami, Paolo, è sicuramente una mia ignoranza, ma Stefano non so chi sia. Mi piacerebbe comunque leggere le sue cose, come quelle di tutti i frequentatori del sito. Anzi, se qualcuno vuol spedirmele, per quello che vale il mio giudizio, può farlo: servoscrittore@yahoo.it

  33. @ Consiglio - Esistono forse diversi tipi di invidia - personalmente esiste un motivo per cui invidio Alberoni, ed è quello di fare così tante soldi con quelle cazzate che scrive - beh quello sì non lo nego - un pò di invidia c’è - del resto quelli che invidio di più letterariamente parlando son quelli che apprezzo di più, perché è scontato che non si sarà (sarò) mai come loro.

    Ha ragione Paolo - ma cosa bisogna dimostrare? Cos’è dimostrabile in questo campo?

    Pubblicare con un ‘editore importante?
    Fare della leterartura “raffinata” ma sconosciuta?
    Essere conosciutissimi per delle minchiate?

    Alberoni poi a maggior ragione, non è uno scrittore, un sociologo-psicologo del post lavoro ferroviario forse - ma l’hai letto?
    Uno è messo male se l’invidia per quello che scrive, a meno che non lo prenda per farsi 4 risate. allora sarebbe diverso.

    @ Raffaele - forse vuol dimagrire

  34. Io Francesco al massimo inspiro, poi espiro e alla fine, come te, anch’io, spirerò.
    Ma aspirare, non son mica un aspirapolvere.

    E poi niente, finisce qua, solo una cosa, quella frase:
    “prima di far le pulci a qualcuno contandogli gli spazi bianchi, bisognerebbe aver dimostrato qualcosa” mi ha fatto raccapricciare la pelle. Mi fa venire i brividi. Mi viene in mente Mussolini e i gerarchi, tanto per non esagerare. Mi vengono in mente quelli che dicono “Ma tu chi sei per parlare?” i brividi i brividi!
    E poi quella è matematica, e la matematica non si può negare tanto facilmente. Ed è democratica. Anche se democratica…ecc ecc. Son timido.

  35. Secondo me
    uno dei migliori scrittori italiani
    è Maurizio Milani.
    Il signor Nori pesa i libri,
    lui pesa i cani.

  36. x Stefano:
    mi sei anche simpatico, ma volevo dire per spiegarmi, qualcosa del tipo: prima di dar consigli alla Nasa devo laurearmi in ingegneria spaziale. Ma forse mi sono espresso male. Comunque quel riferimento a Mussolini e ai gerarchi è veramente, ma veramente esagerato. Come dicono al mio paese, che sono un po’ volgari, è la frase di uno che piscia fora lu rinali.

  37. Poi sul fatto che la matematica è democratica avrei da ridire. La matematica non si discute, si fanno i calcoli.
    E anche questo discorso va a finire fora lu rinali…

  38. E’ democratica, nel senso che non si discute.

  39. Chissà quanto pesa Elkan col suo libro-intervista su Moravia in mano? E se poi fosse del segno della Bilancia? E, alla fine, come lo si tara? Elkan? Sicuro Elkan che abbaia, non dorme. Scrive, purtroppo.

  40. Ma sì, adesso ci mancherebbe che per criticare un libro bisognasse aver scritto un libro, e migliore. Ma ho capito o mi sono persa? E chi i libri li legge e basta, niente, sta muto? E il paragone con il fare la formazione della nazionale c’entra? E perché non si può fare ipotesi sulla formazione della nazionale standosene in poltrona? E perché in certi pomeriggi di novembre che qua c’è un sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore ci si perde in questi vicoli ciechi del pensiero?
    No, ma forse non ho capito e poi il mio Malte non se l’è filato nessuno.

  41. @ Carlotta - io vorrei sapere qui dentro - che scrive al blog - in quanti non siano aspiranti scrittori, o gente che non ha che fare in un qualche modo con l’editoria - il tuo discorso è giustissimo, ma oggi sembra davvero che si possa occupare di scrittura solo chi scrive.

    @Consiglio - la matematica non è discutibile? - beh è un’affermazione alquanto discutibile.

    Magari due chiacchiere con Beppe Maniglia possono fare solo bene !

    Consiglio : discutete con Beppe Maniglia - è molto interessante quel che ha da dire.

    http://it.youtube.com/watch?v=NibNeKUonxs

  42. Secondo me hai capito benissimo Carlotta.
    Che bel nome pieno.
    C’è un bel libro di Bigiaretti del 1950 che si intitola “Carlone. Vita di un italiano.” in ultima versione ristampato da Bompiani per i Grandi Tascabili. E’ molto bello. Io l’ho preso dopo che ho letto un commento di Calvino, in “I libri degli altri” che diceva:”E’ davvero un libro felice, tutto figure e linguaggio pieni di spirito e che filano via una pagina dopo l’ altra, come se fosse scritto tutto d’ un getto”. Mi aveva ispirato. Ma è solo un consiglio.

  43. Grazie Stefano, adoro i consigli di lettura, sul serio.
    Ah ecco Gisy, non me ne ero accorta. Io no non lavoro nell’editoria e non scrivo e con ciò mi senbra di avere già reso un gran servizio all’umanità. Però leggere, ecco, sono capace.

  44. “Sembra”.
    La lampada fa un riflesso sulla tastiera.

  45. Secondo me, per sparare a zero su uno che sbaglia i calci di rigore, bisogna averlo tirato un calcio di rigore.

  46. Tirate un calcio al rigore.
    Più foreste meno Alberoni.
    Se Padre Elkan abbaia, Lapo che farà?

  47. @ Carlotta - ecco sei l’unica che mi ha risposto così…comunque si può anche far altro, rispetto scrivere, per fortuna.

    ‘Sta cosa dei rigori poi - beh e chi la dice che rigori ha tirato? insomma davvero siamo solo nel campo delle opinione credo, non dei giudizi.

    Almeno penso.

  48. Sì Francescocons., oppure bisogna essere una palla da calcio, o un piede, o una scarpa Nike, o una rete, o un palo, o un filo d’erba, o un quadricipite femorale, o un muscolo cardiaco, o un metatarso, o un metabolismo, o un occhio…
    Sostenere fino in fondo certe opinioni, ci vorrebbe Borges :-)
    Ma se il messaggio è:
    a) bisogna mettersi nei panni degli altri
    b) a tacere si fa sempre un bel lavoro
    sono senz’altro d’accordo
    c.

  49. Carissime Carlotta e Gisy, per conto mio dico un’ultima cosa, lascio a voi la replica e la chiudiamo qui:

    Affermare che Alberoni “non è uno scrittore, ma un sociologo-psicologo del post lavoro ferroviario forse”, mi sembra un argomentazione debole, non motivata e dunque irricevibile.

    Se questo è il vostro modo di far critica…
    Ci becchiamo su altri post, ciao.

  50. Alberoni sta campando di rendita sul suo saggio Movimento e Istituzioni (anni ‘70) che, avendoci fatto un esame, era molto interessante. Leggerlo il lunedì sul Corriere ti fa vedere quanto poco ci corre (spesso)tra saggezza e banalità. Non sempre le cose dette semplicemente sono banali e quelle dette in modo complicate, originali. Anzi. Detto questo, ribadirei che è sempre meglio esser sani, brillanti, ricchi e belli che malati, noiosi, poveri e brutti.

  51. @ Consiglio - non tanto campata in aria quando il dire che la matematica non si discute - questa è un’affermazione che per dimostrarne la veridicità credo sarebbe necessario scomodare fior di menti.
    Alberoni basta andare sul suo sito per rendersi conto, credo non serva scomodare nessuno per qul che pubblica scrive ora, che poi possa essere stato anche un buon docente - non lo posso sapere, magari sì.

    detto questo riporto una cosa dal suo sito, che è stata pubblicata nei suoi libri

    ….

    Come sappiamo se siamo innamorati?

    lui seriamente risponde

    “Come fai a sapere se sei veramente innamorato? Che non si tratta di una cotta momentanea, di una infatuazione? Studiando i sentimenti che provi quando sei lontano dall’amato. Non basta il desiderio ossessivo insistente di rivederlo, di sentiti dire ti amo, di fare all’amore. Quando sei veramente innamorato vieni preso da terrore panico che non ti ami più, dalla disperazione perché sai di non poter vivere respirare senza di lui. E quando lo ritrovi è come se fossi tornato a casa dopo un esilio di mille anni, come il bambino che terrorizzato e urlante finalmente trova rifugio fra le braccia di sua madre. Una dolcezza senza fine, uno scuotimento di pianto, il tuo essere che si scioglie, come un liquido, in qualcosa che è lui, che è voi due, che è l’intero mondo.

    Andatevi a fare un giro sul suo sito davvero http://www.alberoni.it vi consiglio la sezione Appunti sull’amore.

  52. Accidenti, è stato così anche per me, quando mi sono innamorato!
    :-P