Fortuna che non era niente di vetro

martedì 2 gennaio 2018

E’ tutto il giorno che mi cadono delle cose di mano, fortuna che non sono mai di vetro. Anche prima, ero lì che pensavo a mio figlio e m’è caduto una matita. Per fortuna non era niente di vetro. Poteva essere l’orologio, anche se l’orologio delle volte può cadere sul cinturino. Io comunque di figli non ne ho. Ma pensavo: se avessi un figlio e fossi separato da mia moglie, che rapporto avrei con questo figlio? Sarei invidioso perché lui ha ancora l’affetto di una donna che io non ho più? Quando una fidanzata, o una moglie, ci lascia, vorremmo essere tutte le persone che hanno ancora a che fare con lei. Vorremmo essere loro anche se le disprezziamo. Casomai prima non le volevamo neanche vedere e adesso invece vorremmo sempre stare in loro compagnia perché è un po’ come stare in compagnia della donna che ci ha lasciato. Di lei naturalmente non si parla, ma la sua presenza è costantemente nell’aria. Sarebbe così anche con il figlio? Si starebbe in compagnia del figlio pensando a sua madre? Si farebbero domande indiscrete per sapere se frequenta qualcuno, mettendo in molto imbarazzo il figlio? Chi lo sa? Mio figlio, se avesse un figlio, io sarei suo nonno.

[Daniele Benati, Opere complete di Learco Pignagnoli, opera n. 72]