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	<title>Paolo Nori</title>
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		<title>Poveretti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 22:02:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Come la coda del maiale]]></category>
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		<description><![CDATA[L’altro giorno, per televisione, l’ex sindaco di Reggio Emilia, che adesso è ministro, ha detto che, aumentando l’IVA, si deprimono i consumi alimentari «Che sono i consumi della povera gente», ha detto l’ex sindaco, e io ho pensato che si vede che a Roma, dove abita adesso l’ex sindaco, i ricchi, si vede, non mangiano. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’altro giorno, per televisione, l’ex sindaco di Reggio Emilia, che adesso è ministro, ha detto che, aumentando l’IVA, si deprimono i consumi alimentari «Che sono i consumi della povera gente», ha detto l’ex sindaco, e io ho pensato che si vede che a Roma, dove abita adesso l’ex sindaco, i ricchi, si vede, non mangiano. Poveretti. Io un po’ l’ho sempre pensato, che i ricchi, in generale, gli andava male. I ricchi, a pensarci, per loro, il meglio che può succedere, che le cose rimangon così. Son contenti, i ricchi, in generale. Non mangiano, e sono contenti. Non tutti. Schopenhauer, per dire, che era ricco, mi sembra, non era mica tanta contento. Secondo me mangiava, anche. Ma lui era un’eccezione. La famosa eccezione che conferma la regola, dicono. Ma gli altri. Adesso poi se aumentano anche l’Iva, che a loro la cosa non li riguarda, che tanto non mangiano, come si sentono? Si sentono male, fuori dal consesso sociale. Ma come fanno?. Poveri ricchi. Si sposano anche tra loro. E a cosa pensano? Ce lo dice l’impiegato del signor Better in Parliamo tanto di me, il primo libro (1931) di Cesare Zavattini, anche lui di Reggio Emilia, dove c’è scritto: «Se io fossi ricco passerei buona parte della giornata sdraiato in una soffice poltrona a pensare alla morte. Sono povero, invece, e posso penarci solo nei ritagli di tempo, o di nascosto. Alcuni giorni fa il signor Better mi sorprese che guardavo incantato il soffitto e gridò: “Sia l’ultima volta che la trovo a pensare alla morte in ufficio”. Presto andrò in pensione e sarò libero. Quando incontrerò il signor Better, per fargli dispetto, mi metterò a pensare alla morte con tutte le mie forze. Se fossi re obbligherei anche i bambini a pensarci almeno un’ora al giorno. Eccoli ancora accaldati per i recenti giuochi, con le braccia conserte sul banco, che pensano che pensano…». Poveretti. </p>
<p>[Uscito ieri su Libero]</p>
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		<title>Figurati</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 20:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Watzlawick]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si racconta che un bambino di otto anni, a cui chiedevano la sua opinione sulla ragione del sorriso di Monna Lisa, rispondesse: &#8220;Tornando una sera a casa dal lavoro, il Signor Lisa domandò a sua moglie: &#8216;Hai passato una buona giornata mia cara?&#8217; e Monna Lisa rispose sorridendo: [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2013/05/Viel-Cinema.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-17924" alt="Viel, Cinema" src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2013/05/Viel-Cinema.jpeg" width="116" height="164" /></a></p>
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<p>Si racconta che un bambino di otto anni, a cui chiedevano la sua opinione sulla ragione del sorriso di Monna Lisa, rispondesse: &#8220;Tornando una sera a casa dal lavoro, il Signor Lisa domandò a sua moglie: &#8216;Hai passato una buona giornata mia cara?&#8217; e Monna Lisa rispose sorridendo: &#8216;Figurati che Leonardo da Vinci è venuto a dipingere il mio ritratto&#8217;&#8221;.</p>
<p>Paul Watzlawick</p>
<p>[Epigrafe a: Tangy Viel, Cinema, Roma, Nottetempo 2002, p. 7]</p>
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		<title>Volevo finire con due cose</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 06:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Mo mama]]></category>

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		<description><![CDATA[E niente, volevo finire con due cose, la prima, che esser nato a Parma, nel ventesimo secolo, secondo me, adesso non dico che sia una fortuna, ma poteva andar peggio. Pensa per esempio se uno nasceva negli Stati Uniti d’America, pensa che responsabilità. La seconda, forse è meglio che la dico nel prossimo capitolo. [Da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E niente, volevo finire con due cose, la prima, che esser nato a Parma, nel ventesimo secolo, secondo me, adesso non dico che sia una fortuna, ma poteva andar peggio. Pensa per esempio se uno nasceva negli Stati Uniti d’America, pensa che responsabilità. La seconda, forse è meglio che la dico nel prossimo capitolo.</p>
<p>[Da Mo mama, Parma ai tempi del movimento cinque stelle]</p>
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		<title>La nuora contro la suocera</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 05:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Allora mio padre mi domandò se volevo andar via con lui. Gli risposi: «No, no voi&#8217; miga vegnir. Dice il Signore (Luca, V): &#8220;Nessuno che mette mano all&#8217;aratro e si guarda indietro, è adatto al regno di Dio&#8221;». E mio padre: «Tu non te curi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2013/05/cronaca-fra-salimbene.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-17916" alt="cronaca, fra salimbene" src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2013/05/cronaca-fra-salimbene.jpeg" width="192" height="262" /></a></p>
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<p>Allora mio padre mi domandò se volevo andar via con lui.<br />
Gli risposi: «No, no voi&#8217; miga vegnir. Dice il Signore (Luca, V): &#8220;Nessuno che mette mano all&#8217;aratro e si guarda indietro, è adatto al regno di Dio&#8221;».<br />
E mio padre: «Tu non te curi niente de to pader e de toa madre, che per colpa tua vivono in pena e in doglia».<br />
Rispondevo: «È vero, no me curo. Il Signore dice (Matteo, X): &#8220;Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me&#8221;. E anco per te dice: &#8220;Chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me&#8221;. Di Lui te devi donca curare, o padre, che è stato appeso al legno per donare a noi la vita eterna. E sì ancora dice (Matteo, X): &#8220;Son venuto a metter il figlio contro il padre suo e la figlia contro la madre sua e la nuora contro la suocera. E i nemici dell&#8217;uomo saranno i suoi familiari. Chi pertanto mi confesserà dinanzi agli uomini, anch&#8217;io lo confesserò davanti al padre mio che è nei cieli. Ma chi mi rinnegherà dinanzi agli uomini, anch&#8217;io lo rinnegherò al cospetto del padre mio che è nei cieli&#8221;».<br />
Si meravigliarono i frati e molto erano allegri per le parole che dicevo a mio padre.<br />
Allora si rivolse ai frati, il padre mio: «Voi me l&#8217;avì encantà &#8216;sto me&#8217; fiol e sì l&#8217;avete ingannato. Vedo ben che non me &#8216;scolta più».</p>
<p>[Salimbene De Adam, Cronaca, traduzione di Giuseppe Tonna, Reggio Emilia, Diabasis 2010, pp. 21-22]</p>
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		<title>Venedikt Erofeev</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 21:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrittura emiliana]]></category>
		<category><![CDATA[Bespoleznoe iskopaemoe]]></category>
		<category><![CDATA[Venedikt Erofeev]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; Ekaterina II: «Chi vuole scrivere, deve pensare in russo». [Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 172]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2009/05/erofeev.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2847" alt="erofeev" src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2009/05/erofeev.jpeg" width="129" height="107" /></a></p>
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<p>Ekaterina II: «Chi vuole scrivere, deve pensare in russo». </p>
<p>[Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, Moskva, Vagrius 2001, p. 172]</p>
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		<title>Lingue straniere</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 10:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[In memoria di Stephen Spender]]></category>
		<category><![CDATA[Iosif Brodskij]]></category>
		<category><![CDATA[Profilo di Clio]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; la mia abilità nel conversare a quel tempo era minima. Dicevo «trepidazione del terreno» invece di «terremoto». [Iosif Brodskij, In memoria di Stephen Spender, in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003, p. 265]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2013/04/profilo-di-clio.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-17429" alt="profilo di clio" src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2013/04/profilo-di-clio.jpeg" width="179" height="282" /></a></p>
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<p>la mia abilità nel conversare a quel tempo era minima. Dicevo «trepidazione del terreno» invece di «terremoto».</p>
<p>[Iosif Brodskij, In memoria di Stephen Spender, in Profilo di Clio, traduzione di Arturo Cattaneo, Milano, Adelphi 2003, p. 265]</p>
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		<title>Delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 22:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci son delle parole, come felicità, che io faccio fatica a pronunciarle. E ci son delle espressioni, come fare sesso, che credo di non averla mai detta. E ci son delle altre parole, come benessere, che mi sembran d&#8217;un vago. E ci son certe malattie, come lo stress, che a me, non lo so se [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci son delle parole, come felicità, che io faccio fatica a pronunciarle. E ci son delle  espressioni, come fare sesso, che credo di non averla mai detta. E ci son delle altre parole, come benessere, che mi sembran d&#8217;un vago. E ci son certe malattie, come lo stress, che a me, non lo so se esiste, lo stress. E mi vien da pensare che la mia diffidenza verso queste parole e espressioni forse dipende dal fatto che, in dialetto, non esistono mica. Come se io, come mia nonna, la mia lingua madre non fosse l&#8217;italiano. Ma forse mi sbaglio. </p>
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		<title>Parma</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 11:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Barilli]]></category>
		<category><![CDATA[Il paese del melodramma]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Più un lavoro era inutile e più ce n’era urgenza. Il padre del popolo aveva pronti dei piani formidabili di lavori inutili: ce n’era da lavorare inutilmente per cinquant’anni almeno. [Bruno Barilli, Il paese del melodramma, Milano, Adelphi 2000, p. 50]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/06/barilli.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-14642" alt="barilli" src="http://www.paolonori.it/wp-content/uploads/2012/06/barilli.jpeg" width="152" height="255" /></a></p>
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<p>Più un lavoro era inutile e più ce n’era urgenza. Il padre del popolo aveva pronti dei piani formidabili di lavori inutili: ce n’era da lavorare inutilmente per cinquant’anni almeno.</p>
<p>[Bruno Barilli, Il paese del melodramma, Milano, Adelphi 2000, p. 50]</p>
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		<title>24 maggio – Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 23:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblici discorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 24 maggio, a Bologna, in piazza Maggiore (se non ho capito male), alle 20 e 40 (se non ho capito male), leggo un brevissimo discorso (due minuti e 30 secondi) sull&#8217;educazione ai valori dentro una manifestazione sul referendum sui finanziamenti alle scuole private che c&#8217;è poi domenica a Bologna]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 24 maggio,<br />
a Bologna,<br />
in piazza Maggiore<br />
(se non ho capito male),<br />
alle 20 e 40<br />
(se non ho capito male),<br />
leggo un brevissimo discorso<br />
(due minuti e 30 secondi)<br />
sull&#8217;educazione ai valori<br />
dentro una manifestazione<br />
sul referendum sui finanziamenti<br />
alle scuole private<br />
che c&#8217;è poi domenica a Bologna</p>
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		<title>La presentazione di Disarmadillo e delle altre cose</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolonori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola elementare]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mio amico che si chiama Alessandro Bonino, e che mi ha aiutato a presentare un libro al salone del libro di Torino, ha detto, tra le altre cose, che io ero morto, e io ho detto che effettivamente, uno dei motivi per cui volentieri partecipavo a manifestazioni pubbliche, in questo periodo, era che qualche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un mio amico che si chiama Alessandro Bonino, e che mi ha aiutato a presentare un libro al salone del libro di Torino, ha detto, tra le altre cose, che io ero morto, e io ho detto che effettivamente, uno dei motivi  per cui volentieri partecipavo a manifestazioni pubbliche, in questo periodo, era che qualche settimana fa, sui giornali, avevano scritto che io, praticamente, ero morto, e allora quello che volevo fare, partecipando a queste manifestazioni pubbliche era testimoniare che si sta benissimo, da morti, ho detto, e ho aggiunto che il primo libro che ho visto pubblicizzato al salone del libro di quest’anno, appena entrato al lingotto, era un libro della collana Mistero, e era stato scritto da Ade Capone, e aveva l’introduzione di Andrea G. Pinketts, e si intitolava Vite oltre la vita e io avevo pensato che avrei potuto scriverlo anch’io, forse. E poi avevo visto lo stand del Cicap, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, e avevo pensato che potevo anche andare da loro e chiedergli che mi controllassero, e il principale testimonial, del Cicap, è Piero Angela, ho visto, e ho pensato che, a parte la mia condizione di redivivo, ma suo figlio, di Piero Angela, non poteva fare dell’altro? <span id="more-17898"></span>E dopo ho fatto un giro, al Salone, che mi era arrivato un sms che mi chiedevan di scrivere qualcosa per il Fatto, era bella la presentazione di Disarmadillo, il robot satellitare controllato e gestito tramite segnale satellitare, nello stand del ministero della difesa, o forse era la presentazione de L’esercito ai giochi olimpici, un libro bianco, cartonato, ingombrante, di quelli che chissà chi li legge, che alla presentazione, a vederla, in prima fila,  c’erano due militari e due signore con delle sciarpe, che era stranissimo, c’era caldo, al lingotto, l’altro giorno, venerdì 17 maggio, e il resto dello stand, una cinquantina di posti a sedere, era disperatamente vuoto. E lo stand di fianco c’era un disegno con un aereo di quelli vecchi, da prima guerra mondiale e le scritte «L’Abruzzo celebra D’annunzio» e poi, sotto, «Da noi la creatività è nell’aria». E c’era una cosa che a me da fastidio, la gente che ti prende contro e non ti chiede scusa, che io i posti affollati cerco di non frequentarli faccio delle eccezioni in questi casi particolari che bisogna testimoniare che si sta benissimo, da morti. E lo stand della Rai che c’era una signora che faceva da mangiare e diceva «Peccato che non sentite il profumo». «Andiamo a sfumare con del vino bianco» diceva poi dopo, e io ormai era venuta l’ora di uscire e uscivo, prendevo la metropolitana che eran delle cose che mi piacevan moltissimo, a me, le metropolitane, e la metropolitana di Torino mi ricordava quella di San Pietroburgo che però era più sporca e più bella. E  il giorno dopo con mia figlia andavo a vedere il museo egizio e mi piaceva molto la dea vacca Athor, signora di Tebe. E mia figlia diceva che lei, nella sua giovanezza, voleva andare in discoteca, bere delle coca cole e trovare un bel ragazzino per divertirsi e non aver niente a cui pensare. E fino al giorno prima voleva far la scrittrice, cos’era successo? E dopo pioveva e c’era un gran freddo compravamo due sciarpe, tornavamo al salone, c’era una fila, all’ingresso dei padiglioni, che si faceva fatica a entrare. E un ragazzo con la maglietta degli organizzatori, che gli chiedevano come mai eravamo in fila, rispondeva «È il successo». E, appena dentro, la prima cosa che mi veniva da pensare a guardare la gente, che non c’era nessuno che si divertiva, al salone del libro di Torino. E perché in bagno, la fila delle donne è sempre più lunga di quella degli uomini? Ci mettono&#8230; non so. E davanti alla sala rossa, anche lì una gran fila di gente che aspettava e chiedevo a uno di loro cos’era che stava andando a vedere e come mai quella fila e lui mi diceva che era «Un fisico che presenta una relazione sulla particella di Higgs. Adesso l’argomento in dettaglio non lo ricordo», mi diceva. E sentivo una signora che diceva a una su amica «Guarda, lì c’è un Autore». E nella voce di quella signora l’Autore era come la dea vacca Athor, signora di Tebe. E arrivavo al padiglione dei professionali e guardavo il programma e c’era il dizionario delle collocazioni presentato dall’Autore invisibile, un altro caso paranormale, pensavo, e mi fermavo per guardare l’autore invisibile e vedevo Ilide Carmignani, la traduttrice, tra gli altri, di Bolaño, e mi veniva in mente che era il traduttore, l’autore invisibile, e che era il nome di un’associazione che Ilide Carmignani era la presidentessa o qualcosa del genere. E mi fermavo però per sentire cos’era dizionario delle collocazioni, che io non avevo idea di cosa poteva essere, e saltava fuori che era un dizionario che mettevano insieme per esempio, un aggettivo con il sostantivo che ci stava di fianco, come delitto efferato , o impronta indelebile; o che insegnava qual era l’ordine esatto delle parole, come fotografia in bianco e nero, non, come in inglese, in nero e bianco. E a me veniva da pensare che quello lì era un dizionario che andava bene per gli stranieri ma che per gli italiani forse bastava leggere un giornale. Che negli articoli dei giornali, avevo pensato, se uno era ricco, era sempre sfondato, se aveva la barba, era sempre folta, se c’era un fuggi fuggi, era generale, se si parlava di acne, era giovanile, se si parlava di tecnologie, erano nuove, se c’era un nucleo, era familiare, se c’era un’attesa, era dolce, se c’era una marcia, era funebre, oppure nuziale, se c’era un andirivieni, era continuo, se c’eran delle chiacchiere, erano oziose, se c’era un errore, era fatale, se c’era un delitto era efferato, se c’era un’ impronta ea indelebile, se c’era una fotografia era in bianco e nero, oppure a colori, e adesso era così anche in questo articolo qua che, praticamente, era finito. </p>
<p>[uscito ieri sul Fatto]</p>
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