Esprit de l’escalier

domenica 26 ottobre 2008

Sul treno che mi riportava a Roma da Civitavecchia, ripensavo a una domanda che mi aveva fatto una studentessa del liceo classico di Civitavecchia, una domanda sulla dominio del significato sulla forma nella critica letteraria.
A questa domanda avevo risposto, e mi sembrava di aver detto tutto quello che avevo da dire, solo che poi, sul treno che mi riportava a Roma da Civitavecchia mi era tornata in mente una cosa che avrei potuto dire.
Questa cosa l’avevo sentita dire quest’estate (a Seneghe) da Franco Cocco, che aveva raccontato di una volta che a un professore, una volta, quale una studentessa aveva chiesto cosa volesse dire Leopardi quando ha scritto Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Adesso ti spiego, aveva detto il professore, Leopardi voleva dire Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Sì, professore, ma cosa intendeva, dicendo sempre caro mi fu quest’ermo colle? Ah, vuoi sapere cosa intendeva, adesso ti spiego, intendeva sempre caro mi fu quest’ermo colle.



2 commenti to “Esprit de l’escalier”

  1. Franco Cocco, m’hai fatto ricordare che l’ho conosciuto nel 1999, a Sestu. Al premio Marcello Marchesi. L’altra cosa che ha detto, non mi ricordo più chi, forse anche un pittore, Se devo mandare un messaggio, spedisco un telegramma o un fax. (C’era ancora l’Impero austroungarico).
    I silos, ogni volta che li vedo, mi viene in mente un quadro di Sironi. Ce n’era uno a Potenza, verso la stazione centrale. Fatto appena a tempo a metterlo in una poesia, che l’han buttato giù. Adesso sto più attento a nominar cose in quello che scrivo. Specie se abitate.

  2. (Anzi no, era il dicembre 1996. Erano tre sezioni: Cocco per la poesia satirica, Garuti per il monologo teatrale, io per l’epigramma).