(e di altri parenti)
giovedì 16 ottobre 2008

È uscito oggi Le storie di mia zia (e di altri parenti) di Ugo (Cornia).
Ugo ne parla qui.

È uscito oggi Le storie di mia zia (e di altri parenti) di Ugo (Cornia).
Ugo ne parla qui.

Che copertina magnifica.
Giancà, a me Ugo Cornia piace. In passato ho letto i suoi tre libri precedenti che mi piacquero. Quando ho visto quest’ultimo libro, edito dalla Feltrinelli, mi son detto: Mò lo compro. E a proposito della copertina ho pensato uguale a te, cioè che è bella. Nel frattempo ci stava un pensiero che si vedeva che era un retro pensiero che giocava a nascondino; oppure un pensiero in parallelo, leggermente più giù, tipo un paio di scalini che il retro pensiero li scala e dice:Eccomi qui. Io non so se adesso dico una sciocchezza, però la dico, almeno verifico. Insomma, a parte ‘ste chiacchiere qui, ho pensato che, forse,il vestito della Sellerio si addice di più a Ugo Cornia. Forse la casacca di certe case editrici scende a pennello più a un autore che non a un altro. Giusto per fare un esempio. La veste grafica della Sellerio a parte una foto o un quadro riportato in copertina in un piccolo spazio al centro, non ti dice niente altro della storia e del contenuto del libro(e lo stile di un autore). Con questo libro della Feltri e tale copertina, anche se sfiziosa, sembra che dica già tutto. Lo so che non è un giallo. Comunque, il libro lo compro.
Invece a me sembrava un po’ mortificante per Ugo Cornia la sobrietà della Sellerio. Sempre elegante, ma un po’ tristanzuola. Poi quella collana della Feltrinelli è molto ben fatta e mi piacciono lo spessore e il colore giallino della carta. Ciao
sto per comprare il libro. mi son visto l’intervista. l’ho pure detto al cornia, su anobii, il quale mi ha risposto:
“Quale intervista?”
Per Giancarlo T. e per Transit: che poi Ugo già aveva un altro libro (il quinto) con un’altra casa editrice (Quodlibet): si chiama “Sulle tristezze e i ragionamenti”. Che poi del rapporto tra Ugo e la Sellerio Paolo ne parla in uno dei primi libri di Learco, quando dice che Pino dice che giù a Palermo sono tutti superstiziosi giù a Palermo in Sicilia, che Pino il libro sennò lo chiamava “Quando saremo tutti morti”, il primo libro.
Per Paolo: che poi non so come ma io che Ugo era Pino l’ho capito subito e ne andavo orgoglioso.
Adesso, che Ugo sia PIno io non direi, per dei motivi che spiegarli vien lunga ma sono scritti nel capitolo 0, se non ricordo male, di Si chiama Francesca, questo romanzo.
C’era qualcuno, in rete, adesso non ricordo dove, che aveva scritto che Pino era il Pino di Puerto Escondido, Pino Cacucci.
Però a Pino Cacucci non piace la pornografia mentre a Ugo sì e pure a Pino l’amico di Learco. Sempre se non ricordo male.
Pino Cacucci non lo so, se gli piace. A Ugo, adesso, non so, perché certe cose parlarne è un conto, scriverne è diverso, è più impegnativo, allora visto che stiamo scrivendo direi che, secondo, me, il Pino che c’è dentro i romanzi somiglia più a Ugo che a Cacucci, pur non conoscendo personalmente Cacucci e non escludendo a priori una coincidenza.
Belle le copertine di quodlibet. Quella di Cornia, le due di Celati e sto aspettando quella dei pubblici discorsi…
é un po’ diversa, Giancarlo, c’è una fotografia di un badile.
Lo sto leggendo, e mi sta parendo un capolavoro. Concordo sul fatto che probabilmente con Sellerio era un po’sacrificato in quanto a visibilità.
Oggi pomeriggio sono andato in libreria al Vomero e ho comprato l’ultimo libro di Ugo Cornia e mentre ero in macchina strada facendo e col traffico a passo d’uomo, ho letto le prime pagine e mi sono piaciute. Ugo però in queste prime pagine di questo libro sui racconti della zia è più Ugo Cornia in quanto Ugo Cornia o della terra dei raccontatori dell’Emilia Romagna* bella sciasciona e carnale mi piuttosto che un emulo del tracciante tipo di Paolo Nori che Paolo Nori nel penultimo suo libro era sempre Paolo Nori. Me Paolo Nori ti conosco con quel tuo cappello a coppola indossato in una foto per un intervista a Pulp che Paolo è Lenin che arringa la folla, cioè il proletariato russo del primo novecento sulla Prospettiva Nievschj(passatemela). Devo “confessare” che qualche mese fa mi sono consolato con la lettura del libro postumo dell’”inaffabeto” Vincenzo Rabito Terra matta. Un balsamo per gli occhi, la memoria, l’anima e la storia, individuale e nazionale. Prima di comprarlo, sfogliate le prime pagine, dopodiche decidete.
* Ho iniziato un racconto, guardando una vecchia foto del dopoguerra e ambientato nel 1949 sui bambini della mia città che montati su un camion con il telo sopra parte alla volta della vostra terra, per essere ospitati dalle famiglie di quel tempo. Molti bambini ospitanti e ospitati di allora, forse si ricordano e potrebbero a loro volta raccontare…quel viaggio, l’arrivo e l’esperienza che vissero, specie a contatto con persone forestiere e col cibo.
Ah!Paolo ‘scolta quando sono andato in libreria me ho comprato anche il tuo ultimo libro sulla Gilera che sulla copertina c’è tua figlia che si vede a un chilotetro che è paolonori, pure se in testa c’ha un altro cappello militaresco con lo stemma.
Me ci voglio dire però che i libri di adesso, forse il tuo e quello di Ugo, non sono come i libri di una volta tipo non ci sono più le mezze stagioni. Mia madre diceva che dopo che l’uomo è allunato sulla luna le cose sono cambiate, per sempre. Infatti, diceva lei, seduta sulla soglia del basso dove abitava “Guarda la gente che passa è tutta diversa nei corpi e nelle facce rispetto alla gente che passava una volta”.
Comunque, a sera, tornato da lavoro e cenato, ho visto anno zero e poi dopo mi sono fatto la barba. E mentre mi faccevo la barba leggevo i capitoli del libro di Ugo e quello tuo. Infine ho dato un occhiata la televideo e sono andato a letto e in men che non si dica ho finito il libro della zia di ugo e il libro della gilera con la bimba in copertina che mi è venuto da dire Eh ma che cazzo questi libri qua si loggono in un baleno.
Allora io ho pensato che qui i libri di adesso non sono come quelli di una volta che ci voleva un sacco a leggerli e a finirli, per esempio, I promessi sposi o La certosa di Parma o La Divina Commedia o il libro dove ci sta Sigfrido e poi tutta la caterva dei classici. Però prima di addormentarmi ho pensato che i libri di una volta sono ancora e sempre in circolazione. Che strano, ho pensato, e non avendo più il tempo di pensare perchè volevo fare qualche altro pensiero, è giunta tutta dolce la signora ninnanna e buonanotte ai suonatori. Però i libri vostri mi sono piaciuti che quando li leggi ti rimane un buon sapore di cose antiche eppure attuali, perchè la tramandatezza della memoria è sempre epica.
La tramandatezza lo è.
Ieri, su Tuttolibri della stampa, una bella recensione di Cortellessa.
il primo libro di cornia, lo scelsi per il titolo. poi fui felice, racconta il flusso dei pensieri.