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Cosa vediamo?

lunedì 23 febbraio 2015

brodskij, dolore e ragione

Spegniamo bene la luce, o chiudiamo bene gli occhi. Che cosa vediamo? Una portaerei americana nel Pacifico. E ci sono io, là sul ponte, a fare grandi gesti con la mano. Oppure sono al volante della 4Cv. O nella rima «green and yellow basket» della canzone di Ella Fitzgerald. Eccetera, eccetera. Perché un uomo è ciò che ama. Ecco perché l’ama: perché lui ne fa parte. E non l’uomo soltanto. Anche le cose sono così. A Leningrado avevano appena aperto una lavanderia automatica di fabbricazione americana, importata Dio sa da dove, e io ricordo il rombo prodotto dalla macchina quando vi gettai dentro i miei primi blue-jeans. C’era, in quel rombo, la gioia di riconoscersi: tuta la coda umana lo udì. E allora, con gli occhi chiusi, noi riconoscevamo qualcosa di nostro; e laggiù, forse, anche più chiaramente di quanto sia possibile qui dove siamo. E poi, quel che più conta, si è visto che eravamo disposti a pagare per quel sentimento, a pagare molto caro – con il resto della nostra vita. Che è un bel prezzo, d’accordo. Ma non c’era scelta, ogni altra strada sarebbe stata pura e semplice prostituzione. Senza dire che in quei giorni il resto della nostra vita era tutto ciò che avevamo.

[Iosif Brodskij, Trofei di guerra, in Dolore e ragione, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2003 (2), p. 31]